A processo gli ex dirigenti del Viareggio calcio

Tommaso Volpi, Antonio Aiello e Andrea Macchetti

Presunte partite truccate nella stagione 2018-19: rinviati a giudizio gli allora vertici bianconeri, scagionati gli allenatori. Ecco tutti i dettagli

VIAREGGIO. Ci sarà il processo per le presunte partite truccate dal Viareggio calcio nella stagione 2018-19 del campionato di serie D. Campionato che si concluse con la retrocessione delle zebre. Il giudice del tribunale di Lucca ha rinviato a giudizio gli ex dirigenti della società bianconera: l’ex patron Sergio Lazzarini, l’ex ds-allenatore Tommaso Volpi e l’ex direttore sportivo Gianni Petrollini. Sono imputati di associazione a delinquere e frode sportiva. Scagionati, invece, gli allenatori che erano finiti sotto accusa: Andrea Macchetti e Antonio Aiello. Quest’ultimo, che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Per gli ex dirigenti il processo si aprirà il 1° febbraio 2022.

Lo scandalo, dopo l’indagine svolta dalla Procura di Lucca e dalla polizia, riguarda sei partite del campionato di D 2018-19. Partite che, secondo gli inquirenti, gli allora vertici della società bianconera cercarono di comprare: Viareggio-Sporting club Trestina (0-1), Bastia-Viareggio (3-1), Viareggio-Aglianese (0-3), Massese-Viareggio (0-0), Viareggio-Pianese (2-2), Viareggio-Scandicci (0-0). Come si vede dai risultati, si parla di tentativi mal riusciti: il Viareggio, dopo una serie incredibile di scivoloni, precipitò in Eccellenza.

Secondo Procura e polizia Volpi sarebbe stato il deus ex machina, occupandosi anche di fare la formazione da mettere in campo; Lazzarini sarebbe stato il finanziatore dell’operazione; Petrollini, nel ruolo di direttore sportivo, il mediatore degli accordi da prendere con esponenti delle società avversarie. In particolare, i dirigenti avrebbero promesso dai 6 agli 8mila euro a due giocatori della Massese per aiutare il Viareggio nel match contro gli apuani, causando anche dei rigori. Allo Scandicci, nello specifico al ds Mirko Garaffoni che è stato a sua volta rinviato a giudizio, sarebbero stati promessi 5mila euro.

La vicenda già di per sé ha i contorni della commedia all’italiana, più vicina però a Lino Banfi e al suo personaggio di Oronzo Canà che a Mario Monicelli. Eppure si è arricchita di un altro particolare da film: il tentativo di allontanare da Viareggio l’allora dirigente del commissariato Marco Mariconda. Dalle indagini - e in particolare dalle intercettazioni telefoniche - è emerso che Lazzarini, ex poliziotto, avrebbe complottato con un amico vicequestore per spedire Mariconda in Sardegna. In modo da allontanarne gli occhi già messi sulla nuova proprietà del Viareggio. Il tentativo, come sappiamo, ha avuto lo stesso esito delle partite combinate: un flop.

Soddisfatto l’avvocato Pierpaolo Livio, difensore dell’allenatore Aiello. Che ora chiederà la revisione della squalifica perché il tecnico ha offerte dall’estero. «Si apre ora per il mio assistito - spiega il legale - la possibilità a fronte dell’assoluzione dal penale di chiedere la revisione della sanzione sportiva, che lo ha sospeso in base allo stesso materiale probatorio, ritenuto dal magistrato penale del tutto insufficiente a sancirne la condanna. C’è il rammarico per una giustizia a due velocità: rapidissima e implacabile, quella sportiva, lenta ma evidentemente più attenta e ponderata, quella penale, che se avesse atteso la prima (sportiva) il pronunciamento della seconda (penale) non avrebbe con altissima probabilità comportato la sospensione di Aiello. Emerge, infatti, dal tenore della decisione che si è principalmente fondata sulle intercettazioni telefoniche che, per loro natura, non possono mentire, come Antonio Aiello, contrariamente agli altri imputati, non fosse al corrente della "combine" e, nel momento nel quale ne è stato reso edotto o l’ha percepita, ha disatteso ogni istruzione in tal senso, rifiutando di adeguarsi alla volontà della dirigenza e, per tale motivo, dimettendosi subito dopo la partita incriminata. Come sullo stesso materiale probatorio si possa giungere a due risultati tanto divergenti - conclude il legale - lascia un po’ perplessi».

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