Il salto di Nicola Dini: nelle sue mani i muscoli di Pogacar e del Team Emirates

Nicola Dini

Il massaggiatore di Pozzi di Seravezza ha appena firmato ed è già in ritiro in Spagna con la squadra dei campioni

SERAVEZZA. Un pezzo di sogno che si avvera. Nicola Dini di Pozzi arriva come massaggiatore al Team Emirates, quello dei vari Pogacar, Ulissi, Rui Costa e Trentin che ha vinto il Tour de France e che nel solo 2021 ha messo assieme qualche centinaio di vittorie su strada.

Un premio che arriva dopo anni di sacrifici, partendo dal ciclismo femminile per arrivare poi a quello maschile e finalmente in uno di quei team da battere a cui tutti aspirano. Un mondo difficile in cui la competizione è tanta e bisogna essere disponibili h24 quando un atleta ha bisogno di te, ma in cui si instaurano anche rapporti umani al di là del rapporto professionale atleta/massaggiatore, perché il massaggiatore è una parte importante della vita del ciclista che a lui affida i muscoli tutti i giorni prima e dopo ogni gara e ogni allenamento.

Classe 1986, ciclista discreto, giocatore di calcetto dai piedi buoni e i polmoni infiniti nelle partitelle con gli amici, Nicola Dini ormai è da qualche anno nel ciclismo che conta, prima quello femminile con il team della famiglia Fanini di Lucca dove si fa le ossa nel 2017 e con cui ha la possibilità di fare le prime tournée internazionali negli States; poi il passaggio a quello maschile sempre nel team della famiglia Fanini, l’Amore e Vita, dove Nicola inizia ad assaporare il sapore del ciclismo che conta, con i viaggi in Cina, Kazakistan, le classiche italiane, la Tre Valli Varesine, la settimana Coppi e Bartali ed altre. Quindi dal 2019 al 2021 con il Team Bardiani arriva l’esperienza del Giro d’Italia, e le grandi classiche come la Milano Sanremo.

Infine, il 2022 si apre con la firma con il Team Emirates, un team dove conta solo vincere o quasi. Nicola è ora in ritiro con il team in Spagna.

Come arriva questa chiamata e come vive questa esperienza?

«Sono molto contento di questa nuova esperienza che nasce a fine luglio da una chiacchierata con un direttore sportivo, Manuele Mori, ex professionista, anche lui toscano. Abbiamo fatto un tragitto in macchina insieme e da lì gli ho messo la pulce nell’orecchio. Mi ha fatto parlare con il responsabile, Simone Pedrazzini direttore sportivo responsabile del personale e della logistica italiana e ci siamo piaciuti. Mi ha chiesto un po’ di me, delle mie conoscenze, di esperienze fatte, delle mie competenze con i mezzi di trasporto e con l’inglese. Abbiamo fatto prima un mese di prova, poi la strada si è spianata».

Cosa si aspetta e che obiettivi ha il team?

«Entrare in un team con queste ambizioni è una crescita professionale, ma anche come persona, perché vado ad arricchire il mio bagaglio tecnico con persone che comunque hanno molta più esperienza di me. Mi aspetto di crescere: mi trovo a confrontarmi con persone di ogni parte del mondo. Ma alla fine sono persone e conta sapersi relazionare. Di certo anche il solo confrontarmi con persone con quel bagaglio di esperienze e di per sè un arricchimento. Il Team nasce per vincere, ma poi ci sono anche agli altri. Forse lo scorso anno è stato il team più vincente al mondo con la vittoria del Tour con Pogacar, ma anche di centinaia di corse con gli altri, con tappe in tutti e tre i grandi giri e tante classiche. Le aspettative sono alte, ma i presupposti per fare bene ci sono tutti».

Come cambia il suo lavoro con la pandemia?

«Gli aspetti legati alla pandemia sono molto importanti, nel senso che abbiamo tanti tantissimi controlli sia interni che con i nostri medici della squadra. I massaggi si fanno con la mascherina, sia da parte nostra, che da parte degli atleti. Cerchiamo tenere la stanza più arieggiata possibile. La cosa che amareggia un po’ tutti è che non ci può più essere quel contatto con gli appassionati che a bordo strada aspettano di fare una foto. Dispiace a noi, ma soprattutto agli atleti, magari non poter tirare una borraccia, un cappellino ai bambini. Dobbiamo lavorare in massima sicurezza per non rischiare di gettare al vento un appuntamento che si prepara per mesi».

Tra tanti che ha trattato chi è il più forte?

«Ne dico tre. Giovanni Visconti che ho ’trattato’ l’anno scorso, che ha vinto tre titoli nazionali, ha fatto 10 giorni in maglia rosa al Giro, Filippo Fiorello sempre della Bardiani che ha vinto tanto e per adesso alla Emirates Matteo Trentin, corridore di esperienza che ha vinto il titolo europeo e una valanga di corse. Questi sono anche quelli con cui ho creato anche un maggiore rapporto, ma qua sono tutti fortissimi. La cosa bella è che sul lettino si creano grandi amicizie e stando tanto tempo assieme mi piace parlar con questi ragazzi di un po’ di tutto. Con il corridore è difficile non avere un rapporto che va oltre quello professionale, sarà che mi piace solo parlare non solo di sport, ma magari anche di altre cose».

Nicola Dini non si pone limiti: «Cerco di dare tutto. È un mondo dove bisogna anche un po’ sgomitare per emergere, ma cerco di far valere la mia professionalità e disponibilità anche ad apprendere cose nuove. E in un team come questo c’è molto da imparare».

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