La pietra e l’acqua, undici foto di Iacopo Giannini in mostra per raccontare la Versilia che cambia 

Un viaggio attraverso l’azione del mare sulle rocce con il paesaggio che appare in bianco e il nero. L'apertura sabato 22 gennaio alle 17 nei locali della galleria d’arte “Engel” in piazza Campioni

Di pietra e acqua. È il titolo della nuova rassegna espositiva di Iacopo Giannini, che segna un nuovo punto di partenza nella ricerca artistica del giovane fotografo viareggino. Abbandonate le esperienze precedenti, dove la figura umana era protagonista, in questo nuovo ciclo di lavori, forse per necessità di sintesi stilistica o di nuove forme espressive, il paesaggio è l’elemento dominante di uno story telling che narra il rapporto fra due elementi naturali, la pietra e l’acqua appunto, le loro interrelazioni e metamorfosi, arrivando ad esplorare infine gli interventi antropici sui blocchi di calcarinite che determinano, qui come altrove, architetture casuali.

Il rapporto di Giannini col paesaggio circostante lo discosta da quel tipo di relazione estetica che spesso connota il lavoro di altri suoi colleghi, da Vieri Bottazzini a Jack Curran, che attraverso il loro lavoro registrano ombre, luci e colori di scenari naturali, fissandoli (o meglio documentandoli) in quell’attimo preciso dello scatto che li blocca in un loop temporale che non consente mutazioni di sorta.


Nelle undici foto dell’autore si avverte invece la necessità di un racconto che va al di là del singolo scatto: il rapporto occhio-fotocamera non è quindi puramente estetico ma si arricchisce di un valore aggiunto che raramente si ritrova nella fotografia paesaggistica. Indagare con l’obbiettivo quello che è frutto di metamorfismi che si susseguono nelle diverse ere geologiche, il rapporto di forze naturali in perenne conflitto fra loro, l’erosione dell’acqua che con la sua invisibile forza livella qualsiasi panorama, determinando così la conformazione del territorio su cui viviamo, non è certo cosa facile e di solito è patrimonio dei soli geologi, capaci di leggere l’ambiente attraverso lo studio dei diversi strati sedimentari.

Giannini invece, con la sua peculiare sensibilità, ha la capacità e la forza di accompagnare lo spettatore attraverso un percorso in cui la forza degli elementi e del lavoro umano modificano l’ambiente che ci circonda. Per assonanza, le foto di Iacopo in qualche modo si inseriscono in quel rapporto investigativo sulle forze naturali che si riflettono nel lavoro dell’americano Mitch Dobrowner, in special modo nei lavori intitolati “Storms”. Anche la scelta del bianco e nero non è casuale: è anzi funzionale alla lettura delle sue opere. Unitamente alla scelta dei tempi lunghi, in special modo per gli scatti che documentano l’azione del mare sulle rocce circostanti nelle foto intitolate Erosion, il bianco e nero riporta lo spettatore alla drammaticità delle forze ataviche della natura, con una lettura impietosa che inchioda l’occhio dell’osservatore allo spettacolo rappresentato.

Il colore è un mezzo che in questo contesto distrae e confonde, un diversivo estetico di cui Giannini non ha bisogno e che quindi abbandona. Ma inevitabili, proprio per la scelta del bianco e nero, sono i riferimenti iconografici delle tre opere dove interviene il lavoro umano sulla pietra: mi riferisco ai tre scatti intitolati rispettivamente The arch, Water basin e Human cut. Curiosamente, laddove la mano dell’uomo interviene sul panorama circostante, si creano paesaggi antropici connotati da curiose e inquietanti architetture, che rimandano a una lettura simbolista delle opere di Iacopo, molto vicina ad alcuni dipinti di Böcklin.

Ma è la presenza dell’acqua, che fluisce e attraversa questi anfiteatri magici, che ricorda quanto transitoria e impermanente possa essere questa lettura, poiché niente resiste alla forza dell’elemento fluido. Ed ecco quindi che in altre tre opere, intitolate Fluidity, il movimento acqueo sulle rocce circostanti appare più morbido e il paesaggio appare pacificato, quasi che la forza delle acque, esaurito il suo compito distruttivo, si conceda un attimo di pausa. A corollario di questo gruppo di nove immagini, come prodromo ed epilogo di questo racconto fotografico, aprono e chiudono la mostra le due opere Rock’s gash e Waves, che introducono lo spettatore ai gruppi sequenza prima illustrati.

Se in Waves i movimenti liquidi del mare in primo piano sono messi a confronto con il landscape montuoso dello sfondo e con le nubi cariche di pioggia del cielo, in un rapporto di sequenzialità circolare dove la dinamica delle acque parte dalla terra, risale in cielo e ritorna al mare, nello scatto Rock’s gash, attraverso uno squarcio nel nero assoluto della cornice, l’occhio viene immediatamente catturato dalla stratificazione dei sedimenti che compone i grandi blocchi di pietra calcarea che si stagliano contro il cielo.

Ma anche questi monoliti giganteschi – i geologi insegnano – si sono creati grazie agli incessanti movimenti delle correnti marine e in ere future andranno a scomparire, grazie all’incessante lavorio delle acque, secondo la massima eraclitea del panta rei. Aspettando nuove future narrazioni del paesaggio attraverso gli scatti di Giannini, rimaniamo oggi affascinati dalla rappresentazione artistica di forze dirompenti del nostro meraviglioso universo naturale.

Si inaugura sabato 22 gen naio2022 alle 17, nei locali della galleria d’arte “En- gel” in piazza Campioni a Viareggio, la nuova mo- stra del noto fotografo to- scano Iacopo Giannini or- ganizzata e curata da Bru- to Pomodoro. Le 11 foto- grafie selezionate,presen- tate inquesta nuova rasse- gna espositiva di Iacopo Giannini,segnanoun nuo- vo punto di partenza nella ricerca artistica del giova- ne fotografo toscano.La mostra sarà aperta tutti i giorni dal martedì alla do- menica (Giorno di chiusu- ra Lunedì) dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19. c

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