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Vettura di Salvini ammaccata nel 2015 a Viareggio: si farà il processo

Matteo Salvini tra i poliziotti nel 2015 a Viareggio

Dopo una prima assoluzione, la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Lucca contro la sentenza del Tribunale che chiudeva il caso

VIAREGGIO. Il 10 febbraio di quest’anno il Tribunale di Lucca ha dichiarato di non doversi procedere in ordine al reato di danneggiamento aggravato contestato ad Alessandro Giannetti «per precedente giudicato», ricorda la Corte di Cassazione con la sentenza numero 37765. La stessa sentenza che, però, riporta Giannetti in Tribunale e precisamente alla Corte d’Appello di Firenze per un mero cavillo giuridico. I fatti sono quelli del comizio del leader nazionale della Lega, Matteo Salvini, a Viareggio nel 2015. Le indagini nei confronti di chi contestò il comizio portarono a un processo, durato cinque anni, che terminò con l’assoluzione di 27 persone. Successivamente alla assoluzione, la stessa Procura di Lucca aprì una nuova indagine relativa al danneggiamento subito dall’auto di Salvini. Con la sentenza che ha decretato il non doversi procedere nei confronti di Giannetti, il Tribunale di Lucca – nel rimettere insieme tutti i pezzi della lunga vicenda – ha considerato che anche il danneggiamento andava inserito negli stessi fatti già contestati e ai quali erano seguite le assoluzione, così che si configurava la necessità di «pronuncia di improseguibilità ai sensi dell’articolo 649 del codice penale», per il quale non si può processare due volte la stessa persona per lo stesso reato.

Contro la sentenza del Tribunale di Lucca ha fatto ricorso la Procura. E la sentenza di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso. Decidendo che «la sentenza impugnata (dalla Procura di Lucca, ndr) doveva escludere la ricorrenza dell’idem factum. E va pertanto annullata per erronea applicazione dell’articolo 649 del codice di procedura penale».


Si torna in aula, dunque, per il processo relativo – così si legge nella sentenza di Cassazione – per assolvere o condannare chi viene accusato di aver «colpito con le mani il veicolo a bordo del quale viaggiava il leader del partito politico che aveva organizzato l’evento», producendo (sempre con le mani, per «due colpi») «una vistosa ammaccatura sul tettuccio della vettura».

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