Il Forte e il paradosso della stella Sinner: è troppo bravo per giocare in campionato

Tesserato per il club di Marrai fin dal 2017, non ha mai esordito perché troppo impegnato nei tornei mondiali.
Dopo il flop contro Messina il primato è una chimera

FORTE DEI MARMI. Fatti i conti con l’impossibilità di poterlo avere a disposizione per la serie A1 a squadre – “colpa” di una bravura eccessiva per una competizione che non porta punti nella classifica mondiale, a differenza dei tornei del circuito professionistico – Sergio Marrai aveva pensato ad un piano B per portare Jannik Sinner a Forte dei Marmi: un evento celebrativo, con la presenza del pubblico, pandemia permettendo. Il problema è che nel frattempo il campione altoatesino, tesserato da quattro anni per il Tennis Italia, ha proseguito, velocizzandola, la scalata alla vetta. Riducendo a zero, nel presente e nel prossimo futuro almeno, le probabilità di dare concretamente seguito all’intenzione del patron del circolo fortemarmino. Che nel 2017 aveva riscattato il cartellino di Sinner “per una cifra modestissima” su indicazione di Riccardo Piatti, l’allenatore, con cui la collaborazione era già attiva. Un investimento compiuto con l’idea di far debuttare Jannik nel massimo campionato a squadre, mandata però all’aria dal suo clamoroso exploit.

Lo scorso febbraio, Matteo Marrai (figlio di Sergio e capitano della formazione maschile) aveva incontrato l’enfant prodige della racchetta azzurra al Piatti Tennis Center di Bordighera. E in quell’occasione non erano mancate, oltre ai reciproci attestati di stima, battute sull’eventuale esordio assoluto di Sinner (numero 11 al mondo) con il Tennis Italia. Al di là del tesseramento, infatti, in questi anni non ha mai disputato nemmeno un incontro. Quanto farebbe comodo oggi alla formazione versiliese, ora a rischio playout e priva per lo stesso motivo anche di Lorenzo Sonego (ventitreesimo nel ranking Atp) . Nonostante le loro assenze croniche, a cui ormai si è abituato, Marrai non perde occasione per dispensare parole lusinghiere nei confronti dei “suoi” campioni, stavolta per Sinner. «Ce lo siamo goduti tutta la settimana (la precedente, quella del titolo conquistato a Anversa, in Belgio) . Vederlo giocare è un divertimento. È forte, in campo si muove con agilità nonostante l’altezza, sta raggiungendo un livello di maturazione davvero significativo. E poi serve benissimo: sento talvolta affermare il contrario, ma con che coraggio?», analizza il patron del Tennis Italia. C’è però un colpo, tra quelli di Sinner, che più di altri lo impressionano: «Il rovescio lungolinea, mi fa pensare a Djokovic».

Che è il numero 1 al mondo. Jannik potrà arrivarci, un giorno? «Intanto speriamo che non gli capitino degli infortuni. Non so se lo diventerà, lui in ogni caso non deve porsi limiti. Ma se si pensa a ciò che è riuscito a fare in un anno e mezzo…».

La classifica

La classifica, in questi giorni, è meglio non guardarla. E meno male che il campionato è tornato alla formula abituale, con i gironi sviluppati su confronti di andata e ritorno, perché con quella dello scorso anno (più breve: sfide uniche, tre in totale anziché sei), resa necessaria dal contesto pandemico, il Tennis Italia si sarebbe ritrovato sì a disputare gli spareggi. Ma per non retrocedere, altro che per lo scudetto, destino a cui va incontro chi termina il raggruppamento al terzo posto o peggio ancora al quarto, nonché ultimo. Restano però ancora tre giornate, ed è una fortuna, da sfruttare per evitare quantomeno di fronteggiare la medesima situazione del 2019, quando i fortemarmini dovettero garantirsi la salvezza ai playout contro il Vomero: classificarsi secondi nel girone, infatti, consente di mantenersi in A1 senza l’appendice di ulteriori spareggi.Ma puntare al primo posto, l’unico che dà accesso alle semifinali scudetto, è ancora possibile? L’aritmetica dice di sì, senza comunque lasciare troppo spazio alle illusioni. Il tracollo di domenica a Messina (6-0) ha ricacciato indietro il Tennis Italia, ora lontano addirittura 4 punti dai siciliani e preceduto anche dal Parioli, secondo a +2. Inoltre il circolo di patron Sergio Marrai non è più padrone del suo destino. Vincere tutt’e tre i rimanenti confronti, compreso quello in casa proprio contro il Vela Messina, potrebbe non bastare per aggiudicarsi il girone. Se la capolista dovesse infatti imporsi nelle altre due sfide (con Perugia in trasferta e Parioli in casa), i versiliesi non riuscirebbero a raggiungerla. E a quel punto lo scontro diretto in programma il 28 novembre all’ultima giornata non avrebbe alcuna valenza in ottica primo posto.Occorrerà pertanto confidare in un passo falso dei siciliani per sperare ancora. A patto però di non seminare più punti per strada. Domenica Travaglia e compagni saranno di scena a Roma, consapevoli di dover battere ad ogni costo il Parioli. E non solo per vendicare lo smacco dell’andata. © RIPRODUZIONE RISERVATA