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In fila a Viareggio con i forzati del tampone: «Il vaccino non lo facciamo». Ecco i loro racconti 

La fila per fare i tamponi (foto Paglianti)

Cuochi, baristi, impiegati: tutti a fare il test in farmacia per lavorare. «Non siamo negazionisti, così ci sentiamo più sicuri»

Viareggio. La coda di persone lungo il marciapiede non sembra sfoltirsi mai, nonostante il personale lavori senza sosta. Non è un venerdì mattina come tutti gli altri davanti all’ingresso della farmacia Calandra, nel cuore di Viareggio: ieri è scattato infatti l’obbligo di presentare il Green pass anche sul posto di lavoro, pena la sospensione dello stipendio.

Una direttiva che ha spiazzato tanti lavoratori che – non vaccinati – negli ultimi giorni hanno preso d’assalto le farmacie per prenotare e sottoporsi al tampone rapido. «Il mio titolare è stato chiaro: serve il certificato o rischiamo di venire multati – racconta Andrea Andreazzi, cuoco viareggino di 58 anni – io non mi sono vaccinato non perché sono un “no-vax”, ma perché non ero granché rassicurato da questi vaccini. Prendendo tutte le precauzioni e indossando la mascherina speravo che l’andamento della pandemia migliorasse e non si arrivasse a misure tanto limitanti. Ora ci penserò: intanto inizio con il tampone, poi vedrò se vaccinarmi».

«È un provvedimento del tutto inaccettabile – dichiara Davide Palmerini, titolare di una pizzeria a Viareggio – non parlo di fascismo o di dittatura, guardo alla Costituzione: il lavoro è lo strumento di sopravvivenza delle persone, in questo modo si impedisce alla gente che non vuole vaccinarsi o non ha i soldi per i tamponi di lavorare. Io non bevo e non fumo, impiegherò quei soldi per sottopormi al tampone. I miei dipendenti? Si sono tutti vaccinati volontariamente, ma se uno di loro non avesse il Green pass non gli impedirei di lavorare». Più pacati i toni di Mario Tomi Petrovici, giovane barista 21enne di Pietrasanta anche lui in coda davanti alla farmacia Calandra. «Sono fiducioso che la situazione si risolverà nei prossimi mesi e il Green pass al lavoro non sarà più obbligatorio – spiega – purtroppo le farmacie sono tutte piene di appuntamenti e sono dovuto venire fino a Viareggio per fare il tampone, ma non mi pesa troppo: la sicurezza viene prima di tutto, per i miei colleghi e per i clienti. E il tampone è anche meglio del vaccino secondo me: almeno si è davvero sicuri di essere negativi».

«È assurdo che questi tamponi non siano gratuiti – commenta amareggiato Alessio Luisi, 23 anni, pasticcere originario di Stazzema – io ho paura di vaccinarmi e con uno stipendio da dipendente è un problema dover fare tanti tamponi. Non so quanto potrò andare avanti, però avendo perso già la giornata di oggi (ieri, ndr) ho bisogno di tornare presto a lavorare: prima di venire a mettermi in fila qui ho contattato una dozzina di farmacie tra Montignoso e Viareggio, ma prima di martedì non ho trovato posti».

«Purtroppo l’azienda dove lavoro si doveva organizzare, capire se c’era la possibilità di adeguare lo smart working all’attuale situazione, e sono serviti dei tempi tecnici. Così alla fine mi sono ritrovata a dover prenotare in fretta e furia il tampone per lavorare – racconta Ilaria Regruto, impiegata viareggina in un’azienda di Lucca – io non sono una negazionista, so bene che il Covid è pericoloso, ma dato che il vaccino è gratuito lo dovrebbe essere anche il tampone, come forma di rispetto verso chi non vuole o non può vaccinarsi. Anche perché il Green pass non significa niente, è più utile controllare tutti con il tampone».

«Anziché sottopormi un vaccino che non mi convince preferisco pagare il tampone ogni due giorni – ribadisce Matteo Ballarin, impiegato di Viareggio – è comunque un’ingiustizia, che scatena una guerra tra poveri: chi ha il Green pass può fare tutto, chi non ce l’ha è discriminato dalla società che lo vede come un untore. Il governo avrebbe potuto essere meno ipocrita e imporre l’obbligo vaccinale».



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