L'omelia del prete di Viareggio contro Halloween: «È la festa delle tenebre, riflettete»

Il parroco don Luigi Pellegrini e in processione a Viareggio

Don Luigi Pellegrini, parroco di Santa Rita: «E se invece celebrassimo gli angeli?». Poi appende le foto di santi e beati fuori dalla casa famiglia che gestisce

VIAREGGIO. Meglio vestiti da Burlamacco che da mostri o scheletri vaganti nella notte che anche in Italia, ormai, è quella della festa di Halloween: è la sintesi dell’omelia di don Luigi Pellegrini, domenica, dal pulpito della chiesa di Santa Rita, quartiere ex Campo d’Aviazione. «Mostri, scheletri, addirittura bare dentro i locali e tutti i simboli del macabro», argomenta don Luigi al telefono con il Tirreno: «Non credo sia il modo corretto per far vivere a bambini e ragazzi il senso dell’eternità».

Un messaggio, quello del parroco dell’ex Campo d’Aviazione (che è stato anche vicario del vescovo nel corso degli anni) che da domenica rimbalza nelle chat dei parrocchiani. Sulla facciata della Casa famiglia gestita dalla parrocchia, in via Pascoli, le immagini di Santa Rita da Cascia, Papa Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta e altri: «Paradiso e no una proposta macabra per il 31 ottobre e primo novembre», è il messaggio che accompagna la foto sulla pagina Facebook del parroco del popoloso quartiere.


«Recarsi a fare visita ai morti è coltivare la speranza», così don Luigi spiega la posizione presa rispetto ai festeggiamenti per Halloween che si sono andati prepotentemente sostituendo al tradizionale culto dei morti. «Io sono di Camaiore», ricorda il parroco, «e quando ero ragazzo c’era la Fiera, ci si ritrovava in famiglia, c’era una dimensione bella che metteva in relazione i defunti con la vita che continua. E lo scheletro metteva paura. Adesso, invece, prende il sopravvento proprio lo scheletro, che è la fine, il nulla».

Don Luigi ci tiene a sottolinearlo: «Non sono certo contro il fare festa, io che mi occupo di oratori e propongo feste, giochi, ora anche al campo dove abbiamo gli animali. Ma penso a una festa luminosa, fatta di speranza. La speranza della Resurrezione». Spazzata via «dalla figura dello scheletro, per esempio. Se rimane lo scheletro, allora è finito tutto. Quando ero ragazzo, quelli della mia generazione avevano paura di tutta quella simbologia, scheletri, teschi e tutto il resto. Adesso, invece, i ragazzi ci si tuffano».

Ma non sono solo ragioni strettamente religiose a guidare le parole del parroco di Santa Rita. Il quale guarda oltre, a quello che accade tra gli adolescenti: «Perché bisogna ricorrere al macabro? I ragazzini sono ossessionati dal macabro, dall’occulto. Ci si impantanano. Sempre tra le mani il telefonino, immersi dentro giochi che li trasportano nel mondo dell’esoterismo. E purtroppo, alla lunga se ne vedono i frutti: lo posso garantire da quello che vedo quotidianamente. Frutti che derivano dall’aver giocato, fin da bambini, con certi temi».

Certo, c’è un aspetto di tutto il tripudio di horror che non può essere sottovalutato, non nega don Luigi: «Dal punto di vista economico, i negozi e i locali sfruttano il contesto e vendono ai clienti quello che i clienti vogliono. Io non ho alcuna intenzione di togliere la festa ai commercianti. Ma mi chiedo: e se sostituissimo tutti i simboli di Halloween, tutto l’horror, con gli angeli? Penso a una festa luminosa, immaginatevi i negozi che sostituiscono l’attuale simbologia che richiama le tenebre con tutto ciò che è relativo agli angeli, figure che sicuramente non sono solo patrimonio dei credenti».

Luce è la parola chiave del messaggio lanciato da don Luigi: «Per noi cristiani anche la croce è gloriosa. Perché dalla sofferenza si capisce la vita. Penso al periodo dal quale tutti stiamo uscendo, a quanta sofferenza è stata vissuta. È giusto che ci sia voglia di fare festa. Poi, però, entro in un locale e lo trovi addobbato addirittura con le bare».

Inevitabile chiedersi da dove arrivi il tripudio di horror e come mai abbia raggiunto i livelli che tutti abbiamo sotto gli occhi in questi giorni: «C’è un senso di resa», è la risposta a pronta presa di don Luigi, che dà di che pensare ben al di là del dibattito “Halloween sì-Halloween no. «E allora», prosegue il parroco sintetizzando il ragionamento più gettonato in queste giornate di fine ottobre, «che fai? Una zucchetta non la vuoi mettere, come fanno tutti?».

Al di là dell’occasione è un pensiero, quello di don Luigi Pellegrini, che vuole far riflettere anche oltre: «Per questo ho detto in chiesa “vestite i vostri bambini da Burlamacco, piuttosto che da scheletri”. Perché la festa sia luminosa, sia festa di speranza. Non solo per chi crede, ma per tutti. Ne abbiamo bisogno. Per educare alla speranza e a non essere sospettosi gli uni con gli altri, come accade invece in questo momento storico».

Quella stessa speranza – conclude don Luigi - «che oggi più che mai deve essere trasmessa ai nostri ragazzi».

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