Didattica a distanza per 130 classi: le scuole versiliesi in mezzo al caos

L’Ufficio scolastico e il sindacato Cgil: sistema da rivedere. «Genitori disperati e smarriti, la situazione non è gestibile»

VIAREGGIO. Centotrenta classi in Versilia stanno facendo in questo momento la quarantena con didattica a distanza, per via dei casi di positività al Covid tra studenti e insegnanti. La stima dell’Ufficio scolastico (ex Provveditorato) di Lucca-Massa e del sindacato Cgil rende bene l’idea di cosa sta succedendo: un caos.

È vero che si tratta di una percentuale inferiore al 50 per cento rispetto al totale delle classi, dato fornito a livello nazionale dall’Associazione presidi. Ma smentito dal ministero dell’Istruzione. «Non ci risulta che la metà degli studenti sul territorio stiano facendo la didattica a distanza – dice Antonio Mercuri, segretario provinciale della Cgil scuola – Io credo che un dato più corretto sia 5-6 classi per istituto». Il totale in Versilia fa, appunto, circa 130.


È, comunque, una quota elevata del sistema scolastico. Non potrebbe essere altrimenti, visti i 659 contagi registrati tra bambini e ragazzi in una sola settimana, quella del rientro dalle vacanze natalizie. Il record appartiene alle superiori, con 223 casi riscontrati in Versilia tra l’11 e il 17 gennaio. Seguono le elementari, con 208; le medie, con 121; le materne, 71; gli asili nido, 36.

«I casi sono molti e spuntano ovunque – spiega Donatella Buonriposi, dirigente dell’Ufficio scolastico di Lucca e Massa – di fatto i dirigenti scolastici si stanno occupando soltanto di gestire le quarantene, muovendosi tra regole piuttosto complesse e famiglie disperate. E smarrite». Le stesse famiglie che, a volte, accusano i presidi di decisioni arbitrarie proprio sulla gestione delle quarantene e della didattica a distanza. «Ma i colleghi applicano le regole: non intendiamo certo sostituirci all’Asl – prosegue Buonriposi – È chiaro che ci sono casi molto particolari, che sfuggono a questo sistema. Perché non si può prevedere tutto. A quel punto si usa un minimo di discrezionalità e di buon senso».

Anche la Cgil conferma una situazione «non più gestibile – dice il segretario Mercuri – Dopo due anni di pandemia non abbiamo ancora risolto i problemi che questa causa al nostro sistema scolastico. La disciplina delle quarantena, complessa e a volte indecifrabile, va ripensata. Nessuno di noi intende sostituirsi a medici ed esperti scientifici, però la circolazione attuale del virus è molto diversa rispetto a un anno fa. Le vaccinazioni anti-Covid hanno cambiato l’impatto del virus sulle nostre vite: è sempre determinante, ma meno dannoso. Di conseguenza vedremmo bene un allentamento delle misure. Allo stesso tempo, dobbiamo pensare a risolvere tutti i problemi rimasti sul tavolo: le classi pollaio, che non avrebbero dovuto più esserci in pandemia; la necessità di aerare le classi e le stanze degli istituti; la tenuta degli immobili. Diamo bonus edilizi a destra e a manca, e non siamo in grado di rimettere in sesto edifici che cadono a pezzi». Anche secondo la dirigente Buonriposi è il caso di rimettere mano al sistema, soprattutto dopo l’incremento delle vaccinazioni. Oggi sempre più diffuse anche nella fascia d’età 5-11 anni. «La distinzione tra vaccinati e non ci sta creando problemi: abbiamo persino diffide di genitori che non vogliono rivelare se il figlio ha fatto il vaccino o no», conclude Buonriposi.

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