Giannecchini e la Dakar, il versiliese al 35° posto assoluto nella categoria Classic: "Era il mio sogno"

Giannecchini e Ricciari in gara nella Dakar

Primo degli italiani su 150 iscritti. Portare a termine una corsa massacrante come la Dakar è sempre motivo di soddisfazione, se poi arriva anche un discreto piazzamento

VIAREGGIO. Fin da bambino Marco Giannecchini ha avuto la passione per gli sport dei motori e mentre i suoi coetanei correvano dietro ad un pallone lui si appassionava nel seguire in televisione le gare motociclistiche e di rally. Una passione che lo ha portato a disputare molti rally e gare fuoristrada (da navigatore), togliendosi anche qualche soddisfazione. Ma l’apice del suo rapporto d’amore con i motori è arrivato ad inizio del nuovo anno con la partecipazione alla Dakar 2022. Già, perché il suo sogno era sempre stato quello di solcare le dune del deserto come aveva visto fare in televisione da Neveu, Auriol, Rahier e i nostri Edi Orioli e Fabrizio Meoni.

Così tra una chiacchiera e l’altra con i tanti appassionati di motori della zona che frequentano il suo Beach Bar a Lido di Camaiore e alcuni amici dell’Off Road Fuori Strada Club Versilia (primo in Italia per iscritti: 200) che poi lo hanno seguito fino in Africa, è maturata la “pazza idea” che si è conclusa felicemente.

Perché portare a termine una corsa massacrante come la Dakar è sempre motivo di soddisfazione, se poi arriva anche un discreto piazzamento (35° assoluto nella categoria Dakar Classic su oltre 150 al via, primo degli equipaggi italiani) il bilancio non può essere che positivo.

Giannecchini, è soddisfatto del risultato?

«Siamo partiti bene poi qualche errore anche da parte mia, una penalità oltre agli inevitabili incidenti ci hanno fatto perdere posizioni. Ma nel finale siamo riusciti a recuperare e ad essere il primo dei venti equipaggi italiani».

Come è nata l’idea di partecipare alla Dakar 2022?

«Come ogni appassionato e praticante degli sport motoristici sono sempre stato affascinato da quella che una volta era la Parigi-Dakar ed il mio sogno era di potervi partecipare».

E come ha potuto trasformare il sogno in realtà?

«Conosco da tempo Renato Rickler, del Rteam di Viareggio, al quale molti anni fa avevo fatto da navigatore in alcune gare di rally e gli ho raccontato il mio sogno. Inizialmente avrei dovuto far parte dell’equipaggio di un camion con suo figlio Ricky, poi è arrivata invece l’occasione di poter essere al via con un’auto nella categoria Dakar Classic (con un Pajero Evolution 3500), riservata alle auto che hanno già corso la Dakar e che sono state immatricolate non oltre l’anno 2000 in coppia con Antonio Ricciari, pilota di Messina anche lui alla sua prima Dakar».

La Dakar è una corsa impegnativa sotto l’aspetto mentale ma anche fisico. Come l’ha preparata?

«Ho fatto la preparazione al Formula Medicine a le Bocchette. Esercizi mirati all’impegno. Quattordici tappe dai 500 ai 700 chilometri richiedono uno sforzo fisico importante».

Senza dimenticare l’aspetto economico.

«Di certo non indifferente e per questo devo dire grazie a chi mi ha sostenuto, la Sea Energy di Viareggio, la Gastronomia Parducci di Capezzano, la ditta Giovannini Massimo Impianti e la Vega di Viareggio».

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