Il sindacato rivendica un contratto di settore. «Basta con il ribasso»

Uno yacht

Gli interventi di Rossi e Braccini per la Fiom Lucca e Toscana. «I profitti volano e le condizioni sul lavoro peggiorano» 

VIAREGGIO. Nautica in fermento sul fronte sindacale, come annunciano le prese di posizione dei segretari generali regionale e provinciale della Fiom Cgil. «Vogliamo un Contratto territoriale della nautica», spiega Mauro Rossi per la Fiom provinciale, continuando: «La nautica “ha il vento in poppa”, il portafoglio ordini dei principali cantieri è mediamente raddoppiato, la situazione è “eccellente”, crescono sia il valore della produzione (in alcuni casi addirittura quadruplicata) che gli utili, crescono le dimensioni delle imbarcazioni richieste, le previsioni sono più che ottimistiche, si sono ormai raggiunti e superati i valori precedenti alla crisi settoriale 2007/2008, ci si attesta su di una crescita superiore al 20 per cento», Insomma, «questa è la fotografia del settore, la situazione che si registra anche a seguito dei recenti Saloni». Guardando la stessa fotografia, però, dal lato dei tanti lavoratori del settore, l’immagine è un po’ diversa: «Il livello salariale dei dipendenti non è in linea con la crescita che si registra nel sistema. Le condizioni di vita nei luoghi di lavoro, in termini di salute, sicurezza e dignità, lasciano molto a desiderare e in molti casi, nel mondo della fornitura e subfornitura, sono addirittura peggiorate. Crediamo ci siano tutte le condizioni per una contrattazione di filiera che stabilisca livelli minimi di diritti per tutti coloro che, pur con contratti diversi, contribuiscono alla realizzazione dello stesso prodotto».

Per Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil Toscana, «non può esserci sviluppo se fatto contro i diritti dei lavoratori». Lavoratori della nautica che – sono i numeri forniti da Braccini – passati da circa 15mila a 17mila per oltre tremila piccole imprese. La denuncia di Braccini è netta: «Il settore è accompagnato da un sistema lavorativo preoccupante, dove alla fine dell’infinito girone degli appalti si trovano lavoratori stranieri ricattati e sfruttati. Quasi nessun cantiere ha mantenuto reparti produttivi con lavoratori alle dirette dipendenze e la produzione è in mano a una miriade di appalti e subappalti sempre più al ribasso». L’indicazione è chiara: «Vanno controllate condizioni di lavoro, retribuzioni complessive dei lavoratori, applicazione dei contratti nazionali, sicurezza nei luoghi di lavoro. Vanno messe al bando le retribuzioni con paghe conglobate, le forfettizzazioni delle retribuzioni, va contrastata l’evasione degli orari straordinari retribuiti sotto la voce trasferte, vanno verificati i molti lavoratori assunti part time ma che invece lavorano a tempo pieno». E poiché le aziende della nautica operano e fanno profitti su concessioni pubbliche «le Istituzioni avrebbero possibilità di intervento diretto, ma invece stanno a guardare. Con la Regione Toscana avevamo aperto un tavolo riguardo la possibilità di definire un protocollo per il sostegno alle attività di sviluppo della nautica, ma ormai da un paio di anni non abbiamo più notizie». Proprio alla Regione sono rivolte le conclusioni di Braccini: «Va redistribuita la ricchezza anche a chi lavora se vogliamo provare a creare le condizioni per un futuro economicamente e socialmente sostenibile del settore. Sarebbe giunto il tempo che la Regione battesse un colpo».


Donatella Francesconi

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