Morto Emiliano Favilla, guerrigliero della Versilia dalla parte degli ultimi: così ha combattuto la malattia

Dal 2017 lottava contro un male che si era insidiato dentro di lui e che è stato il suo vero nemico, perché da uomo leale com’era in vita ha avuto solo avversari

L'addio al decano dei balneari versiliesi sulle note di Bella Ciao

VIAREGGIO. Con un nome e uno spirito da guerrigliero messicano, ha attraversato il mondo. Sempre dalla stessa parte: a fianco degli ultimi. A chi non aveva voce, a chi era stato messo da parte o era stato vittima di un sopruso, Emiliano Favilla prestava il suo megafono. E si metteva in testa al corteo, con bandiera e telecamerina d’ordinanza, per reclamare che venisse fatta giustizia.

Emiliano Favilla è morto mercoledì 12 gennaio a 76 anni. Dal 2017 lottava contro un male che si era insidiato dentro di lui e che è stato il suo vero nemico, perché da uomo leale com’era in vita ha avuto solo avversari. Emiliano aveva iniziato a sentirsi poco bene alla fine dell’estate, la "sua" stagione, quella in cui poteva vivere appieno i suoi amori: la famiglia, il bagno Venusta 2 a Lido di Camaiore e il mare. Dai malesseri erano partiti gli esami e il verdetto. Poi l’operazione e la terapia, affrontate col solito piglio da duro. «Non mi sono mai fatto niente, nemmeno a un’unghia», diceva al giornale. «Quando ho saputo della malattia ho temuto, per un attimo, che avrei reagito male. Invece l’ho affrontata nel modo migliore. C’è chi smette di dormire, chi sta malissimo: li capisco, è dura. Io sono riuscito a restare me stesso. Ho passato come sempre l’estate al Venusta 2, con la canotta rossa da bagnino. Faccio le verticali. La politica, gli impegni che ho mi aiutano a distrarmi».

L’idea di dirlo pubblicamente aveva questo scopo: sfogarsi, distrarsi.Camaiorese originario della zona degli Antichi, Emiliano conosce il mare fin da ragazzo: fa il bagnino a Viareggio, al Lidino e al Principe di Piemonte. Come ogni giovanotto della Versilia, è protagonista delle estati in spiaggia. E viene folgorato dal Sessantotto. Si fa crescere la mitica barba e con i capelli scuri diventa sempre più simile a un leader latinoamericano. Guida i bagnini nelle prime battaglie lavorative contro i balneari, suoi futuri alleati: ma all’epoca, spiegava sempre, c’erano abusi inimmaginabili nei bagni. Poi entra nelle Ferrovie, dove prosegue l’impegno sindacale fino a diventare segretario provinciale della Cgil-trasporti. Emiliano vive il sindacato e la militanza nel Partito comunista come lo si viveva allora: forse non tutti, ma tanti ci credevano davvero all’idea di cambiare il mondo. Lui ci crede di sicuro, frequenta le sezioni Pci di Lido - dove viveva - e del quartiere Marco Polo, quando si trasferisce a Viareggio con la famiglia.

«Le assemblee - giurava con nostalgia - erano in stanze stracolme». Dopo la svolta della Bolognina sceglie Rifondazione comunista e diventa amministratore pubblico a metà anni Novanta, entrando nel consiglio di amministrazione dell’azienda di trasporto Clap. Nel 1999 diventa assessore della Provincia di Lucca, in quota Rifondazione, nella giunta di centrosinistra guidata da Andrea Tagliasacchi. Viene confermato dal successivo presidente della Provincia Stefano Baccelli. A Lucca è Favilla il viareggino, il comunista: sembrerebbe durissima, ma lui riesce a farsi apprezzare anche dai sindaci di centrodestra. Quando c’è un’emergenza è il primo a partire e infilare i piedi nel fango. Polemizza con tutti, come sempre, e nel 2011 lascia la Provincia. Ma non l’impegno politico: diventa consigliere comunale a Viareggio e a Camaiore, sempre a sinistra. Nel frattempo è diventato leader della protesta dei balneari contro la direttiva Bolkestein: «In questa vicenda - dice a chi gli rimprovera la scelta - sono loro la parte lesa, che nessuno ascolta».

Si avvicina al Movimento 5 Stelle, tifa per il premier Giuseppe Conte. Anche quando il male si fa sotto più cattivo ed è chiaro come andrà a finire, organizza iniziative e dibattiti. Per dare voce a chi non ce l’ha. Megafono e telecamera si sono spenti ieri pomeriggio, non la sua passione civile e la lezione di impegno per ciò che si ama. Oggi al Venusta 2 l’ultimo saluto.

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