Ci sono due offerte per Perini Navi: terza asta e lavoro, tutte le incognite

Dopo il fallimento arriva la prima svolta. Ma la Fiom ribadisce: «No a improvvisazioni. Chi acquisterà  dovrà essere un grande gruppo industriale del settore»

VIAREGGIO.  Il 2021, anno che si è aperto – sul fronte della grande nautica – con il fallimento Perin Navi decretato dal Tribunale di Lucca, potrebbe chiudersi con la soluzione della crisi Perini, andando a buon fine la terza asta dopo che le due precedenti sono andate deserte. Da ieri sono ufficiali almeno due proposte irrevocabili di acquisto per l’azienda della grane nautica a vela: quella da 47 milioni, presentata dall’azienda carrarina “The Italian Sea Group”; e quella – resa pubblica senza cifra – del duo Sanlorenzo/Ferretti, insieme fin dall’inizio della “caduta” di Perini Navi, che non hanno reso nota la cifra messa all’attenzione del Tribunale.

Il curatore fallimentare Franco Della Santa è al lavoro per definire la data della terza sta che – a questo punto – potrebbe essere resa nota da un giorno all’altro. In vendita ci sono: il compendio mobiliare ed immobiliare dei cantieri navali di Viareggio e di La Spezia, il compendio immobiliare di Pisa, una nave in corso di costruzione, commessa numero 2369, i marchi ed i brevetti, la partecipazione sociale (100 per cento) in Perini Navi Usa Inc e i rapporti giuridici in essere con i dipendenti e con i terzi.


Nel pomeriggio di ieri, a proposta dell’azienda di Carrara ufficializzata pubblicamente, è intervenuta la Fiom Cgil provincia di Lucca: «Abbiamo appreso dalla stampa, dopo l’ultima asta andata deserta, dell’interesse manifestato oggi pubblicamente all’acquisizione di Perini Navi da parte di Tecnomar Italian Sea Group per 47 milioni. Questo fatto cambia ancora una volta le carte in tavola della vertenza Perini per la quale si andrà a breve alla prossima asta che partirà presumibilmente dal prezzo base proposto da Tecnomar. Serve quindi un’operazione di garanzia, per l’occupazione, per il territorio e che dia continuità al marchio Perini Navi dei grandi velieri di lusso di Viareggio».

Dal punto di vista del sindacato e, dunque, dei lavoratori – continua la nota della Fiom – «non è solo una questione che tocca l’occupazione diretta, ma riguarda anche l’universo delle imprese degli appalti che devono trovare nel soggetto che arriva una opportunità non soltanto di lavoro a breve, ma anche di prospettiva ed interesse specifico dell’intera filiera nel presidiare il settore della vela nel mercato delle imbarcazioni da diporto. Per questo, come abbiamo sempre spiegato, chi acquisirà deve avere la caratteristica di essere un gruppo imprenditoriale del settore. Non è ipotizzabile ritornare nelle mani di soggetti inesperti, ancorché facoltosi: si rischierebbe di vedere la replica di quanto accaduto lo scorso gennaio, con la sentenza di fallimento».

Tecnomar, al pari di chi volesse palesarsi – è la richiesta del sindacato dei metalmeccanici Cgil – «si renda disponibile ad un confronto serio sui contenuti del piano industriale e di rilancio che ha realizzato. Troppo tempo è già trascorso dal fallimento dell’azienda: per quanto ci riguarda, siamo pronti a valutarlo, esattamente come ve ne fossero altri, nei contenuti, nell’interesse dei lavoratori e del territorio».

Certo è che si tratta di una corsa contro il tempo: tra pochi mesi scatta l’anno dalla pronuncia dalla sentenza di fallimento da parte del Tribunale di Lucca, e se la vendita all’asta non andasse a buon fine, allora potrebbero tornare a farsi avanti gli ex soci con una proposta di concordato.

Ma il rilancio del glorioso, marchio della nautica a vela è a un passo dall’essere possibile. E difficilmente i big della grande nautica si lasceranno sfuggire l’occasione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA