Dall'oratorio in Darsena al palco dell'Arena di Verona, le notti magiche di Nesi con Zucchero: «Che bellezza»

Cristiana Lorenzi ha aperto i concerti del tour di "Sugar" Fornaciari. «Il primo duetto con lui al Cinquale quando avevo solo 21 anni. Ecco cos'è successo dopo...»

VIAREGGIO. Dall’oratorio della parrocchia nel cuore della Darsena di Viareggio alla platea da tutto esaurito dell’Arena di Verona. Tutto nel segno di uno dei cantautori e musicisti più apprezzati del repertorio italiano e internazionale: Zucchero “Sugar” Fornaciari. È questa l’avventura di Cristiana Lorenzi – in arte Nesi – cantante nata a Viareggio e che oggi, a 47 anni, vive a Camaiore: proprio come il conterraneo e tastierista Sandro Paoli, per cinque serate ha aperto con la sua voce i concerti del World Wide Tour di Zucchero duettando con il cantautore pietrasantino Gheri e infiammando il pubblico dell’Arena. La sua però è una passione che parte da lontano.

«È da quando avevo 16 anni che sono entrata nel mondo della musica – racconta Cristiana – sono partita a fare rock con una band di amici all’oratorio della parrocchia dei Sette santi fondatori, in Darsena a Viareggio. È lì che ho capito che questa era la strada che volevo percorrere, ma la svolta per me è stata una serata che ho passato proprio in compagnia di Zucchero».


Un segno del destino, che ha legato la cantante viareggina al celebre musicista emiliano. «Avevo 21 anni all’epoca – ricorda – ero in un locale a Cinquale che ora purtroppo non esiste più, “Le piano del Tai”, e a un certo punto vedo comparire lui: Zucchero Fornaciari. Per me era già un mito: si avvicinò e mi chiese se avevo voglia di duettare con lui. Non era niente di organizzato, ma fu una serata magica: ricordo che siamo rimasti a cantare fino a tarda notte».

Un legame, quello con “Sugar”, che ha segnato il percorso artistico di Nesi che da allora ha intrapreso numerosi progetti con varie case discografiche. «Sono arrivata anche ad incidere un brano nel 2011 dal titolo “But Love” con cui sono stata in tour con Radio Bruno – racconta Lorenzi – avevo deciso che era quella la mia strada ed essere coinvolta in quel progetto, con tante date in gran parte del centro-nord Italia insieme ad artisti come Noemi, Nek, Paul Young, i Modà, gli Stadio, mi ha permesso di togliermi molte soddisfazioni in questo campo. Caricandomi di energia per i successivi progetti che ho portato avanti: nel 2014 ho fondato una nuova band rock insieme al batterista Nicola Cancogni di Pietrasanta. E anche in quel caso il legame con Zucchero era imprescindibile: Nicola – spiega – è il figlio di Giampiero Cancogni, batterista di Zucchero negli anni’70 e’80. Così in suo onore abbiamo chiamato il gruppo “Decals”, lo stesso nome della prima band di Zucchero».

Riportato in vita il mito, da allora per Nesi e i Decals le esibizioni in giro per la Versilia e per l’Italia (hanno anche partecipato a Sanremo Rock nel 2017) non si sono più fermate. Finché, in tempo di pandemia, non è arrivata la chiamata di Gheri. «Mi ha contattato per incidere due brani del suo nuovo album: “Lullaby”, da cui prende il nome il disco, e “La radio” – spiega Cristiana – gli serviva una voce femminile e mi ha chiesto di partecipare. Ho subito accettato, è stato un lavoro entusiasmante. Ma non avrei mai pensato che da lì sarebbe arrivata l’opportunità di cantare sul palco dell’Arena, e per ben cinque serate. È stato magnifico – racconta – una platea simile, con il tutto esaurito, non avrei mai potuto immaginarla in vita mia. Il primo giorno ero emozionata come una debuttante, non tanto per la performance ma per il contesto in cui mi trovavo: perlopiù Zucchero è rimasto con noi ad ascoltarci durante le prove, un vero professionista che ci ha motivato e incoraggiato. Cinque serate che rimarranno per sempre nei miei ricordi più belli».