Mettere all’asta le spiagge: così il nostro litorale dice addio al made in Italy

Le imprese balneari, condotte quasi esclusivamente da nuclei familiari, sono un modello tipico e vincente di made in Italy, ammirato e apprezzato in tutto il mondo

Le imprese balneari, condotte quasi esclusivamente da nuclei familiari, sono un modello tipico e vincente di made in Italy, ammirato e apprezzato in tutto il mondo. Danno impiego a più di un milione di lavoratori. Partecipano al pil nazionale (ricchezza prodotta) per il 12% che può più che raddoppiare con l’aggiunta dell’economia indotta. Sono certamente un motore positivo moltiplicatore di lavoro e ricchezza per molte imprese del territorio: industria, alberghi, ristoranti, muratori, elettricisti, idraulici, artigiani, commercianti, professionisti etc. Attraggono milioni di turisti italiani e stranieri che scelgono l’Italia per godere dei servizi balneari offerti. Ecco il grande interesse ad impossessarsene. L’interpretazione strumentale della “direttiva europea servizi” 123/2006 detta Bolkestein. La “direttiva” non prevede le aste per gli stabilimenti balneari. Lo ha dichiarato con un’interpretazione autentica il padre della direttiva, il signor Frederik Bolkestein, il 18 aprile 2018 in conferenza in un’aula del Senato a Roma con presenza di politici, giornalisti, sindacalisti e operatori. La “direttiva servizi” non è quindi applicabile alla concessione di beni. Contrariamente, parte del mondo affaristico da alla direttiva un’interpretazione opposta e strumentale per sostenere la tesi delle aste e condiziona e influenza molti livelli decisionali italiani ed europei che in buona o mala fede fanno da sponda.

La magistratura, quando è stata chiamata a pronunciarsi per dirimere le controversie, si è espressa non univocamente poiché la materia è molto complessa e contraddittoria. Basta ricordare che interpretazioni e soluzioni legislative nazionali adottate in Spagna, Portogallo, Croazia hanno tutelato da anni le piccole imprese balneari senza che l’Europa abbia cancellato queste tutele: rinnovo automatico, diritto di preferenza, lunghissimi periodi di concessione. Al contrario in Italia queste tutele sono state cancellate. Strategia non confessata adottata per impossessarsi delle imprese balneari in Italia nel mondo solo l’Italia può vantare decine di migliaia di piccole, eccellenti, tipiche imprese balneari. Si può immaginare, e sono molti gli indizi, che su queste imprese siano da anni nate delle attenzioni predatorie con una strategia precisa: impossessarsi delle imprese balneari denigrandole e portare a termine la “rapina” dopo averla mascherata di legalità.


Oltre a servirsi della “direttiva europea” con una interpretazione di comodo, l’argomento denigratorio più usato è la pubblicazione ripetuta dei canoni di concessione, pagati dalle imprese balneari, ritenuti scandalosamente minimi per indurre l’opinione pubblica a pensare che le aste infine siano giuste. a questo fine, il “canone” viene astutamente presentato come unico strumento di valutazione del rapporto stato/impresa. Si tace volutamente che oltre il canone esistono innumerevoli rapporti economici diretti e indiretti tra stato e impresa. Alcuni di questi sono: prelievi del 22% per Iva sul totale degli incassi. Tutte le imprese turistiche in Italia scontano un’Iva al 10%, in Europa dal 2% al 8%. – costo sulle imprese della sorveglianza e salvataggio, funzione di esclusiva competenza pubblica.

In nessun caso il costo delle emergenze e dei salvataggi è addossato alle imprese. Costi di pulizia estate e inverno dei litorali dai detriti portati dalle mareggiate per ripristinare fruibilità e condizioni igieniche dell’ambiente. I detriti provengono principalmente da tutto ciò che i fiumi riversano in mare dopo i nubifragi. Urgente ripristino e costi relativi sostenuti per danni alle strutture balneari causati da condizioni meteo marine. Ripristinare le strutture ricettive dopo i danni è un interesse delle imprese e dei territori. Costi per partecipazione a progetti di difesa delle coste. Costi per canoni, tasse sui canoni, Imu, tari etc. Il “canone giusto” è possibile determinarlo tenendo presente questa complessità di oneri in un quadro contrattuale/legislativo chiaro e definito. al contrario il rapporto stato/impresa è insicuro, indefinito, soggetto a mille interpretazioni, incertezze, minacce con troppi enti che interferiscono disarmonicamente. Comunque è bene ripetere che le imprese balneari sono sempre state disponibili a rivedere le entità dei canoni in un contesto di equilibrio generale e complessivo di doveri e diritti.

Le soluzioni attese rivedere l’intero quadro normativo con regole chiare e sicure. Ridefinire l’entità del “canone giusto” come le imprese balneari italiane hanno sempre richiesto. Allontanare qualunque operatore immeritevole. Difendere il mondo delle piccole imprese balneari italiane dalla speculazione finanziaria come hanno fatto altre nazioni europee, cosi’, in un nuovo clima di sicurezza, favorire nuovi investimenti. Negoziare con l’Europa e tutelare la specificità, i valori storici, la peculiarità, il made in Italy, il successo della balneazione italiana.