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Fiamme da un treno alla stazione di Forte dei Marmi, i familiari della strage: «Dopo 12 anni la sicurezza è un estintore»

L'incendio, divampato sotto un treno merci, è stato causato da un surriscaldamento dei freni del convoglio Mercitalia, azienda del Gruppo Ferrovie. «Dal 2009 a oggi cosa è stato fatto? Viene da pensare che non sia stato fatto niente»

FORTE DEI MARMI. Era il 14 maggio 2014 e nell’aula del Polo fieristico di Lucca – dove si svolgeva il processo di primo grado (Tribunale di Lucca) per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009 e 32 vittime – testimoniava Carmine Magliacano, professione dirigente di movimento (capostazione a Viareggio), in servizio quella maledetta notte di cinque anni fa. Gli avvocati di parte civile incalzavano: «La stazione è dotata di un sistema antincendio?». La risposta gela l’aula: «Ci sono gli estintori. In ufficio». Una testimonianza che è stata uno dei passaggi chiave del lungo iter giudiziario che ha visto arrivare solo nelle scorse settimane le motivazioni della sentenza di Cassazione datata 8 gennaio scorso.

È il 22 settembre 2021 e alla stazione di Querceta-Forte dei Marmi da sotto un treno merci, non trasportante merci pericolose, si sprigionano fiamme nel pieno pomeriggio. Le testimonianze, raccolte dal Tirreno, riportano dritti alla testimonianza di fronte ai giudici lucchesi: scende il macchinista e prova a spegnere le fiamme con un estintore in dotazione; poi, a dargli manforte intervengono un barista e un cliente del bar della stazione, imbracciando l’estintore della attività commerciale. Fino a quando non arrivano i vigili del fuoco.


«Dal 2009 a oggi cosa è stato fatto?», sono le parole di Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, “Il Mondo che vorrei”: «Viene da pensare che non sia stato fatto niente: le risposte le abbiamo sotto gli occhi. Capiamo bene anche perché il ministero non ci voglia dare risposte: sarebbero imbarazzanti». Piagentini chiede di sapere se su quanto accaduto alla stazione di Querceta vi sia una indagine della Polfer: «È fondamentale sapere come questi incidenti vengono registrati, per capire il dopo come viene gestito. Se dopo 12 anni accade una cosa “banale” come la frenatura di un carro che poi si è incendiato e lo si va spegnere con gli estintori a mano, io dico: alla faccia delle ferrovie più sicure d’Europa».

Su quanto accaduto a Querceta interviene anche l’avvocato Tiziano Nicoletti, consigliere comunale a Viareggio, che l’iter giudiziario per il disastro ferroviario di Viareggio ha seguito per intero: «Dal racconto dei presenti si apprende che le fiamme sono state domate, grazie all'intervento del titolare del bar, che si è precipitato sui binari con il proprio estintore. Ritornano alla mente, le parole ascoltate in aula durante il processo della strage di Viareggio. L’addetto al movimento dichiarò che la stazione di Viareggio, e tutte le stazioni, non hanno sistema antincendio. A distanza di 12 anni niente pare cambiato in tema di sicurezza e prevenzione lungo i binari. Viareggio e chi la amministra, debbono cambiare passo, alzare il livello del dibattito. Cosa è stato fatto, dal 2009 a oggi, per prevenire incendi e disastri lungo la ferrovia? Cosa ci hanno insegnato le migliaia di pagine delle sentenze sul disastro di Viareggio?». Nicoletti rivolge un appello: «Sottoscrivere immediatamente la lettera predisposta dal Comune di Lucca, per sollecitare, al più presto, un confronto con i vertici Fs. Affinché rispondano con i fatti a una domanda perentoria: quali misure di prevenzione sono state introdotte, dal 2009 ad oggi, per impedire altri incendi e disastri?».

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