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Riaprono le discoteche, i re dei locali della Versilia felici a metà: «Fuori tempo il via libera ora»

Seven, Capannina, Ostras Beach, Maki Maki, Bussola: viaggio tra i proprietari dei locali della notte: «Capienza troppo bassa e nessun aiuto»

Il decreto legge che riguarda anche la riaperture delle discoteche è entrato in vigore lunedì, ma il battessimo vero e proprio sarà domani sera, venerdì, quando i locali riapriranno i battenti dopo quasi un anno e mezzo di chiusura con qualche interruzione. È un viaggio tra aspettative, polemiche e speranze quello che abbiamo fatto insieme a sette titolari dei principali locali della Versilia. Quello che esce è un grido unanime: «Tardi aprire adesso, e nessuno in questi mesi ci ha aiutato».

Ostras Beach di Marina di Pietrasanta
ALESSANDRO MAZZUCCO

«Virato sul ristorante, aprire al ballo d'inverno ha davvero poco senso»

Quasi due anni di pandemia e di chiusura delle discoteche hanno portato a cambiamenti a volte anche irreversibili. Ne è un esempio l’Ostras Beach Club di Marina di Pietrasanta: da essere una delle più note discoteche sulla spiaggia del litorale versiliese in questi tanti mesi segnati da restrizioni e divieti ha finito per diventare un locale dalla conformazione alquanto differente. «Ci siamo dovuti adattare – racconta il titolare Alessandro Mazzucco – la situazione è stata alquanto grave per quanto riguarda l’intero settore, locali come il nostro hanno dovuto fare i conti con la realtà e si sono evoluti con essa: prima eravamo una discoteca dove era possibile iniziare prima la serata fermandosi a cena, oggi invece stiamo sempre più puntando sulla componente data gastronomica, investendo in offerta e qualità del prodotto. Ovviamente rimaniamo anche una discoteca – spiega – ma l’attività trainante, come da un anno e mezzo a questa parte, resta quella del ristorante: da oggi si potrà tornare a fare serata dopo la cena, ma con il limite al 50 per cento della capienza all’interno la pista da ballo rimarrà probabilmente più marginale». Una scelta, quella dell’Ostras, dettata anche dal tipo di clientela a cui mira il locale. «Il nostro target è una clientela sicuramente più adulta rispetto a quella di altri locali – spiega Mazzucco – per cui la decisione di virare sugli eventi, sugli aperitivi e sulla ristorazione è stata una naturale conseguenza della pandemia e, ad oggi, ci troviamo bene sulla strada che abbiamo intrapreso. Se ripartiremo anche come discoteca? Questa riapertura è un inizio: dovessimo fare unicamente discoteca non basterebbe, ma proseguendo nel nostro progetto di ristorazione possiamo pensare anche di arricchire l’offerta. Valuteremo se ne varrà la pena. Resta il fatto – conclude – che d’inverno diventa complicato, soprattutto con queste norme così restrittive: se questo decreto fosse arrivato d’estate sarebbe stato certamente diverso».

Capannina di Viareggio
LAMBERTO LUMBRICI

«Contenti e demoralizzati Non vedevamo più la fine di questo tunnel»

