Tosi, dalla Super Lega di volley al Camaiore: «Da qui sono partito, tornare è la mia favola»

Il campione vestirà la maglia dell’Unione Pallavolo Camaiorese nel prossimo campionato di serie C: «È stata una scelta dettata dal cuore»

CAMAIORE. È ufficiale: Federico Tosi, ex libero di Super Lega, vestirà i panni dell’Unione Pallavolo Camaiorese nel prossimo campionato di serie C. Come già aveva fatto l’anno passato a Pontedera in serie B, dopo una lunga carriera in serie A come libero (dodici stagioni, di cui sei in Super Lega con un Campionato ed una Coppa Italia di A2, ed un argento in Champions League nel palmares) , Tosi si cimenterà nel ruolo di schiacciatore agli ordini di mister Cravedi, sposando il progetto che vuole un Upc Volley in crescita nei prossimi anni, dando sempre più spazio e importanza al vivaio.

«Quando ho deciso che volevo fermarmi a casa, ho parlato con la dirigenza dell’Unione Pallavolo Camaiorese, mi hanno spiegato quello che avevano in mente e la cosa mi ha affascinato - ha detto Tosi. - C’è un lato romantico nel tornare dove sei partito, c’è molto entusiasmo ed è una sfida stimolante. Sono contento della scelta fatta, ci sono tanti ragazzi giovani che si stanno avvicinando e voglio poter dare il mio contributo. L’Upc ha un progetto importante per la pallavolo maschile del territorio ed una voglia costante di strutturarsi e crescere e io vorrei fare la mia parte».

Prosegue Tosi: «Il mio scopo è dare una mano inizialmente come giocatore, pronto sostenere e aiutare i ragazzi che verranno agli allenamenti, cercherò di aiutarli il più possibile e se vorranno sarò disposto a dirgli tutto quello che ho imparato. Voglio rendere al territorio da dove sono partito e cresciuto un po’dell’esperienza che mi sono fatto negli anni. È una cosa che mi entusiasma. Chiaramente non lo farò come divertimento perché alla fine quando si parla di pallavolo il lato agonistico viene sempre fuori, la voglia di vincere e fare bene ci sarà sempre, sia che faccia la C o la Super Lega o la Finale di Champions. Ovviamente però la pallavolo sarà subordinata al lavoro perché il lavoro nell’azienda di famiglia è diventato importante».

Parlando di Super Lega, quanto le è dispiaciuto non poter dare l’addio dal campo?

«Molto, ed è soprattutto per questo che cercavo di rimandare la decisione, il fatto che l’ultimo campionato sia stato interrotto mi aveva fatto rimettere tutto in ballo e valutare le proposte arrivate quest’anno, probabilmente se a Calci fosse stata una stagione regolare avrei lasciato già alla fine. Mi rimarrà il dispiacere di non aver potuto dare l’addio con l’ultima partita, con le sensazioni dell’ultima gara disputata in campo, ma ho messo da parte questo aspetto sentimentale per una scelta più razionale».

Quindi l’addio al professionismo è definitivo?

«Non credo ci sarà possibilità di appello. È arrivato il momento per fare qualcosa di diverso. Il dispiacere c’è perché a trent’anni potevo ancora fare qualche altra stagione, però bisogna anche ascoltarsi e dirsi la verità a volte, anche se la scelta non è quella più facile, bisogna prenderla. La serie A rimane un mondo che mi affascina non sono più quel Federico che ambiva a stare in A».

Cosa porta con sé di queste dodici stagioni?

«Tanti bei rapporti stretti, tante amicizie andate oltre il campo, tante partite importanti, il pubblico che esulta, il PalaPanini di Modena pieno, il PalaEvangelisti di Perugia che urla "Federico Tosi Alè", la finale di Champions a Roma. Ci sono tante cose che porterò sempre con me. Quando guardo le magliette che ho, vengono fuori tutti i ricordi ed i più importanti sono i legami stretti che mi hanno aiutato a crescere come persona. Sono partito sedici anni fa come una persona estremamente introversa e diffidente e sono riuscito ad aprirmi con le persone e cercare di dire sempre, in maniera educata, quello che penso. Cosa che inizialmente non riuscivo a fare. Quindi direi che mi porto dietro il Federico che sono diventato e le amicizie, che sono le cose più importanti che la pallavolo mi ha lasciato».

Cosa si sente di dire ai giovani che voglio intraprendere oggi una carriera da pallavolista?

«Dico loro che non è tutto oro, che è un mondo bello ma fatto di sacrifici, fatto di momenti difficili. Devono essere convinti al cento per cento di quello che fanno, come lo sono stato io: fin dal primo momento il mio obiettivo era quello. Devi avere la forza di fare dodici stagioni (quelle che sono state per me) in cui non esistono Natale, feste, niente. Per dieci mesi all’anno esistono solo allenamenti, fastidi, dolori fisici, momenti in cui vorresti mollare, momenti in cui ti devi fare forza. Ovviamente anche momenti bellissimi, momenti in cui vieni ripagato dei tanti sacrifici fatti e che ti spingono a continuare giorno dopo giorno. Quindi a quei giovani oggi convinti che quello è il loro vero obiettivo dico: metteteci tutto e poi godetevi il viaggio, che è la cosa più importante. Giorno per giorno. Ogni momento».

Nei giorni scorsi aveva parlato di lui, e dell’altro big Montagnani, il tecnico Cristiano Cravedi. «Tosi e Montagnani - ha detto - hanno sposato la nostra causa in pieno, sono pronti a mettersi a disposizione del gruppo».«Sono uomini prima che atleti - ha spiegato - e a me piace molto allenare uomini, sottolineo sempre che gli atleti sono prima di tutto delle persone. Loro sono funzionali alla crescita del gruppo, hanno sposato la nostra causa, credono nel nostro progetto e si sono messi a disposizione in maniera splendida. È un piacere poterli allenare». ©

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