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Addio vecchi baracconi: quando il Carnevale di Viareggio cambiò casa

Vent'anni fa i carri lasciano per sempre i gloriosi hangar di via Marco Polo

No, non fu un semplice trasloco da una schiera di hangar ad altri, per quanto decisamente più confortevoli, che comportava uno spostamento in linea d’aria di poche centinaia di metri. Quel 26 settembre di venti anni fa tondi tondi, l’esodo dei carri del Carnevale dai vecchi baracconi di via Marco Polo alla nuovissima Cittadella segnò la fine di un’epoca e – per dirla con una ormai popolarissima canzone di Jovanotti – l’inizio di una nuova era. L’epilogo di un Carnevale alla buona, circondato da un’aura di romanticismo, certamente affogato da meno leggi e regolamenti rispetto a oggi. Una migrazione fisica – quella dei carri – verso la Cittadella e immaginaria – quella del Carnevale – verso la globalizzazione, fenomeno che teneva banco in tv e sui giornali e che stava prendendo forma a inizio millennio. Al tocco, termine tutto toscano per riferirsi all’una del pomeriggio, le costruzioni in cartapesta uscirono per l’ultima volta da quella che per quarantuno anni era stata la loro casa: gli hangar di via Marco Polo, vale la pena ricordarlo, erano stati costruiti a tempo di record tra l’estate e l’autunno del 1960 a seguito del rogo dei capannoni di via Cairoli. Ci erano, invece, voluti più di dieci anni per immaginare la Cittadella, acquistare i terreni e deporre la prima pietra: un’odissea che rischiava di paragonare il suo ideatore, l’architetto Francesco Tomassi, al famoso collega Antoni Gaudí e la sua creazione a una sorta di Sagrada Familia viareggina.

Così non fu, per fortuna. Il 26 settembre 2001 diventa l’ennesima pagina di storia della città, quando i carri percorrono tutta la via Marco Polo fino al mare, svoltano a destra verso Lido di Camaiore, percorrono il viale Einaudi e risalgono fino all'Aurelia per poi fare il loro ingresso in Cittadella dall’entrata principale. «Sì, è tutto bello, ma spero che questo passaggio non impoverisca il Carnevale – è la chiosa del decano dei carristi Arnaldo Galli quel giorno - i nuovi macchinari ci possono aiutare nel nostro lavoro, ma non bisogna correre il rischio di asservirci a loro. Un'idea non nasce dal computer, ma dalla creatività, dalla curiosità, dalla voglia continua di sperimentare. E invece, soprattutto nelle nuove generazioni, c'è poco azzardo. E così vedo in questo passaggio alla Cittadella il rischio di un mestiere che da artigianale si fa sempre più industriale. E questo sarebbe un errore gravissimo».

Il Carnevale e i suoi giganti di cartapesta, effettivamente, non sarebbero più stati gli stessi. Prima, in via Marco Polo, ci si doveva arrangiare in spazi piuttosto ristretti per provare i movimenti: mica si poteva chiudere al traffico la strada… Ora, invece, i costruttori si sarebbero ritrovati all’interno di capannoni più ampi, con un ampio piazzale dove poter muovere i carri in tutta sicurezza e senza disagi per gli automobilisti. E mentre in via Marco Polo c’erano solo i vecchi baracconi e null’altro, la Cittadella era stata concepita come un luogo da far vivere tutto l’anno, con spettacoli, concerti, uffici, spazi museali, area ristoro e molto altro: prop rio nei giorni del grande trasloco si prospettava la possibilità di edificare addirittura un albergo accanto alla Coop, ma non se ne farà di nulla come per il progetto di un cinema multisala alla Cittadella.

Spazi più confortevoli, dicevamo. Ma anche sempre meno liberamente accessibili. Col passare degli anni, nuove disposizioni in materia di sicurezza e una burocrazia sempre più stringente hanno trasformato la “fabbrica del divertimento” in veri e propri cantieri di lavoro, paragonabili a quelli dove nascono i grandi yacht della cantieristica. Togliendo, così, la possibilità ai viareggini di poter dare una mano ai costruttori a finire di dipingere il carro, come in fondo avveniva una volta senza troppe manfrine.

Altri tempi, per citare un cliché degli inguaribili nostalgici. Eppure un cambiamento non è necessariamente in meglio, o in peggio: è un cambiamento e basta. Un adattarsi al mutare dei tempi, delle leggi, degli usi e dei costumi. Chi era un ragazzino negli anni Novanta rammenterà con affetto l’atmosfera dei baracconi di via Marco Polo, quelli della generazione Z conserveranno di certo un piacevole ricordo della Cittadella e probabilmente sarà così anche per chi oggi è un bambino. E che, tra parecchi anni, prenderà per mano i propri figli e li porterà alla Cittadella a scoprire la magia dei carri. Che poi, alla fine, il segreto della longevità del Carnevale, così trasversale da mettere d’accordo grandi e piccini, sta proprio lì.

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