Bar e ristoranti in Versilia pronti a sostituire i dipendenti senza il Green pass

Un’impresa su cinque ha rivelato che ci sta pensando. Confesercenti: ma finora non c’è stato alcun problema con i lavoratori

VIAREGGIO.  Si complica la vita dei lavoratori che hanno deciso di non vaccinarsi contro il Covid. Secondo un’indagine di Confesercenti sulle imprese turistiche, una su cinque sta pensando di sostituire il personale sprovvisto di Green pass. Dato che per alberghi e stabilimenti balneari la stagione è finita, la questione riguarda in primis bar e ristoranti. Va detto, tuttavia, che secondo le associazioni di categoria l’introduzione dell’obbligo di Green pass sul posto di lavoro è stata molto più tranquilla di quanto si potesse immaginare.

«Non si registrano problemi sulle verifiche, né segnalazioni particolari - dice Manuel Sakay, titolare del ristobar omonimo a Lido di Camaiore e referente dei pubblici esercizi per Confesercenti - Parlo dal punto di vista personale, perché nel mio locale siamo tutti vaccinati, ma anche per gli altri. Devo essere sincero: non vedo grosse difficoltà, se ci sono delle regole da rispettare vanno rispettate. Siamo reduci da un periodo molto complicato e l’alternativa alla burocrazia è chiudere. Francamente mi sembra meglio stare aperti e farlo in questo modo, piuttosto che non lavorare».

L’indagine di Confesercenti ha messo in evidenza che il personale non vaccinato nel turismo è in numero inferiore al 5 per cento. Sette titolari su dieci hanno controllato in prima persona il pass dei dipendenti, mentre il restante 30 per cento ha delegato a un altro dipendente. Per quanto riguarda i dipendenti sprovvisti di certificato, come detto, il 20 per cento delle imprese pensa a una sostituzione. Che cosa significa, in concreto, sostituzione? «Se il dipendente non dovesse mettersi in regola con il Green pass - spiegano da Confesercenti - diventa necessaria una sostituzione che per le attività sotto i 15 dipendenti è permessa per un periodo di dieci giorni, rinnovabile con altri dieci. Quindi 20 giorni da utilizzare dal 15 ottobre al 31 dicembre. Pensiamo, ad esempio, a un cameriere per il periodo delle festività natalizie. Ovviamente gli imprenditori prendono tempo per capire, ma la situazione complessiva è normalissima».

Anche sulle presunte ferie e certificati inviati dal personale, per rinviare in qualche modo la questione, non arrivano grandi conferme. Più facile che il dipendente provveda con il tampone ogni 48 ore, in attesa di capire come evolverà la pandemia. Molti, infatti, si augurano che i contagi restino sotto la linea d’allarme e a quel punto il Green pass possa essere accantonato. «La novità è stata introdotta in un periodo tutto sommato comodo per noi - dice Sakay - Ottobre è un mese di transizione; i clienti sono certamente di meno rispetto alla stagione estiva e rispetto a settembre. Se anche dovesse verificarsi qualche assenza, non credo che sarebbe necessario provvedere a una sostituzione. Non ce n’è bisogno. Vediamo a Natale. Il problema vero - conclude l’imprenditore - è la carenza di personale che lamentiamo ormai da tempo noi baristi e ristoratori. Ci troviamo con il paradosso che le attività stanno lavorando e potrebbero assumere, ma non trovano le figure giuste. C’è chi ha lasciato il nostro settore per un lavoro più sicuro, che dura tutto l’anno, e chi non è qualificato a sufficienza. E noi siamo in difficoltà. Naturalmente parlo per chi offre stipendi adeguati».

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