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«Discoteche aperte? Una libidine»: così Jerry Calà è pronto a tornare alla Capannina

Già fissata la prima data: «La chiusura è stata dura, nessuno ha pensato ai lavoratori della notte». E intanto oggi esce il primo romanzo dell'artista 

VIAREGGIO. Libidine. Anzi. Doppia libidine. Proprio come in una di quelle commedie anni Ottanta di cui era protagonista. Per Jerry Calà, il re della notte della Versilia e non solo, questa è la settimana della rinascita: riaprono le discoteche, habitat naturale da mezzo secolo, e oggi – che di anni ne ha compiuti 70 – esce il suo primo romanzo “La Lavadora”, scritto con lo sceneggiatore Gino Capone e ambientato a Cuba.

Senta, è pronto a far tornare il pubblico a cantare e ballare?


«Certo che sono pronto. Non vedo l’ora. Questi seicento giorni di chiusura delle discoteche sono stati choccanti. Ecco perché sono felice che il governo abbia deciso di riaprire i locali. È un piccolo passo, ma è importante. Prima del lockdown di serate se ne facevano molte. Poi un anno e mezzo di vuoto è stato un duro colpo per tutto il settore. Tra l’altro, diciamocelo, quello delle discoteche e dei locali in generale è stato uno dei settori maggiormente dimenticati».

Riapertura ma con delle limitazioni. Che ne pensa?

«L’importante, a mio avviso, era ripartire. È vero che la capienza è limitata, ma sapere che si potrà tornare a fare spettacolo è rincuorante. Poi il motivo della riduzione del pubblico è reale: il pericolo coronavirus è ancora presente. Ecco perché starà anche ai proprietari dei locali far rispettare le regole, in questo modo sarà più semplice e veloce tornare al cento per cento della capienza».

Pensa mai quello che ci siamo persi in questo anno e mezzo?

«Per chi ha la mia età e di notti ne ha vissute molte è stato difficile certo, ma non è stato un dramma. Il danno più grande lo hanno vissuto i giovani. Loro sì che hanno perso molto. Mio figlio ha da poco compiuto 18 anni. Per lui e per i ragazzi della sua età sarebbe stato un periodo di scoperte, un momento importante della loro crescita. È per questo che il danno maggior lo ha subito questa fascia. Anche perché si tratta di un danno irreversibile visto che non si può tornare indietro nel tempo».

Una curiosità, lei che era abituato a vivere di notte ha cambiato stile di vita, orari e abitudini in questo anno e mezzo?

«Devo dire che ho mantenuto il mio iter. A una certa età è difficile cambiare. Diciamo che ho sostituito il lavoro della notte con i film della notte. Ho guardato tutti i film e le serie che mi interessavano. Sa, prima di una certa ora non vado mai a letto».

Il 31 ottobre, notte di Halloween, tornerà alla Capannina al Forte. Emozionato?

«Sarà un’emozione vedere la gente in piedi che balla. Quest’estate abbiamo fatto due serate in Capannina rispettando le limitazioni: tutti a sedere e distanziati. All’inizio pensavo che sarei stato un po’ a disagio. E invece è stato emozionante lo stesso. Anzi. È stato come tornare indietro nel tempo agli anni Sessanta, a Sapore di mare, quando in Capannina si ascoltava la musica stando a sedere. Diciamo che nella sfiga del momento è stato bello e mi sono divertito».

I proprietari dei locali della Versilia rispetto alla riapertura sono felici a metà: limitazioni, periodo non proprio da tutto esaurito e pochi aiuti durante al chiusura. Cosa si sente di dir loro?

«Di resistere e di insistere. Purtroppo questo settore spesso viene demonizzato. Succede quando non si sa a chi dare la colpa e allora si tirano in ballo le discoteche. Purtroppo non tutti sanno quante persone lavorino nel settore. Per questo la riapertura è importantissima. E faccio il mio in bocca al lupo ai gestori dei locali e a tutti quelli che ci lavorano, perché così possono tornare in pista. Sul serio. Poi c’è anche un altro aspetto. Con queste regole la discoteca diventa un luogo sicuro dove i clienti, soprattutto i giovani vengono controllati, invece di andare ai rave dove i controlli non esistono e ci sono maggiori rischi».



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