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Incinta con il Covid, rischia di morire. I medici dell'ospedale Versilia la fanno partorire con il casco

Dopo 20 giorni di terapia intensiva la donna ora sta meglio, è guarita e ha potuto rivedere la bambina: «Non era vaccinata»

VIAREGGIO. Incinta di una bambina, non vaccinata, viene contagiata dal Covid. E, una volta finita in ospedale, affronta tutto il peggio che può offrire questo virus. Le viene messo il casco per l’ossigenazione, poi viene intubata e – nei venti giorni di ricovero in terapia intensiva – si teme che possa non farcela. Per fortuna, dopo aver partorito con un taglio cesareo prima del termine della gravidanza, le sue condizioni migliorano piano piano. Ora è fuori pericolo e, qualche giorno fa, ha potuto rivedere la sua bambina. Tra le lacrime di tutti: le sue e quelle del personale dell’ospedale Versilia, che da Natale ha praticamente adottato entrambe. una storia incredibile È un caso in cui si possono usare termini forti, senza timore di esagerare. Perché la donna, di circa 40 anni residente a Carrara, è stata protagonista di un mezzo miracolo. Altre donne in gravidanza, non vaccinate e contagiate dal Covid, non sono state fortunate.

«Contrariamente a quanto accadeva nel primo periodo della pandemia – dice Andrea Antonelli , primario di ostetricia e ginecologia al Versilia – il Covid ha cominciato ad avere effetti sempre più seri sulle donne in gravidanza. Probabilmente la prima versione del virus non era così aggressiva su questo tipo di ospite, mentre le attuali varianti lo sono. E ci sono stati casi, nel nostro Paese, di donne in gravidanza che hanno perso la vita dopo l’infezione». Quando, a metà dicembre scorso, la 40enne arriva all’ospedale Versilia incinta e con il Covid, i medici capiscono subito che la situazione rischia di complicarsi maledettamente. Le condizioni della donna peggiorano presto e si rende necessaria l’ossigenazione con il casco.

IL PARTO D’URGENZA

L’equipe di ostetricia diretta dal dottor Antonelli decide per il parto cesareo prima del termine della gravidanza. La bambina nasce mentre la mamma ha ancora il casco indosso e viene ricoverata a sua volta nella terapia intensiva neonatale del Versilia: per fortuna, la piccola non è positiva al virus. La neomamma, tuttavia, sta molto male: viene ricoverata in terapia intensiva Covid, dove passa 20 giorni intubata e in condizioni critiche. Fino a che, a gennaio, non si notano i primi miglioramenti. Una volta fuori pericolo, viene deciso il trasferimento della donna nella riabilitazione Covid del Versilia. Che ha riaperto proprio a inizio gennaio, per tornare ad assistere i pazienti duramente provati dalla terapia intensiva e che hanno bisogno di ritornare a una condizione di normalità psico-fisica. L’opera del personale di riabilitazione dà i suoi frutti e la donna, oltretutto, risulta finalmente negativa al tampone. Viene trasferita nell’area no Covid del reparto. Mercoledì il personale, con grande emozione, l’ha portata a vedere la sua bambina, che è ancora sotto osservazione al Versilia. Mentre la mamma è stata dimessa. «Sono stati momenti indescrivibili – dice Federico Posteraro , direttore della riabilitazione del Versilia – Attimi per cui vale davvero la pena fare la nostra professione. Se la donna si è pentita di non essersi vaccinata? Non ne abbiamo parlato. Nessuno di noi si è sentito di suggerire anche solo un rimprovero: ha già sofferto molto. Tuttavia sono convinto – aggiunge Posteraro – che l’opinione di questa nostra paziente nei confronti del sistema sanitario sia cambiata in maniera profonda».

VACCINO IN GRAVIDANZA

«Ci poniamo spesso il problema di come rapportarci con i non vaccinati in ospedale – dice a questo proposito il dottor Antonelli – E anche quanto e come sia opportuno raccontare episodi che mostrano, in maniera evidente, l’importanza della vaccinazione anti-Covid. Questo è uno di quei casi. La vaccinazione, dopo i primi tre mesi di gravidanza (ma non è un problema se una donna resta incinta durante il ciclo vaccinale), è assolutamente consigliata. Ci sono colleghi ginecologi che la sconsigliano? Non entro nel merito del rapporto tra altri colleghi e le loro pazienti, ma io lo dico chiaramente: non sono d’accordo. E so che ci sono stati casi di sospensione per medici non vaccinati, anche in ginecologia. A mio avviso, è un provvedimento giusto». lavoro di squadra I medici del Versilia sottolineano l’importanza di un lavoro di squadra che ha coinvolto, oltre al reparto di ginecologia diretto da Antonelli e alla riabilitazione diretta da Posteraro, anche il pronto soccorso guidato da Giuseppe Pepe e la rianimazione-terapia intensiva diretta da Ettore Melai .

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