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Il pasticcio di Villa Borbone non si è risolto. «E ora la donazione rischia di decadere»

Giorgio Bargellini, viareggino di Darsena, oggi vive a Miami

Da Miami parla Giorgio Bargellini, il super manager e uomo di fiducia di Benvenuto Barsanti che a febbraio ha aperto il caso Al centro, la concessione di spazi alla Isyl per cui il Comune non avrebbe rispettato le volontà del generoso ingegnere

Prende forma dalla Florida il “caso Villa Borbone” per cui il ministro della cultura Dario Franceschini ha deciso di far eseguire un’ispezione alla residenza arciducale da parte della soprintendenza alle Belle arti. È a Miami infatti che vive il viareggino di Darsena Giorgio Bargellini, che nella vita è stato un supermanager – dal Gruppo Ferretti al cosmo Barsanti – e che è l’artefice dell’apertura del caso. È il 26 febbraio quando invia al sindaco Giorgio Del Ghingaro una comunicazione in cui gli fa presente che c’è qualcosa che non va nella procedura che ha portato il Comune a concedere in comodato d’uso alcuni spazi di Villa Borbone alla fondazione Isyl, che forma professionalità per il settore nautica. Parla a ragion veduta Bargellini: quando Benvenuto Barsanti donò ai viareggini la Villa, volle che fosse proprio Bargellini a rappresentarlo nella messa a punto dell’atto di donazione datato 13 luglio 1985. Nonostante siano passati decenni, Bargellini conosce a memoria quell’atto: e sostiene che la concessione a Isyl sia avvenuta in contrasto con quanto contenuto nel documento notarile. Il suo non è puntiglio: è il desiderio di tutelare un’eredità che è anche morale, lasciata dal generoso e geniale ingegner Barsanti.



Come ha conosciuto Benvenuto Barsanti?

«Lo conobbi a Caracas, dove ero andato a lavorare per una società partecipata dalla società venezuelana dell’ingegnere. Con il tempo divenni il suo tramite, il suo portavoce. Quando diventò realtà il suo sogno di acquistare Villa Borbone, dove suo nonno era stato guardiacaccia della tenuta, io avevo la procura: lui acquistò dall’arciduchessa Margherita di Asburgo Lorena con l’idea di donare».

Perché, secondo lei, la concessione di spazi a Isyl non rispetta l’atto di donazione?

«Perché è avvenuta senza che venisse richiesto il parere del Comitato permanente della Villa. Nell’atto di donazione c’è scritto – chiaramente – che il Comune deve sottoporre le proposte a un Comitato composto da membri di diritto. Io non so cosa si faccia a Villa Borbone: io discuto il fatto che il sindaco non ha rispettato la procedura prevista dal contratto che è anche una delle condizioni “essenziali” della donazione stessa».

Ma lei, da Miami, come è venuto a sapere che non era stato richiesto il parere del Comitato?

«Io vivo in Florida ma leggo i giornali che parlano di nautica e ogni giorno sono in contatto con amici viareggini. Quando l’ho saputo, ho chiesto conferma a Roberto Gattai, che in rappresentanza della famiglia Barsanti – è il figlio di una delle sorelle dell’ingegnere – è membro del Comitato. E lui mi ha detto che di questa concessione non sapeva nulla».

E quindi si è fatto avanti.

«Sì, perché sta accadendo esattamente quello che l’ingegnere voleva evitare».

E cioè?

«...Che il politico di turno usi la villa come gli pare. Non a caso Barsanti ha donato la villa non al Comune, non al sindaco ma al «popolo di Viareggio”: così c’è scritto nell’atto, e col notaio Francesco Rizzo è stata soppesata ogni parola di quel contratto. Se il sindaco mi dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, come dicono gli americani, che nell’atto c’è scritto che può fare di Villa Borbone ciò che vuole, io sto zitto. Ma deve dimostrarmelo».

Il consigliere comunale Alessandro Santini ha presentato un’interrogazione dopo il suo intervento...

«Sì, e il sindaco non ha risposto: così facendo mostra arroganza. È in consiglio comunale che deve rispondere: perché deve rispondere ai viareggini. Del Ghingaro è un bravissimo curatore fallimentare, tant’è che il Comune stava andando in default, ma un curatore non può fare l’amministratore altrimenti è un disastro».

Vuole mandare un altro messaggio al sindaco?

«Io voglio solo una cosa: che il sindaco e l’assessora Sandra Mei rispettino la volontà dell’ingegnere: così facendo non rispettano né lui né i viareggini. Io sono comunque aperto al dialogo».

Come andrà a finire?

«Il rischio è che venga revocata la donazione: nell’atto è indicato che quella donazione è fatta a delle condizioni considerate “essenziali”: una di quelle è la richiesta del parere del Comitato».

Lei conduce questa battaglia per rispettare la volontà dell’ingegnere?

«Quando la Croce Verde stava realizzando la nuova sede, i soldi finirono che la costruzione era a metà. A Viareggio dall’ingegnere arrivarono 220 milioni di lire. Questo era Benvenuto Barsanti. E credo che oggi lo si stia offendendo».

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