Sei casi Covid dopo il rientro a scuola: l’anno scorso erano cinque volte di più

Tamponi in una scuola di Viareggio

Viareggio. Contagi e quarantene in materne ed elementari, dove i bimbi non sono vaccinati. Barghini (Asl): «Situazione gestibile»

VIAREGGIO. Sono sei i casi di Covid registrati tra i bambini versiliesi nella prima settimana dopo il rientro a scuola. Contagi che hanno portato alle quarantene abituali per compagni di classe e insegnanti. E che, al momento, riguardano soltanto le scuole materne ed elementari. Cioè i bambini che non possono vaccinarsi contro il Covid, perché hanno meno di 12 anni. «L’effetto delle vaccinazioni anti-Covid, anche tra i ragazzi, si vede eccome - dice il dottor Franco Barghini dell’Igiene e sanità pubblica Asl - L’anno scorso, di questi tempi, eravamo già nel caos. Con almeno il quintuplo dei contagi rispetto a oggi».

CASI IN DIMINUIZIONE

La differenza con il rientro a scuola nel 2020, secondo l’Asl, è evidente. Ricordiamo che allora si arrivava da un periodo lunghissimo di chiusura dovuto al lockdown di primavera. «Il ritorno tra i banchi fu molto complicato dal punto di vista sanitario - rammenta Barghini - Dopo pochi giorni di scuola eravamo già sommersi: i contagi erano molti di più e di conseguenza lo erano le quarantene. Ma la colpa non è mai stata della scuola in sé. Eravamo reduci da un momento in cui le vacanze avevano contribuito ad alimentare il fuoco sotto la cenere. Ci furono anche cene di ritrovo tra compagni di classe, con conseguenze facili da immaginare. Insomma: restando cauti, la situazione attuale non è paragonabile al 2020».

VACCINAZIONI BOOM

A fare la differenza è una corsa al vaccino anti-Covid nella fascia d’età 12-19 anni che Barghini definisce «sorprendente ed entusiasmante». Gli ultimi dati parlano di oltre 8mila adolescenti e ragazzi vaccinati con almeno una dose in Versilia: è il 75 per cento del totale. «È una statistica quasi incredibile - commenta il medico Asl - Consideriamo che sono partiti per ultimi: hanno fatto una corsa al vaccino che pochi avrebbero previsto». I giovanissimi hanno sorpreso un po’ tutti. Facendo ricredere anche i più scettici. «Quando parli con questi ragazzi - dice Barghini - capisci che hanno paure normalissime: è sufficiente spiegare loro le cose per fargli passare questi timori. Si vaccinano volentieri. E quelli che non l’hanno ancora fatto sono sicuro che lo faranno».

I FIGLI SÌ, I GENITORI NO

Ci sono casi di ragazzi che vogliono vaccinarsi contro il Covid a dispetto di una famiglia che dice no. «Sì, ci sono ma sono una minoranza - replica Barghini - Se abbiamo così tanti vaccinati tra i nostri figli è perché ci sono genitori alle spalle che hanno dato un’impostazione precisa. Che è la necessità di proteggersi dal coronavirus». Di cui non bisogna mai fidarsi, neppure nell’età più verde. «Purtroppo non abbiamo così tante certezze per dire che non c’è alcun tipo di rischio tra giovani e giovanissimi. L’assenza di sintomi, quando si è positivi, non è indice di mancanza di problemi. Ci sono stati episodi di danni al cuore e ad altri organi che il Covid va a intaccare: situazioni che in futuro potrebbero evolversi in maniera pericolosa. Pensiamo alle miocarditi: sono una conseguenza preoccupante del virus che non va mai sottovalutata. Mentre i vaccini, con milioni di dosi somministrate in Italia e nel mondo, non mostrano assolutamente lo stesso fattore di rischio. Che è, lo ribadisco, molto, ma molto basso».

CHE AUTUNNO CI ASPETTA

Nonostante la stagione fredda in arrivo, per la prima volta sembra di essere davvero verso l’uscita dal tunnel. «Con calma, perché abbiamo visto cosa è capace di fare il Covid, ma con fiducia: così dobbiamo guardare al futuro - dice Barghini - Abbiamo uno strumento straordinario che è la vaccinazione e che oggi rappresenta un muro già bello solido, anche contro le varianti. Abbiamo notato che, a differenza del passato quando bastava un positivo per infettare intere famiglie, oggi il virus fa più fatica a circolare anche in casa. E fa meno danni. Rimane ancora una fetta importante della popolazione, soprattutto nella fascia d’età avanzata, che deve convincersi a fare il vaccino». Su questo punto Barghini è sempre stato chiaro: lo scontro aperto non è la soluzione giusta. «C’è un 3-4 per cento della popolazione che non cederà mai, i veri no vax - conclude - tutti gli altri devono essere raggiunti. Senza bisogno di convincerli, ma spiegando bene di cosa parliamo. Finire in ospedale con il casco e la sensazione di affogare, magari rischiando di morire: questa è l’eventualità a cui si va incontro quando si rinuncia al vaccino. Non ha senso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA