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Perini Navi, 133 milioni di debiti: ecco chi deve avere soldi

Una barca di Perini

Viareggio. Pendenze anche con il fornitore dei cesti natalizi. Depositato il progetto di stato passivo predisposto dal curatore fallimentare in vista dell’udienza dell’8 ottobre. Rischio flop per l'asta fissata a 56 milioni

VIAREGGIO. Una settimana appena per l’appuntamento con la seconda asta della fallita Perini Navi, grande azienda della nautica a vela. Base d’asta fissata a 56 milioni e 250mila euro, considerata ancora troppa alta dalle imprese della nautica che fin dalla dichiarazione di fallimento si sono mostrate interessate. Ma c’è un altro appuntamento importante per il futuro dell’azienda: l’udienza dell’8 ottobre – davanti al giudice delegato (Tribunale di Lucca), Carmine Capozzi – che dovrà esaminare il progetto di stato passivo della Perini Navi, predisposto dal curatore Franco Della Santa. Centocinque pagine dense dei crediti vantati dalle imprese che per Perini lavoravano, dai dipendenti che hanno avviato vertenza, da banche, Inps, Agenzia delle entrate, armatori, studi legali, agenzie di prestiti.

I numeri sono pesanti. Richieste dei creditori per un totale di 133 milioni e 103.549,51 euro, così suddivise: creditori privilegiati, 30 milioni e 575.239,80 euro e creditori chirografari, 102 milioni e 528.309,71 euro. I crediti ammessi ammontano a 94 milioni e 539.735,92 euro in totale, così suddivisi: creditori privilegiati, 24 milioni e 873.056,19 euro; creditori chirografari, 69 milioni e 666.679,73 euro. Richieste escluse per a 38 milioni e 676.857,01 euro. Tra i creditori esclusi c’è chi vantava crediti significativi, come i 16 milioni e 062.307,03 euro per i quali si è fatto avanti Alberto Palatchi Ribera: la somma era relativa al «contratto di costruzione già pendente alla data della pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento, per il quale la curatela ha esercitato il diritto allo scioglimento». Così che «il ricorrente ha acquisito la piena proprietà della nave ancorché non ultimata, con conseguente impossibilità alla richiesta di restituzione delle quattro rate di prezzo versate dal committente / armatore, con i relativi interessi legali». Escluse anche «le penali per il ritardo della consegna».


Tra i creditori anche Inps (Lucca) che vanta soprattutto il «mancato versamento dei contributi per l’assicurazione obbligatoria, per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti» per un totale di 259.847,46 euro comprensivi anche di una somma esclusa. Si tratta, invece, di milioni quando si passa a quanto dovuto alla Agenzia delle entrate, Direzione generale Liguria: 11 milioni e 223.534,18 (privilegio) e un milione e 114.773,20 euro (chirografo). Sulla somma richiesta c’è un contenzioso, pre fallimento, pendente di fronte ai giudici di Cassazione. L’Agenzia delle entrate di Lucca chiede, invece, 10.316,24 euro per il pagamento di imposte locali; e il Comune di Viareggio – sempre per la stessa voce – rivendica in tutto 76.493,79 euro. Restando a Viareggio, l’impresa fallita deve a Sea Risorse, azienda della raccolta differenziata, 1.622,60 euro. L’Agenzia delle Dogane di la Spezia, invece, si è fatta avanti con il curatore della fallita Perini per una somma di 778.325,41 euro. Anche in questo caso c’è un contenzioso pregresso pendente in Cassazione.

Sono più di 30 i lavoratori che si sono rivolti all’ufficio vertenze della Cgil Lucca, rivendicando in totale quasi 300mila euro. Altri hanno scelto sindacati diversi o i propri legali. C’è poi il capitolo banche. Le somme sono così suddivise: dieci milioni e 823.287,94 euro per Monte dei Paschi; sei milioni e 700mila euro per Intesa San Paolo; un milione e 241.701,37 euro per Ifis e 77.065,24 euro per Unicredit. Somme alle quali si aggiungono due prestiti: quello rivendicato dalla Phoenix Srl di Milano, per 10 milioni e 032.266,65 euro; e quello dovuto alla Pioneer Estate Sa, che ammonta a cinque milioni e 353.424,66 euro. Da ultimo, ma non per importanza, l’infinito elenco di fornitori e imprese dell’indotto nautico che per Perini lavoravano. Per dare solo una misura, i quasi due milioni che rivendica un’azienda dell’arredamento in provincia di Pisa.


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