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Versilia, il primario Melai: «In terapia intensiva anche pazienti under 40. Su 7 ricoverati solo uno ha più di 70 anni»

Ettore Melai, responsabile della terapia intensiva dell’ospedale Versilia

Il responsabile del reparto più delicato dell’ospedale , racconta la situazione della quarta ondata:  «Hanno tutti la polmonite da Covid e nessuna patologia pregressa. Il picco è stato superato, ma non è finita»

Nella terapia intensiva dell’ospedale Versilia ci sono giovani ricoverati a causa del Covid. Sono giovani, sì, perché hanno meno di 40 anni di età.

È il primo dato che emerge accendendo i riflettori su quello che è, insieme alla rianimazione, il “reparto” ospedaliero a più alta intensità di cure: è qui, per esempio, che di recente è stata salvata una donna 40enne, incinta e positiva al coronavirus; dopo 20 giorni di permanenza in uno di questi letti, è fuori pericolo e ha potuto vedere la sua bambina partorita mente indossava il casco ventilatorio.


A Ettore Melai, responsabile del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Versilia, Il Tirreno ha chiesto una descrizione approfondita del quadro.

Quanti sono i ricoverati in terapia intensiva?

«Ci sono sette letti occupati su otto».

Può stilarci un identikit dei pazienti che state curando? Quanti anni hanno?

«L’età media è bassa, è di 53-54 anni; ci sono persone sotto 40 anni di età e una sola persona sopra 70 anni».

Tra i pazienti, quanti sono vaccinati contro il Covid e quanti invece non lo sono?

«Di tutti i ricoverati in terapia intensiva in questa ultima ondata, cioè dal 24 dicembre (quando è stata riaperta la terapia intensiva Covid, ndr), parliamo complessivamente di una trentina di persone, solo due avevano la doppia dose di vaccino».

Incrociando questo ultimo dato con quello dell’età dei pazienti ricoverati in terapia intensiva se ne desume che. ..

«Le persone anziane in genere sono vaccinate mentre intorno ai cinquant’anni lo sono meno: è la tendenza che del resto si registra anche a livello nazionale».

E in media quanto tempo restano ricoverati da voi?

«La degenza media in terapia intensiva è di 15 giorni. C’è una persona che è ricoverata da 45 giorni (prima era in uno dei due box isolati): ha 51 anni e non è vaccinato».

Come descriverebbe la situazione attuale?

«A mio avviso, il picco è stato superato. Abbiamo avuto grandi difficoltà nel periodo natalizio a causa dell’alto numero di accessi al pronto soccorso: questi ultimi sono diminuiti e, di conseguenza, si alleggerisce il carico sull’ospedale. Io credo che questa ondata stia scemando».

Che cosa vi aspettate adesso?

«Un alleggerimento ma graduale perché se, per esempio, nei prossimi giorni ricoverassimo una-due persone, costoro non saranno fuori della terapia intensiva prima della metà di febbraio e fuori dall’ospedale prima della fine di febbraio, se tutto andasse bene».

Cosa hanno i vostri pazienti? Per qual genere di complicazione li state curando?

«Chi è ricoverato ha la polmonite da Covid. Noi abbiamo solo pazienti con polmonite da Covid. Non abbiamo, per esempio, persone che si sono rotte il femore o che hanno avuto un’operazione chirurgica e poi, incidentalmente, si sono ritrovate il tampone positivo. Questa è stata una fortuna in quanto non abbiamo avuto la necessità di aumentare i posti letto. E significa anche che, per esempio, chi ha cardiopatie, chi è iperteso, chi ha il diabete... si è vaccinato e ha adottato tutte le precauzioni. Non abbiamo avuto insomma pazienti con patologie diverse, preesistenti, o che avessero subito operazione chirurgiche anche a seguito di un incidente stradale, con tampone positivo e che avessero bisogno di un ricovero in terapia intensiva».

Ciò significa anche che negli altri reparti ospedalieri c’è una grande attenzione.

«Le sanificazioni, anche quelle delle mani, sono continue e i filtri sono tantissimi. Si è posto attenzione a ridurre l’affluenza grazie anche a una delibera di fine dicembre della Regione Toscana: le visite dei pazienti da parte dei familiari sono calmierate, non si può escludere, del resto, che anche una persona vaccinata contro il Covid possa essere contagiosa. Noi medici facciamo inoltre screening in continuazione, tant’è che sono stati pochissimi i medici della terapia intensiva con tampone positivo: e questi ultimi per altro sono risultati anche asintomatici».

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