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Rischio peste suina sulle Apuane, massima allerta per il Parco

Potrebbero essere vietati escursionismo, mountain bike e raccolta dei funghi.  A Massa vietata la caccia. L’infezione minaccia i maiali e gli allevamenti di suini

SERAVEZZA. Non è da escludere che la peste che ha colpito suini e cinghiali (ma non è trasmissibile agli esseri umani) , nel Piemonte e nella Liguria, possa arrivare anche sulle Apuane. Il rischio è concreto. Lo ha spiegato il direttore del Parco delle Alpi Apuane Antonio Bartelletti. Ma se ormai non inciderebbe più sulla caccia al cinghiale, che il 31 gennaio si conclude, sarebbe invece un grosso danno per le tante attività ricettive sparse all’interno dell’area protetta e nell’area contigua di Parco. Infatti potrebbero essere vietate anche attività di escursionismo e mountain bike e perfino la raccolta funghi come già non è consentito in tanti comuni delle due regioni colpite.
«Senz’altro il nostro è il territorio più vicino – spiega Bartelletti – e quindi se la peste si dovesse diffondere saremmo una delle prossime zone interessate. In questo momento c’è una sorta di attenta osservazione del fenomeno».

Intanto nella vicina provincia di Massa Carrara il presidente della Regione Eugenio Giani ha firmato un’ordinanza che vieta l’attività venatoria con l’ausilio del cane, quella collettiva al cinghiale. «È molto infettiva – prosegue il direttore del Parco – e nel momento in cui dovesse arrivare si vedrebbe perché morirebbero talmente tanti cinghiali che sarebbero ben visibili le carcasse nei boschi. Di per sé è una cosa molto pericolosa, non tanto per la popolazione degli ungulati, poiché alcuni gruppi si salverebbero, ma se passa agli allevamenti di maiali ci sarebbero conseguenze dirette».

Nell’Alta Versilia e sulle Apuane in generale veri e propri allevamenti di maiali non ci sono, ma molti domestici o qualche esemplare in alcuni agriturismi invece sì. Inoltre di riflesso ci sarebbe un’altra importante conseguenza. «Se scattasse anche qui la norma di contenimento per noi sarebbe un bel problema, e riguarderebbe anche tutta l’area contigua», prosegue Bartelletti.

Già in 114 comuni (di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria) sono vietate le attività venatorie, la raccolta di funghi e tartufi, la pesca, il trekking, la mountain bike e le altre attività di interazione diretta e indiretta con i cinghiali: lo dice un’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza e da quello delle Politiche Agricole e Forestali Roberto Patuanelli, per fronteggiare l’epidemia suina. «I vettori di questa malattia sono sia gli animali ma anche gli esseri umani ai quali potrebbe rimanere attaccata sotto gli scarponi e sui vestiti e così continuandola a propagare – conclude il direttore Bartelletti – speriamo che riescano a contenerla con le misure prese, potrebbe succedere e in passato ci sono riusciti. Altrimenti sarebbe un brutto colpo per molte attività sulle Apuane». Ad esempio i rifugi, le aziende agricole e tutte le altre attività ricettive che si raggiungono a piedi.