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Alessio, l'Alfiere viareggino al Quirinale tra i super studenti: «Un’emozione unica»

Alessio Baldini premiato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il ventenne è stato premiato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  «Ero teso, poi mi sono goduto la giornata»

VIAREGGIO. A sentirlo parlare, con la voce influenzata dall’adrenalina ancora in circolo, Alessio Baldini non sembra affatto il ragazzo che al Quirinale con passo rapido e sicuro, lo sguardo fiero aggraziato da un accenno di sorriso, cammina verso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronto ad accoglierlo con un applauso lungo qualche secondo appena, abbastanza però per essere ricordato tutta una vita. Il premio di "Alfiere del Lavoro", con il relativo attestato, lo studente viareggino, uno dei 25 più bravi in Italia nel 2020, lo riceve invece da Giuseppe Castagna, amministratore delegato del Banco Bpm nonché Cavaliere del Lavoro. Niente strette di mano, le regole anti-Covid non lo permettono. E allora il saluto col ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, che precede la cerimonia di premiazione, è un incontro «gentile» di pugni. Baldini lo ricorda bene quel dettaglio, mentre ricostruisce con pensieri e parole la mattinata del Quirinale, confessando di non aver provato eccessiva agitazione prima di vedersi consegnare la medaglia e l’attestato. «Ero preparato, in fondo lo sapevo già da un anno. Nel 2020 ci fu comunicato del rinvio della cerimonia appena qualche giorno prima, ma ce lo aspettavamo, vista l’introduzione delle zone colorate».

Dica la verità: ha dormito stanotte?

«Poco, mi sono svegliato almeno 4/5 volte divorato dall’ansia di arrivare in ritardo. È un mio difetto, come il dimenticarmi le cose: ieri mattina in albergo ho dovuto riaprire la valigia, già pronta, per prendere un dettaglio indispensabile per il vestito».

Anche nei momenti prima della cerimonia era tranquillo?

«Siamo giunti al Quirinale due ore prima. A quel punto l’emozione ha lasciato spazio alla consapevolezza dell’evento. E all’attesa di godermelo. L’incontro col ministro Bianchi è stato interessante».

Se chiude gli occhi e ripensa agli istanti col presidente Mattarella, riesce a focalizzarli?

«È difficilissimo, mi servirà tempo per realizzare che sia successo davvero. Ma il brividino lungo la schiena mentre aspettavo di essere chiamato, quello sì. Avevo il timore di non sapere come salutarlo e ringraziarlo (ride) ».

Pur non potendoci parlare, né stringergli la mano, che impressione le ha fatto?

«Quella che avevo già maturato: un uomo capace di trasmettere un senso concreto di vicinanza alle persone, sempre nei limiti imposti dal ruolo istituzionale».

Cosa le resterà più impresso della giornata di ieri?

«Il suo discorso: si è rivolto a noi "Alfieri del Lavoro", identificandoci come l’emblema della rinascita che deve partire proprio dai giovani. È una responsabilità, certo, ma anche uno stimolo».

Al di là del riconoscimento, lei ritiene di essere un’eccellenza?

«Assolutamente no (ride di nuovo) : significherebbe reputarsi superiore agli altri e io non lo sono affatto. Ho solo fatto il mio dovere a scuola nel modo migliore. Sono un ragazzo normalissimo, che si è impegnato al massimo. Bisogna sdoganare la figura del secchione: gli altri "Alfieri" che ho avuto modo di conoscere sono appassionati e alla mano».

Quindi lei rimarrà lo stesso di sempre?

«Perché non dovrei? Sono le esperienze che cambiano le persone, non i titoli che acquisiscono, almeno per me. I miei amici, quelli con cui il legame dura da 10-12 anni, sanno chi sono. E mi apprezzano a prescindere da premi e riconoscimenti».

Quanti messaggi ha ricevuto in questi giorni?

«Oltre un centinaio, alcuni, leggendoli, stavano per commuovermi. Ma non ho sbandierato la notizia. All’Università in tanti mi chiedevano di che cerimonia si trattasse e io glissavo. Solo lunedì sera l’ho detto agli amici, anche per scaramanzia, visto il precedente dello scorso anno. E poi sono un maniaco della privacy e non amo ostentare i miei successi sui social. Una bella foto di ieri però la pubblicherò. ..»

E i genitori, come hanno reagito?

«Erano orgogliosissimi. Mia madre mi ha accompagnato a Roma e ha visto la cerimonia in tv, a casa dei parenti che abbiamo là. Pure papà era felicissimo».

Sognava di entrare all’Accademia Navale, poi alla Bocconi. E alla fine ha scelto Economia Aziendale a Pisa. Come mai?

«L’idea dell’Accademia l’avevo accantonata. Quella della Bocconi invece no, ma non ho calcolato bene i tempi della selezione, colpa della mia indecisione. E così mi sono iscritto a Pisa, dove comunque mi trovo bene. Magari a Milano farò la specialistica...».

Ha già in mente dove metterà i premi ricevuti ieri?

«L’attestato lo appenderò alla parete di camera. La medaglia ancora non lo so, di certo non dentro alla cassaforte. Voglio averla a portata di mano per ricordarmi della giornata che ho vissuto».

Non è che un domani si candiderà a sindaco di Viareggio?

«E chi può prevederlo? A me la politica piace. Perché escluderlo a priori? ». © RIPRODUZIONE RISERVATA