Aste dei bagni, il dramma dei fornitori in Versilia: "Pioggia di disdette"

Gazzentini (Gama beach) in ansia per le ricadute della Bolkestein: «In magazzino centinaia di migliaia di euro di merce»

VIAREGGIO. Ordini già presi e cancellati dopo la sentenza anti-balneari del Consiglio di Stato. Che manda le spiagge all’asta nel 2024. A lanciare l’Sos, stavolta, sono i fornitori degli stabilimenti, che lavorano – in via esclusiva oppure no – con le commesse dei balneari per allestire la spiaggia in estate.

A Viareggio il nome più conosciuto nel settore è il Gama beach al Varignano. Il titolare del Gama beach Andrea Gazzentini ha scritto una lettera alle istituzioni, con cui lancia l’allarme per il cosiddetto “indotto” del turismo balneare viareggino e versiliese. Dice Gazzentini (e non solo lui): se i bagni non spendono più, se non assumono, se non investono nei miglioramenti delle loro strutture, c’è un’intera economia che si ferma. Da questo punto di vista, si spiega, il problema riguarderà qualsiasi tipo di fornitore o prestatore di servizi destinati al turismo da spiaggia.

«Come fornitori di attrezzature balneari – dice Gazzentini – una volta venuti a conoscenza della sentenza del Consiglio di Stato, ci siamo chiesti se sia stato valutato l’impatto che ne deriverà, non solo per i balneari, ma anche per le piccole aziende familiari che con l’attività balneare convivono e prosperano, creando anche posti di lavoro».

«Noi ne stiamo già constatando le conseguenze – prosegue l’imprenditore – in base a ordinazioni già effettuate e ritirate, e senza alcuna prospettiva per le ordinazioni future, visto l’annullamento della proroga ai balneari (proroga che in origine era fino al 2033, ndr). Ci troveremo forzatamente costretti al taglio di quei posti di lavoro che fino ad oggi erano impiegati nel magazzinaggio, montaggio e smontaggio, riparazione e consegna delle attrezzature per attività balneare. Speriamo che chi ha concepito ed emesso la sentenza abbia già a monte considerato la ricaduta economica non solo sui balneari, ma su tutto quello che concerne l’attività balneare nel suo complesso. Sottolineiamo che chi subentrerà eventualmente si rivolgerà a mercati di sua fiducia, con danno per il made in Italy».

«Chiediamo, perciò – conclude Gazzentini – che ci venga dato un segnale di rassicurazione, per il mantenimento e il prosieguo delle nostre aziende familiari, altrimenti destinate a una fine non certa. Abbiamo centinaia di migliaia di euro di materiale da vendere nei nostri magazzini e davanti due anni di buio totale. Perché non pensiamo certo che i balneari, nell’incertezza di andarsene o no tra due anni, intraprenderanno altri investimenti. Anzi, stanno provvedendo ad annullare quelli già previsti».
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