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Massarosa, la promessa della neo sindaca Barsotti: «Ecco la prima cosa che faremo per il Comune»

L’attesa e poi la gioia, la candidata del centrosinistra festeggia la vittoria al ballottaggio e annuncia: ci prendiamo una pausa breve e poi subito al lavoro

MASSAROSA. È passata poco più di una mezz'ora dalla chiusura dei seggi quando nella sede del Partito Democratico di Stiava Adolfo Del Soldato, segretario comunale del Pd di Massarosa, alza le braccia al cielo in segno di vittoria. «È fatta Simona, è fatta!» esulta. «Ma cosa dici, Adolfo! Sono state scrutinate solo nove sezioni» lo rimbecca Simona Barsotti, cauta, tornando a controllare lo schermo dello smartphone dove i dati ufficiosi sugli esiti del ballottaggio iniziano a susseguirsi uno dopo l'altro. In realtà serviranno ancora una ventina di minuti prima che il vaticinio del segretario trovi riscontro. Venti minuti di timidi tentativi di festeggiamenti, di dati che in alcuni seggi vedono Bigongiari in vantaggio ma con un margine troppo ridotto per rappresentare un ostacolo. Venti minuti al termine dei quali anche Barsotti si lascia andare all'emozione e alle lacrime.

Barsotti eletta a Massarosa: "Vincono l'onestà e la serietà"



È la nuova sindaca di Massarosa, la prima nella storia del Comune. Un lunedì da incorniciare per lei che alla chiusura delle urne si è subito presentata nella sua Stiava per attendere i risultati che l'hanno vista trionfare al ballottaggio con oltre il 53 per cento dei voti a suo favore.

«Un giorno di festa per tutta Massarosa e il centrosinistra - dichiara, mentre le fanno da sfondo le grida di giubilo dei suoi colleghi di partito accorsi ad acclamarla - hanno vinto l'onestà, l'unità e la serietà: tre valori che rivendicherò sempre. Ancora non ci credo di essere la prima sindaca donna del mio comune: sento in qualche modo di aver lanciato un segnale importante anche per tutte le donne che si impegnano nella politica e per le quali sembra un traguardo inarrivabile riuscire a ricoprire certi ruoli. Spero di essere d'esempio - commenta Barsotti - una donna può essere capace, forte e determinata anche in questo mondo, anche se chiaramente la mia famiglia è e resterà sempre all'interno dei miei impegni. Quello che si è appena concluso è stato un bellissimo percorso che anche per il futuro deve servire da esempio, aperto alla collaborazione e nel quale si è riconosciuto fin da subito tutto il centrosinistra progressista».

Bocche ancora cucite su quella che sarà la giunta. Con l'unica eccezione di Damasco Rosi che come già annunciato fin dal lancio della campagna elettorale «farà parte della squadra di governo del Comune. Sugli altri - spiega Barsotti - ancora non mi esprimo perché ho veramente l'imbarazzo della scelta: posso però garantire che sarà il miglior gruppo dirigente per Massarosa, pronto a rispondere alle esigenze della nostra comunità».

Priorità che sull'agenda della neo-eletta sindaca hanno già un ordine ben preciso. «Ci prendiamo una pausa breve e poi subito al lavoro - dichiara - intanto aprendo quanto prima un dialogo con la Corte dei conti per portare quanto prima Massarosa fuori dal dissesto. Ma anche per ricucire quei rapporti, sia con le associazioni che con i cittadini e le circoscrizioni territoriali che in questi ultimi anni sono del tutto venuti meno. Infine - conclude Barsotti - rimboccarci le maniche per quello che riguarda l'edilizia, l'urbanistica, il commercio e il progetto della Casa della Salute, per il quale la scadenza da rispettare è quella del 31 dicembre».

C'è tempo però, per mettersi a lavoro. Intanto Simona Barsotti si gode la vittoria, portata in trionfo dallo stesso Rosi in comune dove ad attenderla c'è una folla in festa, tra cui gli esponenti degli altri partiti della sua coalizione. E dove arriva anche l'attesa stretta di mano con l'avversario Carlo Bigongiari. «Collaboriamo, mi raccomando» l'invito di Barsotti. «Valuterò, io valuterò», la risposta criptica del candidato sconfitto, alludendo forse alla sua eventuale rinuncia a far parte del prossimo consiglio comunale. Poi l'ingresso trionfale nel palazzo comunale dove avviene il primo atto simbolico: aprire la doppia anta del portone. «Una porta - dice a gran voce alla folla - che non deve mai più rimanere chiusa».



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