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Camaiore, commerciante condannato per l’incendio che divorà il centro estetico: ecco chi è 

La polizia sul luogo dell’incendio

Quattro anni e sei mesi per le fiamme divampate il 6 agosto del 2012, pochi mesi l'inaugurazione. L' avvocato difensore: «Faremo appello, accuse non provate»

CAMAIORE. Condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione il noto commerciante, proprietario di una ricevitoria e tabacchi nel centro di Camaiore. È questa la sentenza del giudice del tribunale di Lucca Matteo Marini, emessa nei giorni scorsi in merito alla vicenda del centro estetico "Il tempio di Cleopatra" di Lido, divorato dalle fiamme il 6 agosto del 2012 dopo solo pochi mesi dalla sua inaugurazione.

Fiamme che secondo la Procura furono appiccate dallo stesso Matteucci (o da ignoti su ordine del commerciante) per intascare i 300mila euro dell’assicurazione. La tesi degli inquirenti si basa su riscontri d’indagine: all’attività fu dato fuoco dall’interno, utilizzando asciugamani impregnati di benzina. Ma l’ipotesi viene rigettata in pieno dall’avvocato Giacomo Ciardelli, incaricato della difesa del commerciante (che alla lettura del verdetto avrebbe protestato piuttosto veementemente) e pronto a impugnare la sentenza in appello, non appena saranno pubblicate - intorno alla metà di luglio, dopo 90 giorni dall’emissione - le motivazioni del giudice.

«Dall’istruttoria dibattimentale e dai documenti prodotti - spiega Ciardelli - il mio assistito non solo risultava estraneo ai fatti, ma addirittura assente sul luogo al momento dell’incendio. E anche considerando l’ipotesi del pubblico ministero che lui fosse il mandante del rogo, si tratta di un’accusa che a mio avviso ad oggi, dopo dieci anni da quanto accaduto, non è stata affatto provata».

Come sempre sostenuto dalla difesa inoltre, l’idea dell’incendio per truffare l’assicurazione non avrebbe senso in quanto nell’attività erano stati appena investiti 700mila euro: una cifra molto superiore a quanto la famiglia Matteucci avrebbe potuto ricevere dalla compagnia assicurativa.

Subito dopo il rogo, dieci anni fa, le indagini si concentrano inizialmente sul mondo del racket e delle estorsioni: ipotesi che fu avanzata anche dallo stesso commerciante camaiorese. Procura e polizia però non gli credettero, concentrando gli sforzi investigativi soprattutto su un filmato delle telecamere di sicurezza del centro estetico che avevano ripreso Floriano Matteucci e l’amico Alessio Mariotti il giorno prima dell’incendio.

Secondo la Procura, le telecamere furono spostate e poi staccate per evitare di riprendere gli autori del rogo, appiccato perché gli affari non andavano bene. Con queste accuse Floriano Matteucci venne arrestato dalla polizia più di un anno dopo l’episodio, nel novembre del 2013, ma la prima udienza del processo (a causa anche di un cambio di giudice) si tenne sei anni dopo i fatti, nel 2018. Sul banco degli imputati finirono in tre: Floriano Matteucci (accusato di incendio doloso), la figlia (con l’accusa di truffa all’assicurazione Unipol) e l’amico Mariotti, accusato di favoreggiamento. Per questi ultimi però nel 2021 è scattata la prescrizione dei reati contestati. Mentre per Matteucci padre - dato che la soglia della prescrizione per l’incendio doloso è di circa 12 anni - il processo è proseguito fino alla sentenza dello scorso aprile. E continuerà, come annunciato dal legale della difesa, in appello.

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