Casapieri, nazionale di beach soccer e primato con la Torrelaghese: «È la mia rivincita»

Il portiere aveva smesso con il calcio per due anni dopo la rottura con la Lucchese. Ora è tornato protagonista: «Ero deluso poi ho incontrato Lucarelli e Benedetti che mi hanno coinvolto nel progetto»

VIAREGGIO. A Leandro Casapieri è sempre piaciuto fare il portiere. Fino da bambino quando volava nel lettone di mamma Anna e papà Stefano per cercare di intercettare una pallina da tennis emulando il suo idolo, Francesco Toldo. Un giorno però il volo si conclude fuori dall’improvvisato rettangolo di gioco e allora papà decise che era meglio portarlo a giocare a calcio. Comincia così, a cinque anni, con la Torrelaghese, la sua parabola calcistica che vede Leandro per sette anni nel settore giovanile della Carrarese prima di passare, siamo nell’estate del 2011, alla Lucchese o meglio al Lucca 2011 società rinata dopo l’ennesimo crac della società della città della Pantera. A Lucca vive anni da favola vincendo i campionati d’Eccellenza e serie D. Poi dopo l’esordio tra i professionisti la Lucchese vira verso altri estremi difensori, con il fisico da corazziere, quello che fa difetto a Leandro. Lui ci rimane male tanto che decide di smettere. Si trasferisce a Torino per lavoro per due anni poi, tre anni fa, torna a casa dove incontra Massimo Lucarelli e Alessandro Benedetti che gli chiedono di fare parte della nuova Torrelaghese. Accetta con entusiasmo e diventa uno dei punti riferimento della squadra nonostante abbia appena 27 anni. La Torrelaghese ha iniziato con il piede giusto il nuovo campionato, tre vittorie in altrettante gare, e il suo portiere è rimasto l’unico del girone a non avere ancora subito reti.

Contento per questo piccolo primato?


«È un’imbattibilità che devo condividere con tutta la squadra, soprattutto con la difesa, una signora difesa».

Avete l’etichetta di squadra rivelazione. Ma dove potete arrivare?

«Viviamo alla giornata. Il primo obiettivo è la salvezza diretta, poi vediamo perché mi sembra giusto non precludersi traguardi migliori».

Il 2021 sportivamente parlando è stato il suo anno: scudetto col Pisa nel beach soccer e chiamata in nazionale.

«Uno scudetto inaspettato perché non eravamo favoriti. La nazionale è un’emozione unica: la maglia azzurra, l’inno, tutto da brividi».

Facciamo qualche passo indietro. Dopo le giovanili nella Carrarese arriva alla Lucchese o meglio al Lucca 2011. Ed è subito vittoria.

«Vinciamo l’Eccellenza mi pare con venticinque punti di vantaggio sulla seconda della classifica».

Poi due anni di serie D con la vittoria del campionato nel 2014.

«È stata la settimana più lunga della mia vita. All’ultima giornata dovevamo giocare a casa della Correggese prima in classifica con due punti di vantaggio su di noi che quindi dobbiamo solo vincere. E ci riusciamo proprio nel finale di partita».

Durante l’esperienza lucchese gioca con la Rappresentativa di serie D alla Coppa Carnevale. Cosa ricorda di quella esperienza?

«Non è da tutti partecipare a casa propria a un torneo così importante. Giocai contro l’Anderlecht che poi vinse il torneo e contro la Reggina».

Sembra l’inizio di una buona carriera. E invece cosa succede?

«La società fa altre scelte. Ormai tutte le squadre puntano su portieri dal fisico imponente, quello che a me fa difetto, e dunque vengo messo da parte».

Ci è rimasto male?

«Deluso tanto è vero che ho smesso per due anni, dedicandomi solo al lavoro. Poi ho incontrato Lucarelli e Benedetti che mi hanno coinvolto nel progetto ed ho ricominciato a giocare«.

Crede che il beach soccer possa ridarle qualcosa che il calcio ti ha tolto?

«Speriamo. È uno sport che mi piace così come l’ambiente che lo circonda».

I suoi genitori vengono ancora a vederla giocare?

«Qualche volta. Prima veniva anche il nonno Luciano che ora mi osserva da lassù. L’unica che non mi ha ancora visto in campo è Caterina la mia fidanzata perché lavora a Barcellona come architetto ma che comunque anche da lontano mi fa sentire il suo incoraggiamento».

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