Contenuto riservato agli abbonati

Viareggio, ecco chi ha detto sì al nuovo Piazzone: «Affitto più caro, è la nostra scommessa»

Giuliano Paterni, Patrizia Mineo, Guido Volpe e Alessandro Pistilli

Il progetto targato Tognetti li ha convinti a firmare il nuovo contratto: «Un futuro anche per noi commercianti» 

VIAREGGIO. Trasformare il Piazzone – lo storico mercato di piazza Cavour – in una valida alternativa alla Passeggiata. In grado di attrarre turisti e di offrire, più semplicemente, un’immagine di Viareggio che non sia di desolazione e degrado.

Sono convinti di questo i commercianti che hanno il loro negozio lungo i due loggiati della piazza: spazi che attualmente sono ancora assegnati attraverso concessioni comunali, ma che a breve passeranno alla gestione del privato. Nello specifico alla Mercato di Viareggio srl, la società creata dal Gruppo Ipersoap della famiglia Tognetti, che ha messo a punto un ambizioso progetto di ristrutturazione in accordo con l’amministrazione comunale. Il primo atto avverrà il 31 gennaio, termine ultimo per la firma dei contratti di locazione che sanciranno il passaggio sotto l’egida privata proprio per i fondi in muratura: sono solo 15 attualmente i fondi commerciali di questo tipo attualmente occupati, su un totale di 42 spazi a disposizione. Per i chioschi – ce ne sono 31 al Piazzone, per un totale di 22 concessionari – la scadenza è invece fissata al 28 febbraio.


«Io e il mio compagno Fabio firmeremo subito, abbiamo appuntamento domani (oggi, ndr)», racconta Beatrice Tomei, titolare dell’omonima ottica sotto il loggiato di piazza Cavour e tra i primi ad aver fissato un appuntamento per la firma del nuovo contratto di locazione che vedrà la sua attività spostata nel loggiato centrale (zona destinata alle attività “no-food”). «Siamo rimasti convinti del progetto fin da subito, siamo fiduciosi che varrà la pena di fare questo passaggio al privato. Sono vent’anni che lavoriamo al Piazzone – racconta Tomei – e ne abbiamo visto il lento ma progressivo decadimento: abbiamo anche superato gli anni in cui tutta la piazza, di sera, diventava rifugio per i clochard. Adesso è rimasto un contesto piuttosto malinconico e triste, ma le potenzialità sono enormi. Al pari della Passeggiata». Con il passaggio da essere concessionari a locatari però si alzeranno anche le tariffe. E sorge spontaneo il dubbio: ne varrà la pena? «Sono convinta di sì – risponde Patrizia Mineo, titolare della storica Salumeria Lazzarini – riponiamo in questo progetto grandi speranze: ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo, ma speriamo che con l’aumento dei costi da pagare corrisponda un ritorno maggiore in clientela».

«Spetta anche a noi rimboccarci le maniche: sarà il nostro lavoro a dare sostanza al progetto – commenta Alessandro Pistilli, titolare del Forno Pistilli – peggio di così non può andare: il mercato ormai è fatiscente, e se c’è chi si fa avanti per dare un nuovo volto al Piazzone io sono pronto a firmare il nuovo contratto». Un parere condiviso anche chi di piazza Cavour è una sorta di decano. «Sono il più anziano commerciante del Piazzone – sottolinea Giuliano Paterni, fondatore dell’omonimo negozio di calzature di cui oggi è titolare il figlio – e così spoglio e desolato non l’ho mai visto. Ben venga l’investimento del privato perché la situazione è diventata insostenibile. L’importante – ribadisce – è che si possa tenere aperto anche durante i lavori».

C’è chi però ha anche altre motivazioni per firmare. «Il progetto è buono, non lo metto in dubbio, ma se vogliamo rimanere qui e continuare a lavorare, firmare è anche l’unica alternativa possibile – spiega Guido Volpe, della pescheria Volpi – purtroppo non siamo mai stati tutelati dal Comune in questi anni: si poteva e si doveva intervenire prima, ma non si è installato nemmeno un bagno pubblico. Vendendo al privato se ne sono lavati le mani». «Abbiamo appuntamento il 31 gennaio, ma ci stiamo anche guardando intorno – ammette Davide Petrucci, titolare della macelleria-polleria Fogli – gli affitti diventeranno molto alti, noi arriveremo a pagare oltre 3.000 euro: se trovassimo un fondo adeguato alle nostre esigenze nelle immediate vicinanze poteremmo anche pensare di spostarci».



© RIPRODUZIONE RISERVATA