C’è soddisfazione ma soprattutto sorpresa nella voce di Lamberto Lumbrici , amministratore della Capannina di Viareggio. «Contavamo che in estate ci permettessero di riaprire, pur con pubblico contingentato, invece abbiamo passato gli ultimi mesi completamente demoralizzati. Pensavamo di non vedere più la fine del tunnel – racconta il titolare della storica discoteca viareggina – finalmente invece il governo ci ha autorizzato a tornare a lavorare. Non possiamo che esserne felici. Anche se le modalità potevano essere rese note con un po’ più di anticipo, anziché proseguire con uno stillicidio di rinvii: così ha più l’aspetto di un’improvvisata». Conclusa con zero incassi la stagione estiva e ormai gettato alle ortiche il mese di settembre e buona parte di ottobre, per ripartire c’è bisogno di correre rapidamente ai ripari. «Siamo già in notevole ritardo per programmare la stagione invernale – ammette Lumbrici – ma fortunatamente sotto l’aspetto logistico ci eravamo portati avanti proprio con la speranza che prima o poi fosse possibile riprendere a lavorare: abbiamo unito le tre sale che compongono il nostro locale – spiega – così facendo abbiamo un unico, grande ambiente, dotato di un sistema di areazione all’avanguardia, di mille metri quadrati che nel punto massimo raggiunte gli otto metri d’altezza al soffitto. Speriamo ora che le persone premino con la loro scelta un luogo dove ballare e divertirsi in sicurezza: con la riduzione al 50 per cento potremo arrivare ad ospitare 400 persone». Fiducia quindi nella ripresa, anche se tardiva, dell’attività. «È l’unico modo per risollevarci – commenta Lumbrici – in questi due anni siamo andati avanti con i mutui per pagare i circa 100mila euro di tasse e spese annue che un locale come la Capannina ha anche se rimane chiuso. Siamo già ripartiti con il gala di chiusura del Carnevale, lunedì sera. E già abbiamo in programma un nuovo grande evento – annuncia – il ritorno a febbraio dei tradizionali veglioni del Carnevale».

Maki Maki di Viareggio
EDOARDO BERTI

«Convertiti anche a pub In pista potranno stare solo settanta persone»

Una categoria «presa di mira» quella delle discoteche, che non può definirsi del tutto soddisfatta dell’attuale provvedimento del governo – almeno nella forma in cui si presenta oggi – dopo due anni di vuoto totale. A parlare è il titolare del Maki Maki (uno dei locali più frequentati nella darsena viareggina) Edoardo Berti . «Per sopravvivere d’estate ci siamo riconvertiti a pub, l’unica cosa che ci era concesso di fare – racconta – e già era difficile trattenere i nostri clienti dal ballare o dal fare festa: in molti ci hanno chiuso perché non si potesse fare discoteca all’aperto visto il basso rischio di contagio, ma per rispettare le norme stabilite dal governo ci siamo dovuti adattare. Speravamo di poter ricominciare a lavorare appieno a luglio ma i continui rinvii ci hanno fatto sprecare tutta una stagione: siamo l’ultimo settore a vivere una riapertura post pandemia, e questo perché – spiega – quando ad ottobre 2020 sono tornati a risalire i contagi tutti hanno puntato il dito contro i locali che per un paio di mesi estivi erano riusciti ad aprire i battenti. Poter fare adesso discoteca e solo al 50 per cento della capienza – ammette Berti – è sicuramente meglio di niente, ma personalmente lo vedo come un provvedimento tardivo e che ci penalizza fortemente». Le esigenze delle discoteche, insomma, sono ben altre. «Per i locali a Viareggio e in Versilia aver perso la stagione estiva è stato devastante – spiega Berti – le discoteche hanno una vita, gli impianti elettronici e audio necessitano di manutenzione. È impensabile ripartire schioccando le dita. In più l’interno dei locali qui da noi è con capienze molto limitate: il Maki Maki, ad esempio, può ospitare 140 persone a capienza piena, quindi potremo avere a ballare non più di 70 clienti. Vale la pena? Bisognerà valutare – commenta – noi ripartiremo a fare discoteca già questo week-end, ma la speranza è che il governo riveda i paletti imposti, portando il limite almeno al 75 per cento della capienza all’interno dei locali».

Mojito Bar di Lido di Camaiore
DAVIDE CARDINI

«Pronti ad accogliere il popolo della notte scomparso per mesi»

