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Fallimento Perini Navi, definito il passivo: sono dovuti oltre 92 milioni di euro

Sono state accolte in gran parte le proposte di ammissione presentate dal curatore Franco Della Santa. Attesa per fine anno la terza asta

Viareggio. Fallimento Perini Navi, definito l’ammontare dello stato passivo nell’udienza dell'8 ottobre. Il giudice delegato Carmine Capozzi ha accolto quasi al completo la proposta avanzata dal curatore Franco Della Santa. Così che da un totale complessivo pari a poco più di 130mila euro di debiti che l’azienda della nautica aveva accumulato, si è arrivati a un passivo ammesso che ammonta a 92 milioni e 700.998,08 euro. Questa è la cifra con la quale dovrà fare i conti il curatore fallimentare che si appresta a bandire la terza asta per la vendita dell’intero complesso aziendale, cantieri di Viareggio e di La Spezia insieme. Potendo contare, per il momento, sul ricavato della vendita del cantiere Perini Navi in Turchia che ha fruttato 30 milioni e 600mila euro. Sull’asta italiana pesa la valutazione dei big della nautica che fin qui si sono mostrati interessati, secondo i quali alla cifra da impegnare nell’acquisto vanno aggiunti almeno venti milioni di costo di avviamento dell’azienda. La strategia, dunque, è quella di far scendere il più possibile il prezzo della base d’asta.

C’è, all’interno della sentenza sullo stato passivo dell’azienda della grande nautica a vela, un passio molto interessante per quanto riguarda i contratti di costruzione e vendita dei prestigiosi yacht. L’armatore Alberto Palatchi Ribera ha vantato un credito pari a 16 milioni e 062.307,03 euro per una imbarcazione Perini mai ultimata. La curatela – viene spiegato – «ha esercitato il diritto allo scioglimento del contratto», per cui «il ricorrente ha acquisito la piena proprietà della nave ancorché non ultimata».


La tesi sostenuta dai legali dell’armatore (avvocato Marco Turci) è quella «di avere diritto all’integrale restituzione delle quattro rate versate, trattandosi (con riferimento allo scioglimento del contratto di appalto per fallimento dell’appaltatore) di un quantum già corrisposto per prestazioni che non sono state eseguite dal costruttore fallito, o, comunque, non eseguite a regola d’arte».

Il giudice del Tribunale di Lucca su questo è molto chiaro nello scrivere che: «Il contratto di costruzione non è riconducibile a un normale contratto di appalto, ma un contratto avente natura “mista”: vendita e appalto “chiavi in mano”». La sentenza continua: «La clausola sul “passaggio progressivo” del diritto di proprietà dello yacht in costruzione determina, infatti, una “comproprietà scalare fra committente e appaltatore”».

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