Irene e le Olimpiadi preparate nel super laboratorio di Forte

La staffettista della 4x100 femminile seguita da uno staff di mental training

Gabriele Buffoni

Forte dei Marmi. A Tokyo, in questi giorni di Olimpiadi in cui si sta aprendo l'ampio capitolo delle discipline di atletica leggera, c'è anche un po' di Versilia. Irene Siragusa, velocista 28enne toscana (è originaria di Poggibonsi) alla sua prima partecipazione ai Giochi Olimpici nella staffetta 4x100 femminile, ha infatti trascorso parte della sua preparazione olimpica proprio in Versilia, affiancata da Cristiano Fubiani e dai professionisti dello Sport Performance Lab di Forte dei Marmi. Un percorso, il suo, iniziato in realtà più di un anno e mezzo fa quando ancora le Olimpiadi si prospettavano in calendario nell'estate 2020. «Ci ha messi in contatto il professor Carlo Buzzichelli, di cui sono stato allievo – racconta Fubiani, titolare del centro fortemarmino che segue (tra gli altri) anche la squadra di serie A1 dell'Hockey Forte – è stato attraverso di lui che Irene ci ha contattato. Venne da noi inizialmente per un test del sonno molto particolare per valutare alcuni problemi che aveva riscontrato, e da quei risultati, notammo qualche disturbo nei tracciati. Abbiamo quindi iniziato un percorso di mental-training insieme, affiancando il lavoro della sua allenatrice che ha continuato a prepararla dal punto di vista fisico e atletico anche con alcuni monitoraggi fisici soprattutto sui tempi di reazione».


Allo Sport Performance Lab infatti Irene Siragusa ha iniziato a frequentare lo psicologo dello sport Marco Marotta che l'ha affiancata in un lungo periodo di preparazione. Il ciclo di lavoro psicologico si è prolungato per circa dieci mesi, focalizzandosi «sul riportare la sua concentrazione sulla sua prestazione, tralasciando le avversarie intorno a lei. Una sorta di isolamento mentale focalizzato sulla gara – spiega Fubiani – un lavoro intenso che si doveva concludere a maggio, con il World Relays di Chorzów in Polonia dove ha ottenuto la medaglia d'oro e l'ufficialità della convocazione olimpica, e che invece seppur a distanza sta proseguendo in qualche modo anche in questo periodo. In vista delle Olimpiadi – rivela – abbiamo assegnato a Irene alcuni esercizi da svolgere anche prima di una gara, in modo da ottenere il massimo anche dalle proprie energie mentali nel momento della corsa».

Un aspetto tutt'altro che secondario, come testimoniano le cronache da Tokyo degli ultimi giorni che hanno visto protagonista la ginnasta statunitense Simone Biles. «La componente mentale nello sport di oggi, anche e soprattutto a questi livelli di professionismo – commenta Fubiani – è sempre più importante: l'incidenza sulla prestazione sportiva di un atleta arriva quasi al 50 per cento. La pressione a cui devono sottostare gli atleti che raggiungono i livelli più alti dello sport, come ad esempio chi partecipa alle Olimpiadi o è impegnato in gare di alto profilo internazionale, è incredibilmente dura da affrontare: lo si riscontra anche a livelli più bassi di competizione, figuriamoci quando in gioco c'è una medaglia olimpica. È un aspetto – conclude – su cui si stanno accendendo sempre di più i riflettori: sdoganandolo, è lo stesso atleta ormai che si fa avanti chiedendo questo tipo di preparazione». —

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