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Massarosa piange babbo "Matteino", ucciso da un malore a 40 anni: «Siamo distrutti»

L'uomo non aveva mai manifestato problemi di salute. L'allarme, poi la telefonata al 118. Inutile la corsa in ospedale nella notte. Il dolore della madre

MASSAROSA. «Sto male». Due parole dette strozzate in gola. La telefonata al 118, la corsa in ospedale e poi la fine. Malgrado tutto, malgrado la vita. La comunità di Massarosa è in lutto per la scomparsa di un personaggio conosciuto anche oltre i confini comunali. Si tratta di Matteo Mennucci, “Matteino” per tutti i conoscenti e gli amici, un uomo di appena 40 anni che è stato stroncato da un infarto nella notte tra giovedì e venerdì. Un malore che è arrivato improvviso, dato che Matteo non aveva accusato alcun sintomo diverso dal solito fino a poche ore prima quando aveva mandato a letto la figlia di appena cinque anni.

Secondo il racconto degli amici, Matteo era a letto quando ha avuto il malore. Era poco prima delle quattro del mattino. La compagna ha chiamato immediatamente la centrale operativa del 118 per il trasporto in ospedale. Mennucci è stato portato con estrema urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Versilia ma per lui non c’è stato nulla da fare.


Mennucci era molto conosciuto in tutto il paese e anche nel resto della Versilia per il suo lavoro come antennista. Lavorava alle dipendenze di Carlo Cortopassi, noto professionista della zona di Massarosa, che lo ricorda con grande affetto: «Sono devastato dalla scomparsa di Matteo - racconta al Tirreno - Per me era come un fratello e ancora non posso credere che possa essere accaduto. Lo avevo accompagnato la sera a casa e stava bene. Anche nei giorni precedenti non aveva avuto alcuna avvisaglia del malore. È stato per tutti noi un colpo durissimo, un fulmine a ciel sereno. Mi hanno chiamato nel cuore della notte e non potevo credere a cosa stesse succedendo. Poi l’epilogo. Siamo tutti estremamente scossi dalla sua morte. Lascia un grande vuoto».

In lutto anche la madre, Cristina Raspante: «Matteo era una bella persona ed era buono con tutti, oltre a essere una persona onesta e un grande lavoratore - racconta - lo so che ogni madre potrebbe dire la stessa cosa di suo figlio ma lui era davvero così. I genitori credono di sopravvivere ai propri figli. Non credo esista un dolore più grande. Ho avuto alcuni lutti negli ultimi due mesi e sono episodi che ti fanno perdere le certezze che maturi nell’arco di una vita. Sono distrutta».

Matteo lascia una compagna, Deborah Brizzi, l’amore della sua vita, dalla quale aveva avuto una figlia che oggi ha cinque anni. Ancora la famiglia non ha disposto il funerale perché la salma di Matteo è a disposizione per l’autopsia che può capire alcuni aspetti della morte dell’uomo. Tutta la redazione del Tirreno si unisce al dolore della famiglia.

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