La riapertura delle discoteche fa sorridere anche i pub da cui solitamente la movida versiliese prende vita prima di gettarsi sulle piste dei locali di tutto il litorale. Tra questi, particolarmente conosciuto – e frequentato – è il Mojito Bar di Lido di Camaiore: sebbene non colpiti dalla chiusura che per due anni ha tenuto chiusi i battenti delle discoteche vere e proprie, i locali da “pre-disco” hanno comunque vissuto una flessione in negativo della propria clientela. E guardano con fiducia alla ripartenza della categoria. «Almeno noi siamo riusciti a tenere aperto quest’estate riprendendo a lavorare dallo scorso aprile – racconta il titolare del pub lidese Davide Cardini – ma ci siamo riusciti sfruttando prevalentemente l’ambiente di cui godiamo all’esterno. D’inverno questo diventa più complicato, per cui abbiamo deciso di tenere aperto nel week-end anche all’interno del locale, con alcuni tavoli che possono essere prenotati e con personale apposito che abbiamo assunto per controllare il green pass all’ingresso. Però contiamo che con la riapertura delle discoteche – spiega – torni ancora più gente e si riveda quella movida che permette a tutti di lavorare al meglio. Personalmente sono felicissimo: il Mojito di solito è sempre stato visto come un punto di ritrovo per i giovani prima di andare in discoteca proprio perché è a metà strada dai locali. Senza la possibilità di andare a ballare – ammette Cardini – un po’di gente preferiva spostarsi altrove, o non uscire proprio la sera». La scommessa quindi è su un’inversione di tendenza, un ritorno – seppur graduale – verso la normalità. «È essenziale poter tornare a vivere anche la vita notturna nel fine settimana – commenta il titolare del Mojito Bar – il settore dell’intrattenimento serale e notturno esce da questa pandemia fortemente colpito e servirà del tempo per tornare ai livelli di prima del virus: bisogna scrollarsi di dosso la paura, rispettare le regole ma essere consapevoli che divertirsi in sicurezza è possibile».

Seven Apples di Marina di Pietrasanta
ANDREA BELLUOMINI

«Due anni di condanna, ora vediamo se i costi sono sostenibili o no»

«È un primo segnale di discontinuità rispetto alla chiusura che ci ha condannato in questi due anni. Ma per il resto, non è né risolutivo né sufficiente». Parole dure quelle di Andrea Belluomini , titolare della discoteca Seven Apples di Marina di Pietrasanta. Neppure l’ipotesi di ripartire può infatti lenire l’amarezza di un provvedimento «non solo arrivato fuori tempo massimo, con la stagione estiva ormai terminata, ma che ci pone tutti – dichiara Belluomini – in una grave situazione di sostenibilità dei costi per capire se varrà davvero la pena riaprire le porte potendo accogliere solo il 50 per cento delle persone all’interno». Con l’inverno alle porte, infatti, pensare di sfruttare gli ambienti esterni appare inverosimile. «In più – spiega il titolare del Seven Apples – le persone, quando non in pista a ballare, dovranno mantenere indosso la mascherina e saremo noi gestori a dover garantire i controlli, creando un ambiente disagiante anziché di divertimento. In una situazione come questa, come si può anche pubblicizzare un evento che normalmente attirerebbe centinaia e centinaia di giovani? Faremo un tentativo questo sabato per vedere come va – ammette – ma poi valuteremo se sia meglio aspettare che il governo allenti le misure. Però nel frattempo come facciamo ad andare avanti, visto che di aiuti non ce ne sono? » . Nel mirino infatti ci sono anche i provvedimenti in aiuto del settore che, secondo Belluomini, sono tutt’altro che soddisfacenti. «I ristori statali sono stati a dir poco ridicoli – spiega – e anche la Silb (il sindacato imprese locali da ballo) non ha fatto un gran lavoro: si era parlato di riaprire le discoteche con una sensibile riduzione dell’Iva, con l’abolizione di alcuni diritti d’autore che gravano pesantemente sui costi d’ingresso ai locali, invece niente di tutto questo è stato fatto. E neppure ci sono stati sconti, alla luce del lungo periodo di chiusura, sui 40mila euro di canone demaniale che locali sulla spiaggia come il nostro pagano ogni anno».

