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Preso in giro dai compagni per i vestiti, si strappa le ciglia. Storie di bullismo

L’Istituto comprensivo Gaber è all’avanguardia per la lotta al cyberbullismo FOTO D'ARCHIVIO

Nell'istituto comprensivo di Lido di Camaiore tre percorsi con professionisti per aiutare chi ha bisogno. Psicologi tra i banchi con i docenti: «Nessuno deve restare indietro. Così combattiamo il bullismo».

LIDO DI CAMAIORE. Un aiuto alle famiglie, ai piccoli allievi e alla formazione. «Perché quello che vogliamo fare è creare dei cittadini attivi che sappiano stare al mondo nel rispetto delle diversità e dell’altro», come dice la dirigente Sonia Imperatore. Sono tre sono i progetti del Comprensivo Gaber di Lido che riguardano le criticità dell’apprendimento e della socialità all’interno delle aule. I professionisti sono chiamati a dare una mano nel difficile compito del formare le nuove generazioni. Bambini piccoli delle elementari e delle Medie che vivono gli anni più importanti della formazione scolastica e civica. Per questo sono stati attivati tre percorsi specifici: sono quello dello psicologo a scuola, dei percorsi personalizzati per gli alunni con difficoltà di apprendimento e quello per il contrasto al bullismo.

Lo «psicologo a scuola» è un servizio che la scuola offre gratuitamente ormai da qualche anno e che si avvale della professionalità di uno psicologo, il dottor Vincenzo Marsicovetere nei temi che riguardano le dinamiche evolutive, le difficoltà relazionali e scolastiche, l’orientamento scolastico.


«Ci sono molti genitori che si ritrovano a chiedere aiuto e la cosa bella del progetto è che il lavoro viene svolto in piena cooperazione con i docenti – spiega la dirigente Imperatore – così come accade anche per i Dsa (disturbi specifici di apprendimento) e i Bes (bisogni educativi speciali)».

In questo caso la dottoressa Anna Serra, esperta del settore opera uno screening per la rilevazione e apre alla stesura dei Pdp, ovvero i piani didattici personalizzati, attraverso la formazione per insegnanti e genitori. Ne segue un tutoraggio e un supporto alla metodologia di studio.

«In questo contesto abbiamo aperto anche la strada per i percorsi di contrasto attivo al bullismo e al cyberbullismo, una piaga che colpisce molto le nuove generazioni che vivono molta parte della propria vita in rete e sui social», spiega Imperatore.

Seguono i progetti la prima collaboratrice dirigente, Maria Tomassini, la referente per il bullismo, la professoressa Giuditta Dello Iacono, la referente Dsa, la professoressa Chiara Monaco, e la presidente del consiglio d’istituto Manuela Pastore.

«Questa esperienza della scuola di Lido – interviene l’assessora alla Scuola Sandra Galeotti – è essenziale per affrontare in maniera moderna le esigenze di una scuola. Devo ammettere che i nostri istituti camaioresi, sotto questo punto di vista, sono un’avanguardia per il territorio su tutto il campo: sia per l’aiuto agli alunni, sia per i genitori che per gli stessi docenti che vengono continuamente formati».


LA STORIA/1

LO PSICOLOGO

Si strappa le ciglia perché i compagni lo prendono in giro

I suoi pantaloni non sono alla moda. Neanche la magliettina è quella che tutti i bambini bramano. Il suo abbigliamento sfugge ai canoni degli altri compagni di classe. Per questo lo vedono tutti come un diverso. È qualcuno che non fa parte del gruppo, del branco. E gli altri bimbi a scuola lo trattano male per questo: lo prendono in giro, lo fanno sentire inadeguato, uno straccione. Con tutta la crudeltà che i bambini riescono a trasmettere. Quell’odio assomiglia a quello dei grandi riesce a ferire molto di più e arriva più in profondità, soprattutto in quel bambino vessato che un po’diverso ci si sente. Nessun amichetto interviene a difenderlo: è la legge del più forte. Marco (nome di fantasia, ndr) quando è in bagno si guarda allo specchio e comincia anche lui a odiare quell’immagine riflessa. Vede quello che gli altri bambini gli fanno notare, e si disprezza. Vorrebbe cambiare quell’immagine, martirizzarla, umiliarla; come se facendolo potesse prendere le distanze da quel bimbo che tutti prendono in giro ogni giorno. Così, con le dita si prende la palpebra tra l’indice e il pollice e comincia a tirare. Prima piano, poi sempre più forte. Finché le ciglia non si strappano. Quel dolore dentro diventa fisico. Dopo un attimo passa. Tira di nuovo. Fa male ma finisce. Così continua come per far uscire possa calmarsi tutta la sofferenza che le parole a scuola gli provocano. I genitori si accorgono subito di cosa sta accadendo, provano a parlare con il bimbo ma niente riesce a placare quel pianto soffocato. Decidono quindi di rivolgersi alla preside dell’istituto comprensivo Gaber di Lido per parlare di quello che sta accadendo, per chiedere aiuto. Per capire come fare a superare tutto insieme. Da lì viene chiamato lo psicologo. A essere coinvolti nel percorso non solo i genitori ma anche Marco, che adesso ha qualcuno con cui parlare. Con lui anche i docenti, che adesso hanno un occhio speciale sulla situazione, e i compagni di classe che forse adesso capiscono che quelle parole di scherno non sono altro che pugnali al cuore.

