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Pietrasanta, la coppia di bulli si pente e esce dal gruppo: «A scuola ubriachi, canne e sesso dove capitava»

Lui ha quasi 16 anni, la fidanzatina dice di averne uno in meno: «Mio padre è spesso fuori per lavoro, mia mamma sta sempre su Tik-tok» 

Pietrasanta, violenta rissa al parco: coinvolti anche molti ragazzini

«Una volta abbiamo tormentato uno per mesi. Insulti, cioccolata spiaccicata in faccia, video che lo deridevano, urinavamo nel suo zaino. Perché? Ci aveva provato con una del nostro gruppo. Senza chiedercelo».

Il ragazzo che abbiamo di fronte dice di avere «quasi 16 anni». Tiene per la mano una ragazzina che sembra non averne più di 13. «In realtà – precisa – ne ho compiuti 15 poche settimane fa. Non si faccia ingannare dal mio aspetto, posso essere terribile», prova a scherzare. Poi i due si fanno seri. E raccontano: il branco, la noia, i bulli, il bere, le fughe, i genitori assenti.

«Mio padre è spesso via per lavoro, mamma passa ore sui social: è una fan di Tik-tok. Si mette in posa e mi chiede: che dici, posso andare? Soldi a casa non mancano. Quello che manca è lo stare insieme – dice il ragazzo -. Ma forse è una scusa. Una giustificazione per quello che sono diventato. Quando ho finito la terza media avevo perso un po’ tutti i contatti, ho fatto un’estate quasi da solo. Poi ho conosciuto uno, a una festa in un bagno a Lido. È stato l’inizio».

Di un piccolo-grande viaggio nella logica del branco, dove sei tutto e niente. «La verità è che molti di noi a 15 anni hanno già fatto un po’ di tutto: bere, fumo, danni a giro, sesso. Non avevamo un punto fisso per ritrovarci: quando in passeggiata a Lido, quando ancora in una pineta di Viareggio. La scuola? Non so, certe mattine neanche ricordo dove fossi, cosa dicessero gli insegnanti. Arrivavo in classe ubriaco o con i postumi. Adesso va meglio. La verità è che dopo un po’ finisci per annoiarti. Nel gruppo c’è sempre qualcuno più forte di te, fanno squadra, sono violenti di pensiero e di modi. A me piacevano o forse me li facevo piacere. E così li seguivo: il ragazzo tormentato per mesi, deriso mentre piangeva e incapace di una minima reazione lo avevamo preso di mira perché aveva appunto cercato una del nostro gruppo. Era una scusa: un tipo grasso, pauroso. Non so dove sia adesso. Mi dissero che non usciva più di casa, temeva di incontrarci. Vorrei parlarci, chiedergli scusa o qualcosa del genere. Ma mi sentirei ridicolo. O forse ero ridicolo quando stavo nel branco».

Già, perché il 15enne dal branco, un giorno, se ne è andato via e non senza problemi. «C’era uno che mi doveva dei soldi. In realtà a me neanche fregava di riaverli, però continuava a chiedermeli. Quando gli dissi: “No, adesso basta”, mi minacciò di mettere su una chat un video mentre facevo sesso con la mia ragazza, in un parchetto. A me, sul momento, sembrò quasi qualcosa di cui stupidamente vantarmi. Ma la mia ragazza, giustamente, si arrabbiò per poi accusare un’amica di averlo girato lei. In realtà quel video forse neanche è mai stato fatto. E comunque arrivammo a una sorta di resa dei conti, io e la mia ragazza contro quello che mi chiedeva i soldi e l’amica del video. E gli altri tutti intorno, a fare il tifo, a ridere, a stordirsi di canne e di bere, a gridare, a filmare. Eravamo sulla spiaggia, solo noi, un pomeriggio d’inverno. Finimmo per prenderne: anche da chi era li per guardare. Era cambiato tutto, avevamo il torto di essere andati contro il gruppo».

La 15enne che ne dimostra 13 si avvicina e fa vedere una piccola cicatrice. «Me la sono fatta quel pomeriggio. A casa ho detto che ero caduta. Non mi chiesero granché». Non ridono più, i due. Ma continuano a tenersi per mano.

«I ragazzi della nostra età non sono tutti così: la noia spesso ci accomuna, ma molti se ne stanno lontani dal gruppo, dai social, dal bullizzare, dal bere. Mi incazzo quando leggo che siamo tutti uguali: non è vero. E gli adulti non sanno niente: fanno i genitori-amici. Io sono stato uguale agli altri, lei è stata uguale, ma conosco, e oggi frequento, coetanei che se ne stanno alla larga da queste storie, che fanno sport, amano leggere, studiare, sanno divertirsi ancora. Cose normali. E sono loro a distinguersi, non noi che avevamo bisogno del branco per gettare nel fosso la bicicletta di un vecchio solo perché ci aveva detto di farla finita di pisciare nel parco davanti a dei bambini. A ripensare allo sguardo impaurito di quel vecchio, mi vergogno»

Un attimo di pausa. «Ancora oggi – prosegue – evitiamo i posti dove potrebbero esserci quelli della vecchia compagnia: ho cambiato il numero del telefonino – dice la ragazza – perché mi mandavano messaggi di insulti. Mi chiamavano a tarda notte. Non ho paura di loro, ma ho capito che stare con questi è come intossicarsi. Ho chiesto alla mamma che voglio cominciare un percorso da uno psicologo: lei si è arrabbiata, ha detto che non ci sono soldi e che mi faccio problemi sul niente. Però non mi ha chiesto perché ho bisogno dello psicologo. Qualche settimana fai fa una mia compagna di classe mi ha confidato che ha dato il suo primo bacio a un ragazzo: era tutta emozionata mentre lo diceva. E a me è venuto da piangere: perché io neanche me lo ricordo il primo bacio. Ero completamente ubriaca, quel giorno. Ho sprecato tempo, mi sento vuota. Però vorrei provare a recuperare. Vorrei vivere la mia età».