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Studentessa versiliese violentata: così è stata salvata dai compagni di classe

Il flash mob di alcuni studenti durante la giornata contro la violenza sulle donne

Gli altri studenti hanno segnalato il caso a una docente: «Queste ragazze e ragazzi siano esempio per tutti perché insime gli abusi si possono sconfiggere»

VERSILIA. Una classe di adolescenti alle superiori è come una grande famiglia. Tutti sanno della vita di tutti. Ma cosa succede se i ragazzi scoprono che una compagna subisce delle violenze, e ogni mattina le leggono nel volto e negli sguardi spenti i soprusi? Possono voltarsi dall’altra parte, far finta di niente, oppure affrontare la situazione e magari provare a risolverla.

Questa secondo e coraggioso comportamento è quello che è successo in un istituto scolastico della Versilia (non ne scriviamo il nome per tutelare la privacy dei protagonisti, tutti minori), dove una classe – una volta scoperto cosa stava passando la ragazza – ha avuto la sensibilità di riconoscere il problema e la forza di affrontare la situazione. Alla prova dei fatti gli alunni hanno mostrato maturità, e hanno salvato la compagna di banco che forse da sola non ce l’avrebbe fatta.


Come? Hanno preso di petto il problema e sono andati a riferirlo a una professoressa. E quest’ultima, insieme alla psicologa della Casa delle Donne di Viareggio, è andata a parlare con la ragazza che a un certo punto è crollata e ha confessato le violenze subite.

Il caso non è recentissimo, risale allo scorso anno scolastico. Nessuno ne era a conoscenza fin quando nei giorni scorsi in una delle occasioni pubbliche relative alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – appena celebrata – un’amministratrice pubblica della Versilia ha citato a grandi linee quanto accaduto.

Rendendo nota la storia per prenderla come esempio di come le violenze non debbano essere trattate solo come problemi soggettive, bensì come un’emergenza collettiva dove ognuno – parenti, amici – può essere determinate.

Spiegando che «anzitutto le persone devono imparare a non giudicare determinati fatti, in sfavore delle donne, ma piuttosto essere solidali con certi soprusi subiti da loro». Ed ha fatto l’esempio della classe di una scuola superiore della Versilia «in cui questi alunni hanno tenuto un comportamento esemplare nonostante l’età, e grazie a loro una minorenne vittima di violenze di un uomo è stata salvata e adesso sta affrontando queste difficoltà con il supporto della Casa delle donne di Viareggio».

Ed effettivamente ad un’età così giovane i ragazzi hanno tenuto un comportamento intelligente e non scontato. Che probabilmente dà anche il senso di quanto sensibilizzare fatta su questo fenomeno stia funzionando. Perché come ripetono spesso le responsabili della Casa delle donne una delle difficoltà maggiori – già in parte arginata negli ultimi anni – è proprio far emergere delle situazioni che per troppo tempo sonno rimaste sommerse. Dopodiché si apre un percorso che non è comunque semplice, ma senz’altro apre a vie d’uscita che differentemente non ci sarebbero, o spesso sfociano nei femminicidi che la cronaca racconta.

Per ovvi motivi di privacy Il Tirreno non dirà di che scuola superiore si tratta e neppure la classe. Per quanto sarebbe invece interessante conoscere gli alunni eroi di questa vicenda, che dovrebbero essere lodati e presi ad esempio. Dopo un approccio non facile fra alunna, professoressa e psicologa, grazie al quale la ragazza ha ammesso le violenze di cui era vittima, infatti adesso la minorenne è in carico e supportata dai professionisti dell’associazione onlus viareggina. La strada, ovviamente, è ancora lunga e probabilmente dolorosa.

Ma intanto il percorso è iniziato, il muro della vergogna (e dell’omertà) è stato abbattuto e le violenze sono finite. E così la giovane studentessa adesso è di nuovo libera. Questo grazie ai suoi compagni di classe che l’hanno presa per mano e portata fuori dall’incubo che stava vivendo.

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