L’odissea infinita di madre e figlia viareggine: «Ancora bloccate a Città del Capo in attesa di un volo»

Sara Cupiti e Lia Losa potrebbero tornare a Johannesburg per salire a bordo di un aereo per l'Europa: «Abbiamo due opzioni, ora vediamo che cosa fare»

VIAREGGIO. Da un aeroporto all’altro, da un hotel a una sala d’attesa. Dall’altra parte del mondo. Con le valigie in mano, l’urna con le ceneri del fratello, i documenti bene in vista e un occhio al telefonino per avere informazioni dall’ambasciata, dagli amici, da chiunque le possa aiutare. Con l’unico obiettivo trovare la soluzione migliore per tornare in Italia nel più breve tempo possibile.

L’odissea di Sara Cupiti e la madre Lia Losa, le due viareggine bloccate da giorni in Sudafrica a causa della variante Omicron che sabato ha impedito loro di salire sul volo per l’Europa che avevano prenotato, è una specie di dramma umano in cui, ogni volta, se c’è qualcosa che può andare storto, lo farà. Il penultimo intoppo, dopo il filotto di problemi precedenti, è avvenuto domenica sera. Le due donne, il giorno stesso, avevano preso un aereo interno che le ha portate da Johannesburg a Città del Capo dopo due ore di viaggio: «Dovevano salire a bordo del volo militare dell’aeronautica italiana che poi è stato annullato», spiega il marito della donna.


A quel punto, madre e figlia, arrivate in una delle tre capitali sudafricane e sfumato il passaggio in Europa, hanno cercato di trovare una soluzione. Come? Domenica sera a mezzanotte è partito dall’aeroporto di Città del Capo un aereo della compagnia olandese Klm diretto a Amsterdam. «È completo – ha raccontato Sara – ma ci siamo messe comunque in lista d’attesa nel caso qualcuno rinunciasse». Purtroppo però, nessuno dei passeggeri ha disdetto la prenotazione e così Sara e la madre, 83 anni, ex dipendente della Cgil sono rimaste di nuovo a terra.

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Nella mattinata di luendì 29 novembre, dopo una notte in hotel, le due donne sono tornate in aeroporto. «Sono ancora a Cape Town in contatto con l’ambasciata, ma presto torneranno a Johannesburg», scriveva a metà pomeriggio il marito della donna, che aspetta moglie e suocera a Firenze con i due figli, uno dei quali disabile. «Sara aveva detto a nostro figlio che sarebbe tornata lunedì. Dirgli che oggi non la potrà vedere non è facile».

Adesso le opzioni che madre e figlia hanno davanti a loro sono due, a meno di sorprese o colpi di fortuna che possano ripagarle di giornate in cui tutto è andato storto. La prima – come ha suggerito a Sara un’amica – è quella di imbarcarsi su un volo messo a disposizione dal governo romeno. «Ci sono 52 posti liberi – scrive – sono offerti a tutti gli cittadini dell’Unione Europea che hanno bisogno di rientrare. L'unica incognita e che dovrete fare una quarantena di dieci in Romania, poi potrete volare per Firenze». Proprio questa postilla rischia d i essere troppo svantaggiosa per Sara e la madre che invece vorrebbero fare la quarantena a casa loro.

In ogni caso – come risponde la quarantatreenne all’amica: «Ho appena contattato l’ambasciatore rumeno e il volo sarebbe stanotte da Johannesburg (dove noi eravamo fino a ieri). Ora devo scrivere una mail alla loro ambasciata. Vedremo». Appunto tornare da dove erano partite sarebbe l’ennesimo di questa vicenda kafkiana. Ma alla fine come spiega il marito a tarda sera, sembra questa l’opzione che madre e figlia stanno seriamente prendendo in considerazione.

«Sono ancora a Cape Town – dice – in contatto con ambasciata, ma presto torneranno a Johannesburg». Sì, perché se non dovesse concretizzarsi la possibilità di salire sul volo messo a disposizione dal governo romeno c’è il piano B: prendere un volo sempre da Johannesburg per l’Europa venerdì. E tornare a casa. Quando sarebbe passata una settimana dall’inizio di questa odissea.



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