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L’emozione del Predestinato: «Incredibile, è tutto vero»

L'esultanza di Luca Bertozzi all'annuncio dei verdetti (foto Paglianti)

Debutta tra i grandi e subito si lascia tutti alle spalle. La dedica alla sua squadra: «E ora di nuovo al lavoro»

VIAREGGIO. Correva l’anno Duemila e al Carnevale di Viareggio succedeva una cosa mai vista prima dal dopoguerra in poi: tra i carri grandi vinceva chi era all’esordio assoluto nella categoria più importante: Simone Politi e Federica Lucchesi. Tra i movimentisti di “Abracadabra” c’era un quindicenne che d’inverno bazzicava il baraccone dei due costruttori per imparare i trucchi del mestiere. Quel ragazzo che sognava di fare il carrista oggi di anni ne ha trentasei, si chiama Luca Bertozzi e in un insolito sabato sera d’ottobre eguaglia il record dei suoi maestri: debutta in prima categoria con le tartarughe di Sotto sotto e si lascia subito tutti alle spalle. Non una novità, per lui, dodici volte vittorioso tra maschere isolate, mascherate di gruppo e carri piccoli. Ogni anno un’emozione diversa, ma questa no. Questa è la più forte.

Quasi dispiace doverlo strappare agli abbracci dei collaboratori, della compagna Lara e della figlia Luna, insieme a quello delle maschere – sono spuntati pure i fumogeni – mentre il dj Andrea Paci urla al microfono “Non ci credo” e “È tutto vero” con grida a-la-Carlo Zampa. Ma il lavoro è lavoro, e Bertozzi, giubbetto verde con il cappuccio a coprire l’immancabile cappellino da baseball, si ricompone per rispondere alle domande dei cronisti.


Vittoria al debutto: roba da non crederci...

«Sì, è successo davvero. E chi c’avrebbe mai creduto? Questo lavoro vive di una serie di emozioni contrastanti: succede che un giorno ami il tuo carro e quello dopo lo odi… Poi, una volta usciti sui viali a mare, ha iniziato a piacermi sempre di più, pur con la consapevolezza che c’era da sudarsela. Sono stato in paranoia tutto il giorno…».

Hai eguagliato Simone Politi e Federica Lucchesi, vincendo subito al primo colpo tra i grandi: che sensazioni provi?

«Per eguagliare questo record hai un solo anno a disposizione per farcela, so bene quanto vale. Oltretutto io ero pure sopra il carro con cui vinsero a fare i movimenti».

Dal 2015 in poi in prima categoria ogni anno ha vinto un costruttore diverso, segno che c’è tanta concorrenza?

«Quest’anno era grandissima: i Lebigre sono i più forti in questo momento, poi c’è un grande maestro come Alessandro Avanzini che ha vinto tanto, ma devo dire che tutti hanno fatto ottimi lavori. Mi ha stupito il settimo posto di Roberto Vannucci: pensavo addirittura di finire dietro di lui».

Al tuo carro rimproveravano di avere un’allegoria di non facile lettura: secondo te cos’è stato determinante per vincere?

«Sai, il tema ci può stare, anche se credo che possa passare in secondo piano se il carro visivamente lascia il segno. Non voglio fare paragoni blasfemi, ma penso alle opere di Puccini: a meno che tu non studi tutto il libretto, le apprezzi perché ti trasmettono qualcosa. La colonna sonora? Quella è importante al pari di altre componenti: “Poison” di Alice Cooper l’avevo scelta io personalmente, poi avevo voluto un’introduzione soft con Enya e le canzoni di “Oceania”, nel mio repertorio ci sono molti film disneyani».

Saranno i festeggiamenti più brevi di sempre: dalla prossima settimana c’è da smontare il carro e lavorare su quello nuovo...

«Sì, ma questa vittoria ci dà sicuramente una carica maggiore. Il tempo, stavolta, non sarà un problema».

Domanda finale inevitabile: a chi dedichi questa vittoria?

«Mi vengono in mente tanti: le mie maschere, che negli anni sono diventate sempre di più. Silvia Barbieri, che ha curato la coreografia, trattando i figuranti sempre con rispetto e amore. E poi la mia squadra, con Susanna Carofiglio e Francesco La Notte: ogni mia decisione passa dal confronto con lui e il nostro ingegnere Alessandro Grossi».