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Salesiani, quarant’anni tra lezioni e pallone nel cuore di Pietrasanta

uno scatto d’epoca del complesso pietrasantino

La storia dell’istituto che sarà demolito e che ha educato centinaia di ragazzi. Negli stabili in piazza Duomo c’era l’oratorio, i campetti della Rocca, ma anche un piccolo spaccio, i biliardini e poi la squadra di calcio

PIETRASANTA. Cala il sipario forse per sempre su quello che furono i Salesiani, la grande struttura scolastica che dagli anni sessanta all’inizio del 2000 ha ospitato migliaia di ragazzi con una concezione a campus avveniristica fatta di aule, laboratori, un teatro, un convitto e le stanze per chi vi dormiva. E ancora due campi da calcio, con quella superficie bianca in cui si sono sbucciate migliaia di ginocchia, le porte in ferro senza la rete in cui al mattino giocavano i ragazzi della scuola e il pomeriggio erano aperti a tutti, il campo da basket e la grande scalinata che conduceva alla chiesa che faceva parte della formazione dei salesiani.

I salesiani arrivano a Pietrasanta a seguito del lascito ereditario della famiglia Rigacci, proprietari non solo degli ettari boscati dove sorgeva la struttura dei salesiani, ma anche della villa che domina la piazza del Duomo con i campetti sottostanti, l’ex Palazzo de’ Lamporecchi acquistato nel 1870 dalla famiglia di Jacopo Rigacci, sindaco di Pietrasanta dal 1874 che in città aveva una fabbrica di sapone. Tutto arrivò alla ultima della dinastia la signora Ada Bertini Rigacci che, morto il figlio, nel luglio 1954 manifestò l'intenzione di donare la quasi totalità dei suoi averi all'Ospizio salesiano San Vincenzo de' Paoli, con sede a Genova Sampierdarena, affinché fosse creata un'opera che, nel nome del figlio scomparso, si occupasse del bene della gioventù maschile di Pietrasanta.


La signora Rigacci, con testamento pubblico del 1955, lasciò i suoi averi ai salesiani (ispettoria di Genova), con la finalità stabilita dal testamento: «tutti gli immobili, mobili, titoli e denaro che al momento della mia morte si trovassero sotto qualsiasi titolo in mia proprietà siano destinati alla creazione e al mantenimento di un'opera pia da intitolarsi al nome del mio figliuolo, Pier Jacopo Bertini Rigacci. Scopo di detta pia istituzione sarà la formazione spirituale e morale della gioventù maschile di Pietrasanta, particolarmente a mezzo di un oratorio religioso che dovrà accogliere i bimbi e i giovani, specie i meno abbienti, per indirizzarli sulla via dell'onestà e del sentimento cristiano. Accanto all'oratorio mio vivo desiderio che sorga una scuola professionale di arti e di mestieri».

I salesiani accettarono la donazione nel 1960 e con il lascito Rigacci costruirono in Pietrasanta (il nulla osta del comune di Pietrasanta è del 1956) su un terreno di 6 ettari un fabbricato su più piani, di 7mila metri quadrati di superficie e di circa 49 mila metri cubi di volume. La chiesa era ricca di marmi pregiati: l’arrivo dei salesiani a Pietrasanta con la scuola e sopra la piazza del Duomo fu da stimolo per la nascita anche di una delle più gloriose squadre del calcio pietrasantese, la Don Bosco che negli anni duellerà prima della clamorosa fusione, con la Mazzola, nata per volontà di un altro religioso, padre Angelico che operava presso la chiesa dei Frati. L’istituto dei Salesiani divenne ben presto un riferimento.

Negli stabili in piazza Duomo c’era l’oratorio, i campetti della Rocca, ma anche un piccolo spaccio, i biliardini e poi la squadra di calcio che poi troverà il suo fortino nel campo delle Iare, sorto in quegli anni in un altro luogo che fu donato, la cosiddetta Lottizzazione Savoia. Per l’Istituto scolastico che nacque in contemporanea allo sviluppo urbanistico della Città Giardino, nel 1966 arrivò la parificazione e fu pioniere nell’insegnamento con corsi estivi in Inghilterra organizzati da Don Perin, con corsi di teatro dialettale con la scuola teatrale di Giuliano Castagnini e dal 1989 il Centro Linguistico Europeo.

Nel 1991, l'Istituto Don Bosco, già denominato Ospizio salesiano San Vincenzo de’ Paoli con sede a Sampierdarena, proprietario del bene, aveva trasferito la proprietà a titolo gratuito all'Istituto salesiano San Domenico Savio Opera Rigacci di Pietrasanta, la cui personalità giuridica era stata riconosciuta nel 1981 dal tribunale di Lucca. Dopo la chiusura delle attività nel 2002, l'intero immobile e la sovrastante collina, facente parte del lascito della signora Rigacci, sono stati poi messi in vendita. La vendita di un bene oggetto su una donazione fu anche argomento di una interrogazione parlamentare dei deputati Carli e Cordoni, in difesa di quella destinazione d’uso al servizio della comunità maschile.

La scuola rimase sempre e solo maschile, cedendo solo alla fine quando il calo delle iscrizioni e anche delle vocazioni degli insegnanti, portò alla apertura anche alle femmine. Ma ormai il destino era segnato. Dopo la chiusura del plesso si è parlato dello spostamento di tutte le scuole pietrasantesi agli ex Salesiani, di vendita per farne un 5 stelle da parte di una società russa ed oggi la previsione di una sua completa demolizione per lasciare posto ad un nuovo polo abitativo in un luogo di assoluto pregio. Per chi ha frequentato la scuola e lì è cresciuto è un colpo al cuore vedere le aule vuote, i graffiti, la devastazione, trovare le foto sui siti di fotografi che ritraggono luoghi abbandonati che colgono una vegetazione che si sta mangiando tutto, graffiti sui sui muri, cucine devastate, banchi ammuffiti, anche la chiesa spoglia con un Cristo solitario laggiù a testimoniare quello che fu un tempo.

A chiudere gli occhi sembra di poter ancora sentire le campanelle, il vociare dei ragazzi, il crocchiare delle scarpe sul terreno bianco e sdrucciolevole nelle infinite partite del sabato pomeriggio dove ragazzi e non si sfidavano in qualsiasi situazione meteorologica: Vince’ Bramanti padre e figlio, Giuseppe e Marietto Tesconi, il Taralla, il Perli, il Pera, Giovanni Casiello, Ricca’ Tonacchera, Fabrì Palla, il Boccia, Giacomo Carella, Marco e Mario Galeotti “Pizza”, Dino Bacci, Giovanni Da Prato a turno tanti altri, generazioni a confronto e scontro con prese in giro epocali.

Tutto andrà: resterà solo il nome della via, via dei Salesiani perché quella almeno non la potrà portare via nessuno.

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