Daniele Della Latta vola in Eccellenza, non è mai troppo tardi per iniziare a vincere: «Ecco la mia storia»

A quasi 34 anni ha contribuito a portare il Ponte Buggianese al vertice in Promozione. Fratello di Simone, ora andrà a vederlo nella lotta per la B. E pensa a un futuro nel Viareggio

VIAREGGIO. Non è mai troppo tardi, anche per vincere un campionato. Già, perché Daniele Della Latta nella sua lunga milizia nei campionati dilettantistici iniziata quando era poco più che un bimbetto non aveva mai vinto un campionato. Una lacuna colmata proprio in questa stagione con il Ponte Buggianese che proprio domenica scorsa ha festeggiato il passaggio in Eccellenza. Trentaquattro anni da compiere nel prossimo ottobre Daniele, viareggino doc, è cresciuto a pane e calcio visto che a casa Della Latta il calcio è di.... rigore. A tirare calci ad un pallone hanno iniziato negli anni Settanta lo zio Gino e papà Roberto, difensori venuti su nella Stella Rossa del Carrara dai quali Daniele ammette di avere ereditato, oltre al ruolo, i piedi poco educati ma anche la "garra" sudamericana che nel corso degli anni ne hanno fatto uno dei difensori più apprezzati in Eccellenza e Promozione. Uno insomma dalle cui parti è sempre meglio girare alla larga. Daniele è il fratello maggiore di Simone, centrocampista dal gol facile che con il Padova sta tentando l’assalto alla serie B e nipote per parte di mamma (Stefania) di Vitaliano Bonuccelli, «l’unico della famiglia - sorride Daniele - che non ha i piedi quadrati».

Daniele ha iniziato a giocare nella Croce Verde (allenato da papà Roberto) , sognando Thuram (in famiglia sono tutti rigorosamente juventini) poi sempre a livello giovanile ha vestito le maglie di Viareggio, Versilia 98 e National. Lunga la milizia nei campionati dilettanti iniziata con lo Stiava e poi proseguita con Massarosa, Fortis Juventus (nell’unica esperienza in serie D con allenatore lo zio "Condor") , Lammari, Larcianese, Pecciolese, Villa Basilica fino ad arrivare nelle ultime tre stagioni con il Ponte Buggianese, la cui maglia nel corso degli anni è stata vestita da tanti giocatori viareggini. Finalmente dopo tanti anni di carriera è arrivata una vittoria in campionato. «Una vittoria arrivata da vecchietto e forse per questo mi ha fatto più soddisfazione - dice. - Oltretutto una vittoria sofferta perché il Quarrata si è dimostrato avversario irriducibile e poi nella mia carriera avevo vinto solo una Coppa di Eccellenza con la Larcianese».

Lei ha disputato tanti campionati tra Eccellenza e Promozione. Ci sono differenze tra quelli che ha disputato ad inizio carriera con quelli degli ultimi anni?

«Il livello è un po’abbassato, conseguenza del fatto che negli ultimi anni in queste categorie girano meno soldi. In passato c’erano giocatori che vivevano di calcio i quali scendevano in Eccellenza e dunque il livello tecnico era superiore».

Si gioca quindi più per passione?

«Sicuramente. E anche giocare in Eccellenza o in Promozione, a livello di impegno non è la stessa cosa. Per quanto mi riguarda poi il calcio è veramente passione. A volte mi viene da pensare che quando dovrò smettere sarà un brutto giorno». Lei la scelta di scendere di categoria la fece già a suo tempo? «Qualche anno fa scelsi di andare a Peccioli in Promozione proprio perché non era possibile conciliare lavoro e famiglia con gli allenamenti».

Quindi il prossimo anno non la vedremo con il Ponte in Eccellenza?

«Intanto devo verificare le condizioni del ginocchio destro che da un po’di tempo mi sta facendo tribolare. Poi mi piacerebbe avvicinarmi un po’di più a casa sia per stare più insieme alla famiglia che per i problemi di lavoro. Ci sono tante squadre nella nostra zona».

Buttiamo lì un nome: il Viareggio. Può andare?

«È la squadra della mia città, quindi mi piacerebbe giocare con le zebre. Anche per pareggiare i conti con mio fratello Simone e lo zio Vitaliano che hanno vestito il bianconero».

Per una stagione ha giocato anche in serie D. Ha mai avuto il rimpianto di non essere rimasto a giocare in quella categoria o magari in serie C?

«Da bambini tutti il sogno è quello di arrivare in serie A. Io credo che ognuno arriva dove merita. Quindi no, niente rimpianti».

Ha già pensato se rimarrà nel calcio dopo avere smesso di giocare?

«Non ci ho ancora pensato. Però così al volo posso dire che forse mi vedrei più nei panni di direttore sportivo che di allenatore».

Tra i protagonisti del vostro successo c’è anche un altro ragazzo di casa nostra, Luca Maiorana.

«Ha fatto un campionato stratosferico. Ha indubbiamente fatto la differenza segnando tante reti. È ancora in lotta per vincere la classifica dei cannonieri. Ma lui è uno abituato a vincere».

Suo fratello Simone riuscirà il sogno di arrivare in serie B con il Padova?

«Simone ha disputato due campionati importanti con il Padova segnando come un attaccante. Mi auguro che possa coronare il sogno di arrivare in serie nella serie cadetta. Se lo meriterebbe».Andrà a sostenerlo da vicino? «Ora che sono libero sicuramente andrò a vederlo giocare».