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Investì e uccise la ciclista sul cavalcavia a Viareggio: automobilista condannata

il cavalcavia Barsacchi nel 2019, il giorno dell’incidente costato la vita alla signora Rachele Marin, 81 anni

La donna quel giorno stava percorrendo a piedi la strada portando a mano la sua “due ruote” carica della spesa appena fatta

VIAREGGIO. Era il 29 maggio 2019 e la signora Rachele Marin, 81 anni, era andata a fare la spesa alla Migliarina, nel giorno del mercato settimanale. Conosciuta come “Gilda”, per molto tempo – negli anni Ottanta – Marin aveva gestito il bar dello stadio dei Pini che apparteneva, all’epoca, a Giampaolo Paoli. Quella mattina, la signora percorre il cavalcavia Barsacchi portando a mano la bicicletta, vista la salita impervia del ponte che passa sopra la ferrovia. Quando, ad un certo punto, viene colpita da una Yaris, guidata da una giovane – all’epoca appena 26 anni – che ieri è stata condannata a un anno di carcere e due anni di patente sospesa, condanna subordinata al pagamento del risarcimento alle parte civili. Perché la signora Marin morì un attimo prima che il Pegaso potesse alzarsi dal campo sotto il cavalcavia dove era atterrato.

Da quel giorno a oggi la famiglia della vittima del tremendo incidente stradale (Rachele Marin era vedova e ha lasciato tre figli) ha dovuto affrontare una richiesta di archiviazione da parte della Procura di Lucca (era pm Piero Capizzoto), alla quale il giudice Riccardo Nerucci oppose la propria necessità di avere chiarimenti sulla dinamica della tragedia prima di decidere. Sul tavolo del giudice s così arrivarono la consulenza tecnica della Procura, quella della difesa della automobilista – Cristina Pardini –, della sua assicurazione e delle parti civili, i familiari della vittima. La scelta finale è stata quella di procedere, rigettando la richiesta di archiviazione, e proseguendo con rito abbreviato. Che ha portato il giudice Alessandro Trinci alla condanna della automobilista, con l’elemento del concorso di colpa a carico della anziana vittima.


Tra le parti, nella ricostruzione dell’incidente, vi sono posizioni diverse: secondo i difensori della giovane automobilista, infatti, la signora Marin sarebbe scesa dal marciapiede all’improvviso per riprendere la pedalata quando si trovava nel punto in cui si è verificato l’impatto con l’auto.

Punto – è invece la tesi dei legali di parte civile (Pietro Cupido,Azzurra Benedetti, Gianmarco Romanini, Stefano Genick) forti delle consulenze dei tecnici messi in campo – che distava circa dieci metri dalla sommità del cavalcavia costruito senza pista ciclabile. Una distanza che la donna, 81enne, avrebbe dovuto percorrere comunque tutta in salita, in sella a una bicicletta con la quale trasportava la spesa in parte volata già dal cavalcavia una volta avvenuto l’impatto con la macchina.

Al momento dei rilievi, eseguiti dalla polizia municipale di Viareggio, la Lancia Ypsilon di colore bianco mostrava due colpiture: una sul davanti, in basso, all’altezza del fanale lato passeggero; e l’altra, sul parabrezza stesso lato. Dove la donna – colta alla sprovvista dal mezzo che l’ha urtata da dietro – è andata a sbattere con il cranio. Come dimostravano bene i capelli rimasti ed i frammenti di pelle. Un colpo talmente forte da mandare in parte in frantumi lo stesso parabrezza.

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