LA STORIA/2

IL CYBERBULLISMO

Al bimbo "diverso" viene spento sempre il microfono in Dad

I bulli sono sempre esistiti. Per loro la vita scorre in maniera diversa rispetto ai propri compagni: il tempo ha e ha senso solo nel momento in cui possono torturare, deridere e umiliare quel compagno "diverso". Basta poco per far sentire una persona fuori dal gruppo, per farlo sentire male con sé stesso. I bulli fiutano la propria vittima, sentono la sua debolezza, e la perseguitano. A muoverli anche un disagio che non sanno gestire. E se qualcuno pensava che la didattica a distanza fosse un deterrente a questi comportamenti, non è vero. Francesco (nome di fantasia, ndr) è la vittima delle prese in giro di tutti. Quando è arrivata la dad ha tirato un respiro di sollievo perché pensava che la tortura fosse finalmente finita. Invece l’incubo lo ha seguito. Ogni volta che provava a parlare o che l’insegnante gli faceva una domanda il branco si scatenava. I suoi compagni di classe avevano trovato il modo di disattivare sempre il microfono e lui, nella più totale frustrazione, doveva riaccenderlo. «I meccanismi sono pressoché identici anche nella versione online del bullismo - spiega lo psicologo scolastico Vincenzo Marsicovetere - cambia solamente il mezzo attraverso il quale viene messo in atto». Così una fonte di diversità e di presa in giro sono anche i social network come TikTok. La popolarità viene misurata in follower e in cuoricini messi al video. Se non sono abbastanza, il bambino non è nella cerchia dei vincenti. I commenti ai post diventano quindi spietati, anche se cancellabili.

LA STORIA/3

IL BISOGNO SPECIALE

Il dislessico rinasce dopo essere stato trattato come disabile

Giorgio (nome di fantasia, ndr) è un bambino allegro e sveglio ma la scuola non sembra il suo forte. Ha difficoltà e non riesce a studiare come tutti gli altri. Ma la sua non è svogliatezza: le parole che legge sul libro di storia gli si confondono in testa e nessuno riesce a capire il perché. Il piccolo giorgio non abita a Lido e la sua scuola non ha progetti di inclusione. Quindi la soluzione trovata dalle insegnanti è semplice: nella classe ci sono due compagni disabili che hanno un insegnante di sostegno, basta affidarlo a lui e il problema è risolto. Sembra che abbia un ritardo ma nessuno ha mai diagnosticato un problema. «Avere un insegnante in più non può fare male», viene fatto facile di pensare. Invece quella scelta lo fa stare peggio. Gli altri compagni cominciano a percepirlo come "ritardato", come disabile e, in maniera quasi automatica, cominciano a emarginarlo, a non considerarlo come uno di loro. Luciano si chiude a riccio e si isola a sua volta. Inizia la spirale e anche quei pochi amichetti che aveva cominciano a evitarlo, non lo invitano al compleanno, non ci parlano. I genitori prendono consapevolezza di questa situazione e decidono che la scuola non sta facendo il bene del figlio. Così sentono parlare dei progetti dell’Istituto comprensivo Gaber e lo iscrivono.Qui, anche tramite il lavoro della dottoressa Anna Serra, arriva la diagnosi di dislessia. Giorgio non ha niente di sbagliato, ha solo un’esigenza speciale per l’apprendimento. Ma è perfettamente capace di fare tutto quello che fanno gli altri e di imparare allo stesso modo. Così viene aperto un progetto didattico personalizzato che viene cucito sulle sue possibilità, su quella peculiarità che non ha niente a che vedere con la disabilità e che non significa "ritardo".Luciano incomincia a vedere i progressi e i voti salgono. La sicurezza in sé comincia a scorrere di nuovo nelle vene come un calore che si espande. Bastano pochi mesi e Giorgio finalmente ha la voglia di giocare e di condividere. I suoi nuovi compagni non lo percepiscono come un diverso e lui, finalmente, è uno della classe.