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Covid, il primario di pediatria del Versilia: ecco perché è importante vaccinare i più piccoli

Luigi Gagliardi, neonatologo e primario di pediatria all'ospedale Versilia

Luigi Gagliardi dopo l'ok alla somministrazione: nei bambini il virus fa più fatica ma può comunque causare danni seri

VIAREGGIO. Il vaccino anti-Covid, in mezzo alla pandemia, è come il seggiolino sull’auto, il casco e le ginocchiere sulla bicicletta, il cappotto e il berrettino durante l’inverno. La logica è quella: disinnescare il più possibile il potenziale pericolo. Perché è vero che in generale il Covid fa meno danni ai bambini; ma quando li fa, possono essere anche molto seri. «Non ci si può prendere il rischio di far ammalare i bambini, sapendo che c’è un vaccino», avverte Luigi Gagliardi, neonatologo e primario di pediatria all’ospedale Versilia. Che si rivolge alle famiglie: «Non decidere, e lasciare che le cose facciano il loro corso, significa già decidere».

Dottor Gagliardi, come devono reagire i genitori al via libera del vaccino anti-Covid per la fascia d’età 5-11 anni?

«Devono reagire bene. È uno dei vaccini più sicuri che siano mai stati prodotti. Sugli adulti ha funzionato e non c’è ragione di pensare che per i bambini sia peggio. A chi ha dubbi rispondo così: se mio nipote avesse quest’età, lo farei vaccinare subito».

Perché vaccinare bambini così piccoli è una scelta giusta?

«In questi ultimi tempi i più piccoli, che non sono coperti dal vaccino a differenza di chi ha dai 12 anni in su, si stanno ammalando molto di coronavirus. La fascia d’età tra 0 e 9 anni è una delle più colpite dal Covid».

Nell’ultimo mese avete ricoverato dei bambini al Versilia dopo il contagio?

«Sì, due».

Sin dall’inizio della pandemia, lei affermò - sulla base dei dati scientifici che cominciavano ad arrivare - che il Covid era meno violento sui più piccoli. Perché il loro organismo è fresco e forte, senza contare che le tante vaccinazioni nei primi anni di età forniscono uno scudo protettivo.

«È ancora così. Generalmente i bambini hanno sintomi e decorso più lievi rispetto agli adulti. Però ci sono tre aspetti da considerare».

Quali?

«Il primo è che esiste un tipo di infiammazione molto seria, chiamata Mis-C (sindrome infiammatoria multisistemica), causata dal Covid nei bambini. È un’infiammazione che può colpire vari organi, con conseguenze molto brutte».

Anche letali?

«Sì. Si tratta di casi rari, ma ci sono e quindi è giusto tenerne conto».

Gli altri due aspetti da considerare per la salute dei nostri figli?

«Il secondo è che l’infezione da coronavirus può lasciare dei postumi, il cosiddetto long Covid, come avviene per i grandi. Quando entra nel nostro organismo, ormai lo sappiamo, il coronavirus va a fare danni sui polmoni e anche su reni, sistema nervoso centrale, apparato riproduttivo. Considerato che stiamo parlando di bambini con un’aspettativa di vita lunghissima, non è da sottovalutare. Il terzo aspetto che deve farci riflettere è quello mentale».

Si riferisce ai danni psicologici provocati dal Covid?

«Esatto. Non vaccinarsi significa essere più esposto al contagio, quindi alla quarantena e all’isolamento. Abbiamo detto più volte quanto grande sia stata la sofferenza psicologica nei più giovani nel corso della pandemia».

Lei ha parlato dei rischi del coronavirus. Ancora oggi c’è chi pensa che i rischi portati dalla vaccinazione siano da mettere sullo stesso piano.

«Non è così: non sono paragonabili. L’unico effetto collaterale serio del vaccino, escludendo perciò dolori e febbri che francamente non mi sembrano problemi enormi, può essere la miocardite (un’infiammazione al cuore, ndr): la casistica è di 5 episodi su 100.000. È ormai accertato, inoltre, che la miocardite da vaccino non ha conseguenze drammatiche. Dopo la diagnosi ha il suo decorso, che non produce effetti particolarmente gravi».

Che cosa risponde a chi teme danni sulla crescita del bambino?

«È biologicamente una cosa senza senso. L’Rna messaggero, una volta entrato nell’organismo con la vaccinazione Pfizer o Moderna, stimola la produzione di proteina Spike, che è quella del Covid. Da lì si producono gli anticorpi che servono a rendere istruito il nostro sistema immunitario contro il coronavirus. L’Rna messaggero viene eliminato praticamente subito, poi tocca alla proteina Spike. Quindi nel nostro organismo non rimangono per molto questi agenti esterni. Come avviene per ogni elemento che arriva da fuori, perché il nostro corpo è abituato a eliminarlo. Quindi chiedersi cosa provocherà il vaccino nel futuro ragazzo o adulto è uno di quei dubbi che non hanno fondamento».

Infine, cosa si sente di dire ai genitori?

«Non decidere sul vaccino significa già decidere. Il Covid non è una varicella: lasciare che il proprio figlio lo prenda, nell’idea di immunizzarlo, non è la scelta giusta. Non si può esporre un bambino alla possibilità di ammalarsi, con un vaccino a disposizione».

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