Bussola di Focette
GIULIANO ANGELI

«Potevano sostenerci qualche mese fa, è mancato l'ossigeno»

Ci si sforza di guardare il bicchiere mezzo pieno, eppure il pensiero di un’estate intera sfumata nel niente è un boccone troppo amaro per essere digerito con facilità. È così anche per la Bussola, storica discoteca di Focette a Marina di Pietrasanta ed emblema della movida versiliese, passato in gestione alla famiglia Angeli a fine 2018 e che di fatto, dopo una sola stagione estiva, è finito schiacciato sotto al peso delle chiusure dettate dalla pandemia. «Questo decreto avrebbe sicuramente fatto più comodo prima – commenta il neo-titolare Giuliano Angeli – anche con queste limitazioni, poter avere un’estate di eventi con il 75 per cento del pubblico all’aperto avrebbe rappresentato una prima, vera boccata d’ossigeno dopo la lunga apnea di questi due anni. Un periodo veramente lungo da sopportare senza incassi, specialmente per chi come noi ha anche un affitto da pagare per la struttura ed è finito nella morsa del Covid dopo a malapena un anno dalla riapertura e da tutti gli investimenti di restyling fatti al locale». La situazione ha quindi imposto di adattarsi. «Ci siamo riconvertiti in lounge bar – spiega Angeli – come hanno fatto anche altre discoteche qui in Versilia e, più in generale, nel resto d’Italia. Ovviamente gli incassi sono stati di conseguenza molto diversi rispetto a prima ma c’era bisogno di lavorare e, fortunatamente, l’estate ci ha comunque premiato: il giro di turisti e di giovani in Versilia non ha subito flessioni così drastiche come si temeva e questo, unitamente al fatto che a farci da traino sono stati gli incassi dello stabilimento balneare attiguo alla discoteca, ci ha permesso di sopravvivere. Bisogna poi dire – ammette – che una piccola mano ce l’ha data anche il Comune di Pietrasanta: l’amministrazione ci è venuta incontro con la riduzione della Tari sulle discoteche e anche i sussidi governativi, sebbene l’ultima tranche di ristori non sia ancora arrivata e non fossero particolarmente ingenti, hanno fatto la loro parte».

Capannina di Forte dei Marmi
GHERARDO GUIDI

«Sempre stati aperti, ma per noi questo è solo un piccolo aiuto»

Lo definisce niente più che «un aiutino», ma non si scompone né si lascia prendere dall’amarezza. Dall’alto della sua esperienza di oltre cinquant’anni nel mondo dell’intrattenimento notturno, Gherardo Guidi è fiducioso che la Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi – il locale da ballo (con ristorante) ancora in attività più antico del mondo – possa superare anche questa. Nonostante un decreto per le riaperture delle discoteche non del tutto convincente. «Tutto ciò che viene deciso dal governo va accettato e non si può far altro che adeguarsi per andare avanti – commenta il patron dello storico locale fortemarmino – il 50 per cento della capienza interna è sicuramente un limite molto restrittivo ma confido che con il passare del tempo e il progredire delle vaccinazioni l’andamento della lotta alla pandemia vada verso un progressivo miglioramento e che anche le misure per le discoteche si allentino, riportandoci tutti alla normalità». Intanto sabato, dopo quasi 600 giorni, anche sulla pista della Capannina di Franceschi si tornerà a ballare con il nuovo format (lanciato proprio per l’occasione) “E se. ..l’aperitivo” che porterà il classico appuntamento serale – che per tutta l’estate si è svolto nella veranda all’aperto del locale – a svolgersi direttamente nella sala centrale, accompagnato dalla musica di Stefano Busà e (alla consolle) di Charlie Dee e con lo spettacolo sul palco della “Ex Novo Band”. «La Capannina però non ha mai chiuso – sottolinea Guidi – in questi due anni, paragonabili ad un vero disastro per il mondo delle discoteche, ci siamo adattati con le cene-spettacolo e gli aperitivi in musica: tutte iniziative che abbiamo deciso di portare avanti per dare sollievo e mandare avanti i circa 40 dipendenti che lavorano nel nostro locale. Ovviamente è mancato il patto forte, il ballo, ma le porte della Capannina sono rimaste comunque aperte: visto quello che abbiamo attraversato, un risultato di cui vado particolarmente orgoglioso».

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