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Viareggio, il tramonto triste del ristorante “Arcobaleno”: «Devo chiudere, ma il locale merita di vivere»

Monica Di Beo, titolare dell’attività nella pineta di Ponente per nove anni: «Smetto per motivi personali. Ma quel posto ha delle potenzialità infinite»  

VIAREGGI. I leggendari spaghetti "ai coltellacci" (i cannolicchi) del ristorante Arcobaleno, tra i più apprezzati di tutta Viareggio, sono destinati a rimanere un ricordo. Il noto locale immerso nella pineta di Ponente, sorto accanto al Circolo Tennis Viareggio di cui inizialmente costituiva il punto ristoro, ha chiuso i battenti. Dalla fine del mese di aprile i suoi tavoli - prima pieni al punto da ospitare anche 160 coperti a serata - sono abbandonati e la calda atmosfera conviviale tipica di una cucina verace e fortemente viareggina si è come spenta, lasciando un involucro vuoto.Un’immagine che colpisce, come un pugno alla bocca dello stomaco, chi tra quelle mura ha riversato per otto lunghi anni sacrifici e speranze.

«Ogni volta che ci passo davanti è un tuffo al cuore - spiega Monica Di Beo, viareggina doc e ex titolare dell’Arcobaleno - a novembre ho dovuto mollare per dedicarmi a tempo pieno a importanti questioni familiari, affidando il locale ad alcuni nostri giovani ex dipendenti. Però non ce l’hanno fatta a tenerlo in vita per più di quattro mesi e dalla fine di aprile, purtroppo, ha definitivamente chiuso. È un peccato: quel ristorante ha salvato la mia famiglia, non riesco a vederlo in questo stato».Insieme al marito Roberto Pellegrini, al figlio Michael e al cuoco Riccardo Bianchi, Monica ha infatti assunto la gestione dell’Arcobaleno nel 2013.

«Eravamo in una situazione disperata - racconta - io avevo gestito in passato il bar La Palma a Marina di Pietrasanta, poi quando si ammalò mia madre dovetti lasciare per riprendere a lavorare insieme a mio marito, che all’epoca aveva un laboratorio di marmo a Seravezza: per dieci anni sono stata impiegata alla fresa a ponte ma alla fine la crisi del settore lapideo ci ha affondato e siamo rimasti entrambi senza lavoro. A 50 anni non avevo molte speranze di risollevarci, siamo arrivati al punto da avere soltanto 500 euro nell’intero bilancio familiare. In quel momento ci si è presentata l’occasione dell’Arcobaleno, e ci siamo lanciati». Il coraggio però ha ripagato.

«E non solo quello - spiega l’ex titolare - anche l’umiltà di rimboccarci le maniche e dare tutto per il bene del locale. Mio fratello Giampaolo ci aprì un conto in banca per poter pagare le fatture e per i primi tempi siamo riusciti a pagare l’affitto svolgendo anche il servizio di pulizie negli spogliatoi del circolo di tennis. Tutto per poter andare avanti - racconta Di Beo - mi ricordo ancora che all’inizio avevamo appena una ventina di coperti e il primo incasso finì quasi interamente per acquistare nuovi tavoli e migliorare gli ambienti. E in breve tempo l’Arcobaleno ci ha ripagati».Da una clientela iniziale composta principalmente dai frequentatori del circolo tennistico (perlopiù turisti da Firenze, Prato, Pistoia e Milano) i tavoli dell’Arcobaleno divennero sempre più fonte di richiamo per i viareggini.

«La nostra forza per otto anni è stato puntare sulla semplicità e la genuinità della cucina - racconta Monica - due ingredienti che ci hanno permesso di dare nuova vita anche ad un’area della pineta che altrimenti i viareggini difficilmente avrebbero frequentato spontaneamente. Negli anni abbiamo lavorato così tanto da dare lavoro ad una decina di dipendenti, accogliendo tavolate anche da cento persone a Carnevale, nelle feste di Capodanno, a pranzo e a cena d’estate. Eravamo diventati un punto di riferimento, un polo della "viaregginità" nel cuore della pineta di Ponente».Per questo, nel vedere il suo ex ristorante spoglio e abbandonato, Monica ha lanciato un appello sui social rivolto ai ristoratori. «La mia speranza è che qualcuno voglia proseguire l’attività - spiega la donna - è un ristorante dalle enormi potenzialità che tutta Viareggio ha imparato ad apprezzare. Io in questo momento non posso tornare a farmene carico, per cui posso solo sperare che qualcuno si faccia avanti e dia nuova vita all’Arcobaleno».