In cento in piazza a Viareggio contro il Green pass: «Violenza è togliere il lavoro alle persone»

La manifestazione organizzata da “Libertà di scelta Versilia”: «Facciamo divulgazione». Poi però l’attacco all’ordine dei medici

VIAREGGIO. Francesca ha capelli mori e una maglietta rosa. È una delle prime ad arrivare sotto la statua di Burlamacco, in piazza Mazzini, per la «manifestazione pacifica di protesta contro il Green pass», organizzata dal gruppo “Libertà di scelta Versilia”. «Questo – dice – per noi è un momento divulgativo. Ci troviamo ogni sabato da un mese. Con chi può parlare? Aspetti che sento il capo. No guardi – prosegue – con la stampa preferiamo non parlare perché ci sono state troppe strumentalizzazioni. Però se vuole le dico come la penso: io lavoro, non mi vaccino, quindi farò il tampone ogni due giorni. Ho già prenotato gli appuntamenti per i prossimi quindici giorni sperando che nel frattempo qualcosa cambi. Farsi mettere tre volte a settimana uno steccolo nel naso è invasivo. Sia da un punto di vista fisico che economico: saremo costretti a pagare il pizzo per lavorare». Due passi accanto a Francesca un signore sulla quarantina aggiunge: «E questo è ingiusto per chi ha il posto fisso. Pensate a chi ha il partime e deve fare tre tamponi a settimana guadagnando 800 euro. Ecco perché il Green pass per il lavoro va abolito».

Alla spicciolata arrivano gli altri partecipanti, alla fine saranno un centinaio. C’è la signora con i capelli bianchi che tiene in mano un cartello bianco con la scritta nera: «Meno ospedale, più cure domiciliari». La ragazza con la gonna di pelle, il signore con un tatuaggio sul collo, una ragazzo in carrozzina. E poi genitori con i figli piccoli che scorrazzano in passeggiata.


La referente del gruppo Libertà di scelta Versilia, è una signora con gli occhi azzurri. Distribuisce un volantino in cui si ripete: «No Green pass, no ai ricatti del governo». E sotto le dichiarazioni di medici e filosofi e studi che – a loro avviso – minano la necessità di esibire il certificato verde. La posizione è chiara: chi vuole vaccinarsi lo faccia. È il certificato verde imposto dal Governo che è discriminatorio.

Intorno al banchetto spuntano cartelli in cui si elencano, i presunti rischi del vaccino, a cominciare dalle miocarditi. Poi altri: “Sono nata libera non morirò sotto ricatto”. “Contrastiamo pacificamente la nascita di questa dittatura o diverrà sempre più aggressiva e violenta”. “La tv non te lo dice? Accendi il cervello. Tutto il resto è sperimentazione”.

Una signora bionda cerca di rincuorare chi si è messa a distribuire volantini ai passanti ed evidentemente ne ha consegnati meno del previsto: «Quelli che vedi con la mascherine – è il consiglio – lasciali perdere». Arriva il momento di parlare. Spunta un megafono. «Ci incontriamo tutti i sabati in passeggiata per fare divulgazione sulla situazione disagevole che stiamo vivendo – ripete Claudia presentandosi – . Esponiamo dei cartelli dove spieghiamo le nostre argomentazioni. Il nostro dissenso è pacifico per recuperare i nostri diritti con l’inserimento del Green pass che non serve a niente e non tutela la salute di nessuno, ma toglie tutte la libertà garantite dalla nostra meravigliosa costituzione italiana. Ieri – aggiunge – c’è stato un bellissimo corteo di dissenso dove c’erano migliaia di nonni, genitori con bambini. Un corteo pacifico, insisto, perché spesso veniamo dipinti diversamente da come siamo».

I toni si alzano quando prende la parola Marco Viviani che si presenta come esponente di “Lucca consapevole”. «Siamo un gruppo pacifico è la premessa – che non ha niente a che fare con gli atti di violenza successi a Roma la settimana scorsa. Noi condanniamo la violenza ma dobbiamo dire che violenza e lasciare lavoratori senza stipendio». Poi attacca i giornali «asserviti al potere».

«No Green pass/No Green pass», gridano battendo le mani. Spiega che è arrivato il momento «di assumersi le proprie responsabilità» perché «la dissidenza è all’interno della democrazia e non ci si deve assuefare al pensiero dominante». Racconta anche che con questa normativa una madre «non può portare a scuola un bimbo perché non ha la tessera ». Aggiungendo che stanno «sterilizzando i nostri figli». Attacca anche l’ordine dei medici perché non permetterebbe ai colleghi di dissentire «altrimenti vengono radiati». E gli esperti che vanno in tv. «Non credete a questi personaggi ma riflettete», perché «è il momento della consapevolezza, di imbracciare le armi da un punto di vista soggettivo. Ognuno di noi deve fare la propria parte. Come? Bloccare questa Italia perché se diventa legge il certificato verde non torniamo più indietro». C’è chi batte le mani e chi si volta dall’altra parte.

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