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Viareggio in maschera compie 100 anni: nel 1921 segnò la rinascita della festa

«Pinocchio al paese dei Balocchi», carro di Angelo Malfatti secondo premio al Carnevale del 1921

Quell’anno il Carnevale risorse dopo gli anni bui della Prima guerra mondiale. Gettando le basi per un futuro luminoso

Il Carnevale ebbe la sua prima Rivista nel 1921. Si festeggiano oggi, all’hotel Palace, i suoi cent’anni. Per cento edizioni, più o meno, la Rivista ora assai patinata e in grafica di lusso, col titolo Viareggio in maschera accompagna, illustrandola, la manifestazione. E su quelle pagine si può così ripercorrere una lunga appassionata storia, che è la storia di una rinascita, anzi di tre rinascite, quella del ’21, quella del ’46 e quella di adesso, dopo le tragedie del Covid.

Il Carnevale, dunque, rinacque nel ’21, dopo la catastrofica, sebben vittoriosa, prima grande guerra mondiale. Rinacque per volontà di cittadini vibranti passione, scavezzacolli ma produttivi, che ridettero anima e vita alla sfilata dei carri, la dotarono di canzoni e di una pubblicazione illustrativa. Questi cittadini benemeriti erano Pietrino Tofanelli, che poi avrebbe animato la banda cittadina, Leandro Balena, della dinastia di proprietari dei bagni, Arturo Morandi, Belle Giannini, Sem De Ranieri, Lorenzo Puccinelli, Lelio Maffei, Angelo Bertolozzi, cognomi entrati a buon diritto nella leggenda del Carnevale.

Costoro portarono la sfilata sui viali a mare. Qui vi era ancora il fumo dell’incendio che nel 1917 aveva distrutto chalet e bagni. Ma già sorgevano le nuove villette liberty e i vasti padiglioni spettacolari degli stabilimenti. Vi era, in giro, una gran voglia di lanciare Viareggio come capitale della balneazione, sorgevano i grandi alberghi, il Royal, il Palace, si dava il nome di “passeggiata” alla Margherita ch’era regina d’Italia, nasceva il gran teatro Politeama (che ora non c’è più, trascurato e in totale abbandono) e un costruttore di carri, Giuseppe Giorgi, detto il “Noce”, ebbe l’idea folgorante di metter sopra la caretta una banda musicale. Sicché sgorgarono le canzoni che ancora adesso fanno la storia e sono le radici di un’identità vantata. Tra queste canzoni occorre rammentare (e Carlo Alberto Di Grazia, storico del Carnevale, la riprende) quella famosa inno per Tonin di Burio che cominciava «sanguaccio marcio/ti sei bevuto l’olio di merluzzo/ti sei bevuto l’olio di merluzzo/e con Beppin l’hai fatto il pateracchio. Dammi le picche le fiori ce l’ho/con il tuo cuore primiera farò».

Quel carnevale che, poi, col fascismo al potere, si sarebbe trasformato in una manifestazione controllata e dopolavoristica (ben, comunque, propagandata e lanciata a livello nazionale), riprese, dunque nel 1921 con due spinte, a volte contrastanti a volta unite: quella borghese e quella popolare. La borghesia viareggina, interessata allo sviluppo turistico, ci buttò dentro l’entusiasmo positivo e bon vivant, tipico di una generazione che, fatta la guerra, voleva darsi alla gioia e offrire vacanze in riviera, come a Nizza, come a Biarritz. Il popolo, specialmente darsenotto, legato alla vita dei cantieri navali, infuse invece nel Carnevale un carattere ribelle, satirico, sicché dopo, quando fu scritta la straordinaria “Coppa di champagne”, se ne ebbero due opposte versioni, quella ufficiale e istituzionale e quella rivoluzionaria. Che ricordava i fatti della non mai sopita avversione dei lavoratori al fascismo, lavoratori legati al Cro Darsene. Poi, dopo la seconda guerra mondiale, ecco che riprendono le sfilate, riedita la Rivista, si fanno altre canzoni. Alcune, “Risorge ancor più bella, viareggina”, struggenti, bellissime.

Ai carnevalari di lunga data si affiancarono Ido Puccinelli e Maschietto, Alberto Sargentini. Per i carri riemergono D’Arliano, Pardini, Morescalchi. E la Rivista (è sempre Di Grazia a rammentarlo), uscita in edizione povera e graficamente bruttina, scrisse «Viareggio ha salvato il suo carnevale». Che, attorno ai viali vi erano davvero una città semidistrutta, i soldati americani a gozzovigliare con le patetiche “signorine”.

Ma i carri ebbero la loro gloria e si fece pure una nuova “Festa della Canzonetta”. Oggidì, ricorrendo i cento anni di Viareggio in maschera, il Carnevale , dopo che è stato costretto a lasciare i giorni di metà quaresima, ancora una volta, acquisisce un “altro” tempo, si muova “stranamente” tra obblighi e diserzioni, dà tono alla fine dell’estate, è un tantino malinconico, però ha in sé una bollente capacità di riprendersi i prossimi cento anni (sempre che il mare non arrivi a Pedona), con nuovi straordinari carri, nuove canzoni, tanta nuova bellezza. Che la Rivista, oggi presentata al Palace in festa, continuerà a documentare per la gioia dei collezionisti e degli storici. RIPRODUZIONE RISERVATA