Spari a Torre del Lago, confermata l’accusa di tentato omicidio per padre e figlio

I Nocs si preparano a entrare nell’abitazione del 44enne torrelaghese barricato in casa dopo aver sparato contro i vigili del fuoco

I prelievi per lo stub-test effettuati sul 44enne torrelaghese e sul padre sono stati inviati ai laboratori di Roma circa quattro giorni fa.

VIAREGGIO. È destinata a rimanere, almeno per adesso, una domanda senza risposta. Eppure da una settimana è il quesito che si fanno tutti: chi è stato a sparare il colpo di pistola che mercoledì scorso a Torre del Lago ha ferito, fortunatamente in modo lieve, il caposquadra dei vigili del fuoco di Lucca Marco Aurelio Filippi?

Il dubbio se sia stato il figlio 44enne o il padre ultranovantenne (ex carabiniere in pensione) ad oggi resta aperto. Nel frattempo a carico di entrambi resta l’accusa di tentato omicidio.Chiunque abbia esploso il colpo - da una vecchia pistola calibro 6,35 in dotazione all’esercito italiano nella seconda guerra mondiale e detenuta illegalmente nella casa di via Boheme - lo ha fatto attraverso il portone d’ingresso dell’abitazione dove padre e figlio si erano asserragliati. Impedendo, dunque, un’identificazione diretta.

L’unico modo per fornire una risposta definitiva è attendere l’esito dello "stub-test": si tratta di una procedura di analisi scientifica che riguarda i residui di polvere da sparo prelevati nell’immediatezza dei fatti dalle forze dell’ordine (in questo caso: la polizia di stato) tramite il cosiddetto tampone adesivo o a freddo, lo "stub" appunto. Lo speciale nastro adesivo di cui è costituito questo particolare tampone cattura le particelle presenti sulle mani degli indagati e, una volta analizzato in laboratorio, dovrebbe rivelare con precisione chi ha materialmente impugnato la pistola al momento di premere il grilletto. I prelievi effettuati sul 44enne torrelaghese e sul padre sono stati inviati ai laboratori di Roma circa quattro giorni fa.

Ma per conoscere l’esito bisognerà aspettare ancora. Ad oggi l’unica testimonianza in merito è arrivata proprio dalla viva voce dell’ex carabiniere ultranovantenne che - forzando i limiti degli arresti domiciliari a cui è stato fin da subito sottoposto - ha dichiarato all’emittente locale Canale 50 News Versilia di essere stato lui a sparare. Una dichiarazione che tuttavia, per gli inquirenti in attesa dell’analisi stub, non ha alcun valore effettivo. Nonostante quindi ad oggi manchino le risposte scientifiche tanto attese, la Procura di Lucca sembra avere ben pochi dubbi in merito a questa vicenda. Padre e figlio (rispettivamente costretti agli arresti domiciliari e in detenzione nel carcere di Massa) restano accusati di tentato omicidio in concorso, come conferma la pm a capo delle indagini Lucia Rugani e questo indipendentemente dall’esito del test dello stub.

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