Addio a Gianfranco Berti, simbolo di Ripa e Seravezza: «Un vigile in mezzo alla gente»

Ex dipendente del Comune, aveva 83 anni. Il ricordo del collega: «Un amico sincero.  Sul lavoro era speciale, non si tirava indietro»

SERAVEZZA. Il paese di Ripa è in lutto per la scomparsa di Gianfranco Berti. Ex vigile e impiegato in vari uffici nel comune di Seravezza, si è spento nella mattinata di martedì 12 ottobre nella sua casa di famiglia in via del Popolo dove ha vissuto per tutta la vita.

Aveva compiuto 83 anni lo scorso marzo ma da tempo era afflitto da un male che, complice l’età, lo ha condotto alla morte nell’arco di alcuni mesi. Molto conosciuto a Ripa e, in generale, in tutto il comune di Seravezza, nella sua carriera professionale era entrato in contatto con molti suoi concittadini da cui era visto come persona cordiale e gentile, sempre pronta a farsi in quattro per aiutare la collettività.


Ne è una prova anche il suo operato come impiegato nei vari uffici comunali, dove è passato da occuparsi dei servizi scolastici (tra cui la mensa e i trasporti) e delle colonie marine fino ad arrivare al settore cultura, dove ha contribuito a realizzare le prime, grandi mostre a Palazzo Mediceo nei primi anni Ottanta e le altre attività culturali promosse a Seravezza e nel resto del comune nel corso degli anni.

«Gianfranco è stato per più di vent’anni anni mio collaboratore all’ufficio scuola e cultura: lo ricordo come un grande e sincero amico e una persona splendida. Insieme a lui potevi scherzare e ridere a giornate intere – racconta Costantino Paolicchi, scrittore e a sua volta impiegato comunale in quegli anni – ma sul lavoro era instancabile».

Paolicchi ricorda alcuni aneddoti: «Quando iniziammo a lavorare alle mostre del Mediceo andavamo direttamente noi a ritirare con un furgone le opere dalle collezioni pubbliche e private in giro per l’Italia: lui non si tirava mai indietro, anche se a volte significava ore e ore di duro lavoro imballando e trasportando casse per piani interi di palazzi».

Oltre al lavoro, però, Gianfranco Berti era anche un appassionato della vita di paese – concentrata nel suo caso nello storico bar Viacava, dove amava giocare a carte con gli amici – e del Palio dei Micci. Contradaiolo della Lucertola, lui e la sua famiglia erano stati tra i principali promotori del Palio agli albori stessi della contrada: Gianfranco stesso vi aveva aderito fin da subito attivamente, assumendo per anni l’incarico di consigliere.

«Non solo – ricorda Italo Viti, storico presidente del gruppo rossoverde – prima ancora della nascita del Palio, negli anni’50 Gianfranco promosse con l’allora parroco Martinelli e il maestro Iacomini un primo “torneo di calcio delle frazioni” tra Ripa, Pozzi, Marzocchino, Querceta e le altre proprio nel campo di via Catene, culla della prima corsa dei micci. Un anticipazione del campanilismo che sarebbe poi esploso con le contrade del Palio».

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