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Viareggio, il bagno Principino in mano a un russo. Ecco chi è il nuovo proprietario e chi gestirà lo stabilimento

Il bagno Principino ora va nelle mani dei russi

Comprato all’asta nel 2017, ora la svolta. L'imprenditore che ha compiuto l'investimento era già in Versilia: a Forte ha due hotel e un bagno

VIAREGGIO. Gli imprenditori russi non comprano solo a Forte dei Marmi: guardano a tutta la Versilia. L’ultimo colpo è di quelli che fanno rumore: parliamo del Principino, lo stabilimento balneare con centro congressi di fronte all’hotel Principe di Piemonte. L’imprenditore che ha acquistato il Principino dalla famiglia Brunetti viene dalla Russia ed è intenzionato a compiere un importante investimento in Versilia. Per dare nuova vita a un luogo che racchiude anni di storia e tanti aneddoti. Si tratta di Vitaly Bezrodnykh, con interessi nell’alta tecnologia e già presente in Versilia: in passato ha fatto shopping a Forte, comprando gli hotel Tirreno (oggi chiuso) e Belvedere, più il bagno Royal. Una collezione a cui si aggiunge un pezzo pregiato: un gioiello del turismo viareggino, tra l’altro sede di un’attività congressuale che sta diventando sempre più importante.

LUOGO SIMBOLO

Da tempo circolavano le voci di una possibile vendita da parte di Roberto Brunetti, patron della società di costruzioni Tirrena Scavi, originario di Agliana (Pistoia) ma viareggino d’adozione. Brunetti, che è stato presidente del Viareggio calcio siglando un accordo con i Pontello e la Fiorentina, è l’attuale presidente del Club nautico Versilia: aveva acquistato il Principino all’asta nel 2017 assieme all’armatore carrarino Enrico Bogazzi, che poi si era defilato. Un investimento di 2,5 milioni di euro, a cui Brunetti rivelò di averne aggiunti altri sei, perché la struttura era in condizioni disastrose. Il bagno con centro congressi del Principe di Piemonte, infatti, era finito nel crack delle Viareggio Patrimonio, società partecipata dal Comune: conclusasi la gestione della Viareggio Versilia congressi, l’intera struttura era stata abbandonata. Col risultato che il bagno un tempo sede delle vacanze di Angelo Moratti e Cesare Maldini, che sulla sua sabbia portava a scorrazzare il giovanissimo Paolo, era diventato poco meno di una discarica. Non solo: il Principino, come ogni luogo storico della città, portava con sé aneddoti memorabili, non tutti riferibili. Si favoleggia ancora oggi che tra le sue cabine (fuori e soprattutto dentro) abbiano visto compiersi storie d’amore indimenticabili. Anche perché spesso clandestine.

I BRUNETTI RESTANO

Affidato a Beatrice Brunetti, figlia di Roberto, il nuovo Principino è tornato a recitare il suo ruolo. La struttura ha sofferto, come tutte le attività turistiche, le dure conseguenze della pandemia. In particolare l’attività congressuale, su cui puntano anche gli alberghi della Passeggiata, è stata azzerata o quasi. Negli ultimi tempi, però, il centro congressi ha potuto recuperare un po’ di terreno perduto e le premesse per un ulteriore decollo sono buone. Anche per questo il lavoro di Beatrice Brunetti andrà avanti: resta amministratrice delegata, condizione richiesta dall’ormai ex proprietà. Le cifre dell’affare non sono note, ma i bene informati raccontano che Roberto Brunetti chiedesse oltre 10 milioni di euro a potenziali compratori che si erano affacciati più volte in questi mesi. Non è escluso che l’imprenditore Bezrodnykh lo abbia accontentato.

GLI INVESTIMENTI DA EST

Raggiunto al telefono dal Tirreno, Brunetti spiega di non essere rammaricato per come si è evoluto, e poi chiuso, un progetto in cui ha creduto molto. «Io voglio il bene di Viareggio e se ci sono imprenditori che vogliono investire sulla città, ben vengano», spiega. Non c’è dubbio che ci siano questi interessi: nel giro di poco tempo imprenditori russi, o di società collegate ad essi, hanno portato a termine operazioni importantissime e onerose, come quella del Grand hotel Imperiale e Remo Beach a Forte e, appunto, il Principino. La somiglianza tra questi affari, però, finisce qui: Bezrodnykh è affarista con molti interessi nella cosiddetta “information technology” e ha radici forti negli Usa.

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